Close Menu
Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Facebook X (Twitter) RSS
    Facebook X (Twitter) RSS
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    ISCRIVITI
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
      • Attività Sindacale
        • Dalla convenzionata
        • Segreteria regionale
      • Formazione
        • Eventi E.C.M SIMEVEP
        • Appuntamenti
      • Novità normative
        • Contratto
        • Dal Ministero
        • Dalle ULSS
        • Dall’Europa
        • Dalla Regione
        • Sentenze
      • Temi
        • Lavoro
        • Professione
        • Previdenza
        • Politiche sanitarie
        • Sicurezza alimentare
        • Sanità animale
        • Anagrafe degli animali
        • Malattie trasmissibili
        • Allevamenti
        • Benessere Animale
        • Biosicurezza
        • Farmaci veterinari
        • Contaminanti e residui
        • Mangimi e sottoprodotti
        • Igiene urbana
      • Dicono di noi
      • La nostra vetrina
    • Contatti
    Sivemp VenetoSivemp Veneto
    Home»Notizie ed Approfondimenti»Veneto dei Pfas: a distanza di 10 anni dalla scoperta dell’inquinamento migliaia di cittadini slacciati dall’acquedotto, ma nel sangue sostanze tossiche oltre i limiti
    Notizie ed Approfondimenti

    Veneto dei Pfas: a distanza di 10 anni dalla scoperta dell’inquinamento migliaia di cittadini slacciati dall’acquedotto, ma nel sangue sostanze tossiche oltre i limiti

    Cristina FortunatiInserito da Cristina Fortunati7 Marzo 2023Aggiornato:13 Dicembre 2023Nessun commento5 Minuti di lettura
    Facebook Twitter LinkedIn Telegram Pinterest Tumblr Reddit WhatsApp Email
    Condividi
    Facebook Twitter LinkedIn Pinterest Email

    Circa 18mila residenti tra Vicenza, Padova e Verona non hanno l’allacciamento all’acquedotto pubblico, mentre gli allevamenti sono collegati. Sono quindi costretti ad acquistare l’acqua in bottiglia per uso alimentare, visto che quella dei pozzi è imbevibile perché contaminata da sostanze perfluoroalchiliche. Il caso di Antonietta: “Le analisi di mio figlio e mio nipote riscontrano livelli di Pfas superiori di 65 volte rispetto al limite”

    In Veneto ci sono ancora migliaia di cittadini che, a distanza di dieci anni dalla scoperta dell’inquinamento da sostanze perfluoroalchiliche, sono privi dell’allacciamento all’acquedotto. Per questo sono costretti ad acquistare l’acqua in bottiglia per uso alimentare, visto che quella dei pozzi è imbevibile, mentre le coltivazioni di orti e terreni producono frutta e verdura con tassi altissimi di Pfas. La denuncia viene da Greenpeace che sta monitorando l’evoluzione di una situazione allarmante, al di là delle assicurazioni ufficiali.

    “Vivono tutti in Zona Rosa, ovvero nei 30 Comuni delle province di Vicenza, Padova e Verona maggiormente interessate – spiega Giuseppe Ungherese, responsabile campagna inquinamento di Greenpeace -. Stando agli ultimi dati ufficiali disponibili della Regione Veneto, sarebbero circa 18mila i residenti non allacciati alla rete. Nonostante la contaminazione sia nota da anni, della bonifica del sito di Miteni (a Trissino, in provincia di Vicenza, ndr) si sono perse le tracce, così come di un piano di riconversione industriale per azzerare tutte le fonti inquinanti”. E aggiunge: “L’inerzia istituzionale prosegue anche sul fronte della sicurezza degli alimenti: come è possibile che non abbiamo ancora un quadro chiaro ed esaustivo sulla contaminazione dei prodotti di origine animale e vegetale provenienti dalle zone inquinate?”.

    Un caso-simbolo è quello di Antonietta Gaspari, che vive in via Lore a Lonigo (Vicenza). “I tombini per l’allacciamento idrico sono a 200 metri dalla mia casa, ma dal 2014 non è accaduto nulla”. La donna, figlia di agricoltori, vive in un complesso di cinque case. I tombini dell’acquedotto collegano due grossi allevamenti con la rete cittadina, non le case, mentre per lei allacciarsi è una necessità, a causa dei Pfas. All’epoca erano stati trovati nella rete idrica fino a 6 mila nanogrammi per litro di Pfoa (acido perfluoroottanoico). Poi l’acqua era tornata potabile grazie a lavori di derivazione e filtri. Ma chi non aveva l’acquedotto, come Antonietta, e ricorreva ai propri pozzi? Lei e le cugine hanno cominciato a comperare bancali di acqua in bottiglia. “Hanno fatto gli esami del pozzo, ci hanno detto che arrivava a 5mila nanogrammi per litro solo di Pfoa e ci hanno consigliato di allacciarci alla rete idrica a spese nostre. Lo abbiamo chiesto, ci è stato risposto che l’allacciamento è un lavoro pubblico da far fare alla società idrica. È dal 2015 che siamo in attesa”.

    “Lo sa che le analisi di mio figlio e mio nipote hanno riscontrato livelli di Pfas superiori ai 500 nanogrammi per millilitro? – spiega Antonietta – Il limite è di 8 nanogrammi per millilitro, sessantacinque volte inferiore!”. La Regione prospettò un progetto di plasmaferesi, ma fu bocciato dall’Istituto Superiore di Sanità e sostituito da analisi specialistiche: “Il referto era accompagnato da una lettera in cui si confermava la presa in carico del suo stato di salute, che alla fine non è stato altro che un’ulteriore visita specialistica, ma nulla di più”. Con il passare del tempo gli allevamenti di animali hanno avuto l’allacciamento alla rete, non le famiglie. Adesso sono stati inseriti nel piano di allacciamenti 2022-23, ma i tubi non sono ancora collegati.

