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Veneto. Maggioranza trasversale salva Comunità montane

Non è certamente una questione di destra o di sinistra. E nemmeno di mari e monti. Questa volta è tutto trasversale, come la maggioranza che ieri, dopo un lungo pomeriggio di Consiglio regionale, ha salvato le Comunità montane da morte certa.

Il 31 dicembre infatti, grazie al voto favorevole del Pdl, della Lega Nord e del Pd, le Comunità lasceranno posto alle Unioni montane che «succedono in tutti i rapporti giuridici attivi e passivi della corrispondente comunità montana e continuano a esercitare le funzioni e a svolgere i servizi che svolgevano le comunità montane». Una mossa degna del Gattopardo di Tomasi da Lampedusa a qualche grado di latitudine più a Nord? Sicuramente sì, se si ascolta la campana di Gustavo Franchetto dell’Idv («questo voto conferma la volontà della Regione che tutto cambi perché nulla cambi»), quella di Diego Bottacin di Verso Nord («Mi stupisce che l’asse del conservatorismo e la logica del salvare l’esistente abbia trovato sponda nel Pd»), quella di Pierangelo Pettenò di Fed o di Mariangelo Foggiato di Unione Nord Est; assolutamente no, se invece si parla con Costantino Toniolo e Dario Bond (Pdl), con Piero Ruzzante e Sergio Reolon (Pd) o con Matteo Toscani (Lega).

«Le Unioni non saranno carrozzoni, ma enti che funzionano a costo zero – spiega Toniolo – non si tratta di tenere in piedi con un altro nome le vecchie Comunità montane, ma fornire un quadro istituzionale per la montagna: questa è una svolta epocale». Per i relatori della legge regionale la presenza delle Unioni obbligherà i municipi sotto i 5 mila abitanti a esercitare tutta una serie di funzioni in comune sfruttando così le economie di scala in vista degli accorpamenti delle Province come imposto dalla spending review. «Le Unioni sono uno strumento agile e snello che favorirà decisioni rapide», aggiunge Gianpiero Possamai (Lega Nord) a cui fa eco il collega padano e vicepresidente del Consiglio Matteo Toscani convinto che «per la Regione era un dovere approvare questa legge».

Anche se il Consiglio è stato più volte sospeso (prima per la premiazione di Carmine Abate, vincitore del premio Campiello, poi per incontrare le delegazioni sindacali delle cooperative di pulizia e dei lavoratori della Panto), i consiglieri hanno rimarcato uno per uno i motivi per cui era giusto votare a favore o contro. E i bellunesi come Sergio Reolon (Pd) l’hanno messa quasi sul personale visto che «chi contesta questa legge è lontano dai problemi che i Comuni di montagna vivono quotidianamente», mentre per Bond «non si può parlare di mero salvataggio – aggiunge Bond – ma di una trasformazione che preserverà la professionalità delle Comunità e fornirà un aiuto ai cittadini».

«Macché miglioramenti – interviene Stefano Valdegamberi dell’Udc – Il Consiglio ha perso una grande occasione di semplificazione. Potevamo avere meno strutture e più servizi e invece gli enti veneti aumenteranno di numero». I consiglieri che hanno votato contro infatti sono convinti che la manovra «sia l’apoteosi del conservatorismo coerente con la politica delle poltrone che moltiplica gli enti anche quando i soldi sono sempre meno». A sentire Foggiato e Pettenò infatti si tratterebbe di una vera e propria legge truffa che «furbescamente cambia nome a un ente abolito prima con legge nazionale e poi regionale».

Corriere del Veneto – 20 settembre 2012

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