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Veneto. Palazzi in vendita le aste vanno deserte. Ciambetti: «Si rischia un buco nel bilancio»

Alla fine è andato via il pezzo meno pregiato, un piano di Palazzo Balbi che già da tempo era in uso alla vicina Locanda Ca’ Foscari, a Venezia, e di cui la nuda proprietà era rimasta alla Regione.

E’ stato acquistato proprio dalla società che gestisce la Locanda, per 323.850 euro: appena 1.850 euro in più rispetto alla base d’asta fissata dall’Agenzia del territorio. Tutte le altre otto gare indette nell’ambito del piano di alienazione firmato dal vice governatore Marino Zorzato sono andate deserte: Palazzo Manfrin (13,3 milioni di euro la stima), l’Hotel Bella Venezia (10 milioni), il complesso Cereri Briati (4,6 milioni), l’ex trattoria La Vida (1,1 milioni) ed i tre appartamenti in Calle Buccari (1 milione), tutti nella città lagunare, poi l’ex stabilimento di bachicoltura di Vittorio Veneto (1,8 milioni), l’ex sede dell’ispettorato agricolo di Contra’ Porti a Vicenza (1,3 milioni) e l’appartamento che ospitava l’Urp di Verona (386 mila euro). E per Palazzo Manfrin ed il complesso Cereri Briati siamo già al terzo tentativo, visto che due aste erano già state indette senza successo nei mesi scorsi sulla base dei valori sovrastimati calcolati dalla Regione (l’Agenzia del territorio li ha ritoccati tutti all’ingiù).

Cosa accadrà ora? Per l’ex stabilimento di bachicoltura di Vittorio Veneto si andrà subito a procedura negoziata, per tutti gli altri immobili si proverà ad esperire una seconda gara in tempi brevissimi, si parla di una quindicina di giorni, così da arrivare al verdetto entro la fine dell’anno e passare così rapidamente, anche in quel caso, alla trattativa privata. Anche perché la manifestazioni d’interesse non sono mancate (si sono fatti avanti, tra gli altri, un gruppo russo ed una fondazione francese) ma al momento dello showdown, le offerte non si sono viste: forse la cappa della crisi è ancora troppo opprimente, forse i possibili acquirenti sono spaventati dai vincoli che gravano su alcuni immobili (come Palazzo Manfrin, che pure potrebbe essere trasformato in un albergo di lusso o in un museo), forse c’è chi preferisce attendere la procedura negoziata per far scendere ancora un po’ i prezzi.

Certo è che l’insuccesso del piano di alienazione, almeno fino ad ora e certo per ragioni legate alla crisi del mercato immobiliare (in altri tempi Palazzo Manfrin sarebbe andato via bruciato), rischia di aprire una pericolosa falla sul bilancio della Regione, come ammette anche l’assessore alle Finanze Roberto Ciambetti: «Alle voce entrate abbiamo stimato un incasso di 40 milioni (solo in parte coperto dalle aste di cui sopra, ndr.), peraltro già dimezzato rispetto alle previsioni dell’anno precedente. E’ chiaro che, nelle ristrettezze in cui siamo chiamati a far quadrare i conti, la mancanza dei fondi derivanti dalla vendita degli immobili, unita al calo generalizzato delle entrate ed ai tagli ai trasferimenti, può crearci grossi problemi. Non dobbiamo interrompere il percorso, dobbiamo andare fino in fondo, anche con le trattative private se sarà necessario». Ottimista, invece, il vice presidente con delega al Patrimonio Marino Zorzato: «Voglio guardare il bicchiere mezzo pieno, anche se ovviamente non sono soddisfatto: la vendita di un primo immobile è comunque un buon segnale, speriamo sia la scintilla in grado di avviare il motore».

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 13 settembre 2013 

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