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Veneto. L’inchiesta. Protezione civile, indaga la Corte dei Conti

Nel mirino incarichi, consulenze e progetti collegati al Centro di Longarone e il «cervellone» costato un milione. L’assessore Stival: «È tutto in regola»

La Corte dei Conti indaga sulla protezione civile del Veneto. Nel mirino della procura sono finiti incarichi, consulenze e progetti collegati al Centro regionale che si occupa della formazione delle tute fluo, che ha sede a Longarone. La magistratura contabile ha chiesto all’Unità di progetto di fornire documenti che riguardano l’attuale responsabile del Centro, un funzionario e, soprattutto, la realizzazione del progetto «RFid», il super- cervellone elettronico costato circa 950mila euro (470mila per il sistema, il rimanente per le dotazioni) e ancora in fase di aggiornamento. La Regione ha trenta giorni di tempo (che scadranno a fine mese) per raccogliere le carte richieste dagli inquirenti. «RFid» è un progetto avviato dalla precedente giunta regionale (assessore Elena Donazzan) che prevede di censire tutti i diciottomila volontari del Veneto, i gruppi e i mezzi che hanno a disposizione. I dati immessi nel sistema elettronico consentiranno di gestire meglio le risorse in caso di emergenza. La realizzazione, però, è andata per le lunghe. «Abbiamo avuto dei problemi negli aggiornamenti – spiega l’assessore regionale alla protezione civile, Daniele Stival – ma ora il sistema funziona. La Corte dei Conti vuole semplicemente capire il perché di questo ritardo, di circa un anno, nell’attivazione “a pieno regime” dell’RFid».

Nel 2009, la giunta regionale aveva affidato la realizzazione del progetto a quello che, all’epoca, di chiamava «Centro di studio e formazione per la previsione e la prevenzione in materia di protezione civile » che oggi, più semplicemente, è il «Centro regionale Veneto di protezione civile». Ma 950mila euro non sono pochi per realizzare un software (e le relative dotazioni), soprattutto se dopo tre anni l’attività del cervellone elettronico ancora stenta a decollare. «Anch’io, quando sono stato nominato assessore, mi sono chiesto se fosse una cifra giustificata. Poi ho scoperto che il costo è in linea con i sistemi utilizzati, ad esempio, dai vigili del fuoco», assicura Stival. Per la Regione, quindi, non c’è stato alcuno spreco di risorse. La Corte dei Conti ha chiesto chiarimenti anche sull’attività di un funzionario che, in passato, teneva i rapporti tra la Regione e il centro di Longarone. I sospetti riguarderebbero vecchie consulenze (pagate alcune decine di migliaia di euro) che lo stesso funzionario avrebbe svolto per la struttura bellunese. «Non c’è nulla di illegale: se rispetta le restrizioni fissate dalla Legge, può liberamente svolgere questo genere di incarichi», è la difesa di Stival. Infine – conferma l’assessore – è stata chiesta la documentazione riguardante la nomina di Gianfranco Mio, che da febbraio è il responsabile di Longarone.

Legatissimo a Stival, di cui è uno dei più stretti collaboratori, con il nuovo incarico è passato alle dipendenze del Centro, secondo le malelingue senza averne le competenze. «Conosco queste voci, ma la verità è che Gianfranco Mio è una persona preparata, che conosce molto bene la protezione civile del Veneto. La sua è una nomina a tempo determinato, che scadrà tra meno di un anno e per la quale percepisce la metà di quanto guadagnerebbe un direttore di struttura». Anche su questo fronte, per la Regione, non ci sono quindi irregolarità. «Sono sicuro che l’inchiesta si rivelerà una bolla di sapone. Il controllo nasce da un esposto anonimo, spedito sicuramente da qualcuno della protezione civile che non sopporta i cambiamenti adottati negli ultimi anni per modernizzare l’intera struttura regionale».

Corriere del Veneto – 13 settembre 2012

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