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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Veneto, mancano i soldi. Adesso si pensa a ticket “spalmati”
    Notizie ed Approfondimenti

    Veneto, mancano i soldi. Adesso si pensa a ticket “spalmati”

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche20 Luglio 2011Nessun commento4 Minuti di lettura
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    I conti in Regione. L’ipotesi: 1-2 euro anche a prestazioni oggi esenti. Ma Coletto avverte: «Per prima cosa stiamo fermi e miriamo a razionalizzare con il Piano sanitario»

    Mentre in altre Regioni che hanno applicato i superticket aggiuntivi, come Liguria e Lombardia, ieri è stato il giorno dell’ira e della protesta della gente in coda agli sportelli pronta ad emigrare fra i privati dalle tariffe più convenienti, nel Veneto è iniziato il conto alla rovescia, che dovrebbe durare un mese, per capire da dove far uscire i soldi tagliati dalla forbice di Tremonti sul fondo sanitario nazionale.

    IL CONTO SALIRÀ NEGLI ANNI. Il conto è piuttosto salato e lo diventerà ancora di più nel prossimo triennio: 35 milioni di minori entrate per quest’anno, 60 milioni per il 2012, 180 per il 2013, 250 nel 2014. Risorse ingenti che si sarebbero dovute recuperare con i nuovi ticket, vere e proprie tasse con cui sovraccaricare le quote di compartecipazione alla spesa sanitaria già in vigore (36,15 euro per la specialistica ambulatoriale e 25 euro per il pronto soccorso). Il Veneto, però, come noto, è fra le Regioni che hanno sospeso il provvedimento, e ora il segretario regionale Domenico Mantoan con una task force sta studiando una serie di possibili misure alternative. «La prima ipotesi – dice l’assessore Luca Coletto – è di far restare le cose come sono, in attesa di verificare se con il nuovo Piano socio socio-sanitario a cui lavoriamo da un anno riusciamo ad assorbire gli effetti della manovra economica. Il governatore è saldamente su questa linea e io la condivido in pieno. Il Veneto vuole resistere con le proprie forze. Non si preleva niente a nessuno. Razionalizzare significa dare servizi migliori non tagliare. E poi ci mettiamo alla finestra per vedete che cosa accadrà nel nostro paese. Mi risulta che dove hanno applicato questa indegna gabella i cittadini siano in rivolta. La Lombardia pare sia pronta a fare marcia indietro». Di questo si parlerà attorno al tavolo arroventato di oggi a Roma nell’incontro fra il ministro Fazio e gli assessori regionali alla sanità. La prossima puntata, martedì prossimo, sempre nella capitale, quando a confrontarsi saranno i direttori generali, e toccherà a Mantoan rappresentare il Veneto.

    LE IPOTESI PER RECUPERARE I SOLDI. Intanto il segretario sta valutando le prime proposte. L’ipotesi più realistica su cui sta lavorando è quella di spalmare diversamente il ticket delle ricette rosse della specialistica e degli esami di laboratorio, allargandolo a prestazioni oggi non previste. In pratica, si alleggerirebbero le quote in essere aggiungendone altre. «Nei prossimi giorni – spiega Coletto – faremo delle simulazioni mirate. Stiamo pensando a una cifra minima di 1 o 2 euro per singola ricetta per queste prestazioni oggi non contemplate, senza però toccare gli esenti. Disoccupati, anziani e bambini sono categorie sacre. Il primo dovere è di tutelare le classi più deboli». Altro campo che si sta esplorando quello dei farmaci. Anche qui si aggiungerebbe un ritocco minimo ai 2 euro che già si pagano in farmacia per i medicinali non mutuabili in toto.

    NON SI TOCCA IL PRONTO SOCCORSO. Si allontana, invece, l’ipotesi più gettonata della prima ora, di estendere il pagamento del ticket ai codici verdi del pronto soccorso. «Chi viene classificato con questo codice – dice sempre Coletto – è uno che sta male, che non ha fatto un ricorso inappropriato all’ospedale. Sarebbe ingiusto penalizzarlo». Passo indietro, invece, sulla vendita del patrimonio immobiliare della Regione per ricavarne il tesoretto che serve. «Non ora – precisa l’assessore – . Per il momento l’unica cosa che faremo è un piano-alienazioni. Le vendite vanno fatte in modo intelligente, concordandole coi Comuni che sono i titolari dei piani urbanistici, e usando criteri compatibili con il mercato per ottenere il massimo risultato. Se facessimo questa operazione ora non incasseremmo le cifre adeguate, inquineremmo il mercato con volumi che non attraggono e svenderemmo un patrimonio pubblico».

    Franco Pepe – Il Giornale di Vicenza – 20 luglio 2011

     

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