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Veneto. «No ticket». Ma nessuno dice che soldi prendere

Nuova ferita nelle risorse sanitarie-sociali: dibattito acceso. Roma ha tagliato 35 milioni e i conti non tornano Zaia (Lega) e Padrin (Pdl): “scavare” nel bilancio

Tutti d’accordo: ha fatto bene il governatore Luca Zaia a bloccare il raddoppio dei ticket dei “codici bianchi” in pronto soccorso e l’aumento di quelli per le visite e la diagnostica. Ma la realtà resta dura. Roma ha tagliato 35 milioni di euro di trasferimenti sanità al Veneto (in tutto 381 alle Regioni), e a palazzo Balbi già si era in crisi a decidere dove concentrare le poche risorse disponibili per curare a metà anno con l’ “assestamento” solo alcune delle ferite fatte dai tagli da 350 milioni già piovuti da Roma. E adesso ne è arrivata un’altra da 35 milioni.

Lui, il presidente Luca Zaia, ribadisce: «Il Veneto non intende applicare il ticket sulla sanità. Approfitteremo delle prossime settimane per vedere la ricaduta sui veneti e sul bilancio del Veneto, fermo restando che in maniera trasparente e pubblica finché ce la facciamo per ticket ed Irpef resisteremo con le nostre forze dall’applicazione». La Regione «troverà fino all’ultimo nel proprio bilancio eventuali diseconomie ed opportunità utili all’equilibrio del bilancio stesso». Dalla sua Zaia ha il risultato che aveva ottenuto in aprile: 268 milioni in tutto in più dal riparto nazionale per la sanità. E chissà se il taglio di oggi può essere “suturato” dalla maxi-cifra ottenuta allora. Che la situazione non sia rosea lo conferma il silenzio ferreo dell’assessore al bilancio Roberto Ciambetti (Lega): evidentemente al momento i conti non tornano.

Leonardo Padrin (Pdl), presidente della commissione sanità, plaude: «Le strutture sanitarie di oggi non sono in grado di fermare il flusso di cittadini che di fronte anche alle piccole emergenze finiscono per rivolgersi in massa al Pronto soccorso: mettere un ticket in più sarebbe un vero e proprio “agguato” a chi ha i redditi più bassi». Meglio, dice Padrin, accelerare al massimo la riorganizzazione di tutto con il nuovo Piano socio-sanitario veneto, che rivedrà anche le schede ospedaliere e dovrà dare risparmi. Ma i 35 milioni mancano ora: «A settembre avremo i dati della semestrale: allora – spiega Padrin – si potrà valutare con i numeri com’è la reale situazione dei conti». E capire se serviranno interventi urgenti (ticket) o no. Nel Pdl anche il capogruppo Dario Bond plaude Zaia – «I veneti sono già colpiti abbastanza dalla crisi» – ma lancia un interrogativo: «Chiedo alla giunta cosa si intende fare per gli extracomunitari che soprattutto nelle ore serali affollano i nostri pronto soccorso. Molto spesso sono codici bianchi e altrettanto spesso provengono da Paesi che non hanno alcuna convenzione sanitaria con il nostro. Si tratta di una partita da diversi milioni di euro. Chiedo senza nessuna polemica a Zaia che strumenti intende adottare per far pagare anche queste prestazioni».

Laura Puppato, capogruppo Pd, sottolinea che il Veneto è la settima Regione a chiamarsi fuori («verrebbe da dire “meglio settimi che mai”) e sottolinea: «La decisione sarà ancora più apprezzabile se seguirà una rapida chiarificazione, tramite un indispensabile confronto con il Consiglio, sulle modalità con cui la Giunta veneta intende affrontare i nodi della finanza sanitaria e gli annunciati “tagli” soprattutto nel settore dei servizi sociali». «Bravi Zaia e Coletto, ma niente gioco delle tre carte», incalza il consigliere Antonino Pipitone (IdV): «Quando prendono la decisione giusta, è giusto render loro merito pubblicamente».

Però «sconfessano pubblicamente l’operato del loro governo, quell’alleanza Lega-Pdl che sta mandando fuori strada il paese e che sta disegnando una sanità american style: chi ha i soldi per pagare si cura, gli altri no». Ora si augura che Zaia «non aumenti i costi di servizi sanitari meno eclatanti, ma che a fine anno peseranno lo stesso nelle tasche dei cittadini». Anche Pietrangelo Pettenò (Sinistra) condivide lo stop all’aumento dei ticket: «Ben altre sono le misure necessarie: lotta agli sprechi, dimezzamento degli stipendi d’oro dei manager sanitari, taglio delle centinaia di milioni regalati ai privati».

E Franca Porto segretario regionale della Cisl, preoccupata della cifra che è venuta mancare, ha dichiarato: «Bisogna trovare un equilibrio che garantisca i servizi senza vessare chi ha meno risorse».

Il Giornale di Vicenza – 19 luglio 2011

 

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