    Nel frattempo Antonietta ha scoperto di avere una concentrazione nel sangue pari a 340 nanogrammi per millilitro, 40 volte superiore alla soglia. La sorella ha 1090 nanogrammi. Il figlio di Antonietta ha visto le concentrazioni crescere dai 522 nanogrammi del 2017 ai 740 nanogrammi per millilitro del 2021, mentre avrebbero dovuto diminuire. Di questo caso e di quello di altri 400 giovani maschi di età compresa tra i 18 e i 36 anni si sta occupando l’ematologo Francesco Bertola dell’Isde, l’associazione dei medici democratici che sta conducendo uno studio indipendente.

    Intanto Greenpeace ha fatto analizzare acqua e terreni vicini alla casa di Antonietta. “Sono stati evidenziati 3700 nanogrammi per l’acqua di pozzo e una presenza totale di Pfas superiore ai 6200 nanogrammi per chilo nel terreno. Le concentrazioni indicano una contaminazione ambientale diffusa e storica, che continua a causa dell’uso di acqua contaminata” spiega la dottoressa Sara Valsecchi, ricercatrice del Consiglio Nazionale delle Ricerche. “Poiché la famiglia beve acqua in bottiglia da molti anni significa che è esposta a queste sostanze in un altro modo: calpestano Pfas, probabilmente li respirano con la polvere e quando c’è nebbia, e sicuramente li mangiano dai prodotti del loro orto”.

    Cristina Guarda, consigliere regionale, sottolinea che “è stato fatto emergere proprio da Europa Verde il dato incontestabile di circa 18mila residenti nell’area rossa ancora privi dell’allacciamento sicuro alla rete acquedottistica, mentre la bonifica tarda ad arrivare. Le priorità della Giunta del Veneto e del Governo – ha aggiunto – sembrano essere altre”. Guarda ricorda poi che “con motivazioni del tutto formali, a dicembre la maggioranza regionale leghista bocciò la mia proposta per inserire nella programmazione economico-finanziaria regionale l’impegno a sviluppare prioritariamente l’allacciamento per consentire ai residenti nelle aree contaminate da Pfas e non ancora collegati alla rete acquedottistica di poter fruire di acqua filtrata, più sicura. I cittadini vengono lasciati soli e ad alcuni sono stati chiesti migliaia di euro per il collegamento all’acquedotto”.

     

    https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/03/06/veneto-inquinato-dai-pfas-migliaia-di-cittadini-slacciati-dallacquedotto-ma-nel-sangue-sostanze-tossiche-oltre-i-limiti/7084786/

    Post Views: 230
    Share. Facebook Twitter Pinterest LinkedIn Tumblr Telegram Email
    SeguentePeste suina africana. Intervista al neo commissario Vincenzo Caputo: “Lavoro di squadra e tolleranza zero per gli ungulati nei centri urbani”
    Precedente Per salvare il Ssn partiamo dal contrasto ai medici “a gettone” e alla violenza. Servono subito provvedimenti legislativi mirati per risolvere queste gravi criticità
    Cristina Fortunati
    • Website

    Potrebbe interessarti anche

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Registro Italiano Sindrome Emolitico Uremica, nella seconda metà del 2024 crescono i casi rispetto all’anno precedente

    23 Febbraio 2025

    Alla sala Orus dell’ IzsVe, il 22 febbraio verrà eletta la nuova Segreteria regionale del SIVeMP Veneto

    6 Febbraio 2025
    Scrivi un commento

    Comments are closed.

    Residui di farmaci veterinari negli alimenti: la non conformità rimane bassa nel 2023

    5 Marzo 2025

    Fuga medici all’estero. “In Italia non solo stipendi più bassi, ma anche pressione fiscale eccessiva”

    5 Marzo 2025

    Aviaria ad alta patogenicità, il Ministero istituisce la zona di attenzione fino al 15 marzo

    5 Marzo 2025

    Antibiotici, in Italia aumentano consumi e uso improprio. Il report Aifa

    5 Marzo 2025

    Blue Tongue: come si stanno muovendo Toscana e Sardegna

    5 Marzo 2025

    Il SIVeMP (Sindacato italiano veterinari di medicina pubblica) propone per i propri iscritti: la tutela sindacale sul piano morale, formativo, professionale, giuridico ed economico; la promozione e l’aggiornamento scientifico, tecnico, organizzativo e gestionale; la consulenza in materia di tutela assistenziale, previdenziale e pensionistica integrativa.

    Chi Siamo
    • Home
    • Chi siamo
    • Iscriviti
    • Diventa sostenitore
    • Archivio Notizie
    • Contatti
    Contatti - SONIA LAVAGNOLI
    • segretariofvmveneto@sivempveneto.it
    • certificata@pec.sivempveneto.it
    • +39 339 2538475
    • Via Danilo Preto, 1B - 37133 Verona (VR)
    Facebook
    X (Twitter)
    RSS
    © 2026 Sivemp Veneto - CF 97611610581
    • Privacy Policy
    • Cookie Policy

    Digita sopra e premi Invio per cercare. Premi Esc per annullare.