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Veneto. Tagli, sanità privata: «A rischio mille posti lavoro»

La Regione riduce i budget per i prossimi anni. Loro replicano con uno spot: ci rimettono i pazienti

VENEZIA — L’immagine è quella di una fila di omini stilizzati con delle candele in mano. Accanto, lo slogan: «Da noi il lettino senza paziente e di notte in ospedale in fila la gente». Si sono inventati pure la frase a effetto, quelli della Federazione nazionale delle associazioni ambulatoriali private (che comprende Anisap, Federlab, Ansoc, Confindustria comparto sanità e Cuspe) per far scattare pubblicamente la loro denuncia. I conteggi fatti sui budget previsti per i prossimi anni dalla delibera regionale di fine 2012 per la sanità convenzionata parlano infatti di tagli che si aggirano intorno al 30 per cento.

«Se fossero confermati per noi ci sarebbero mille posti di lavoro a rischio in tutto il comparto regionale – spiega Donatella Pregel, presidente regionale di Federlab il coordinamento nazionale dei laboratori analisi e titolare del laboratorio Munari di Mestre – ma non è da sottovalutare nemmeno il danno per i cittadini, ci sarebbero lunghe, lunghissime liste d’attesa».

In settimane come queste, in cui le Usl del Veneto annunciano l’apertura degli ambulatori per esami notturni e visite serali, lo giudicano un controsenso. «Altro che aperture notturne, noi dovremmo chiudere di mattina gli ambulatori per non superare il budget – dice Pregel – e gli utenti rimarrebbero in ospedale a far la coda di notte».

I laboratori già in passato, avevano minacciato una grossa mobilitazione. Qualcuno aveva anche scelto, come atto dimostrativo, la strada dell’accesso a Groupon, per farsi conoscere dagli utenti attraverso internet. «Stiamo parlando di cinque milioni di prestazioni sanitarie negate nei laboratori di analisi, fisiokinesiterapie, e ambulatori specialistici – continua Pregel – nei prossimi giorni avremo assemblee del personale per decidere il da farsi».

Sulla questione è intervenuto anche Leonardo Padrin, il presidente della commissione Sanità del Veneto: «Che sia chiaro, con la delibera concordo pienamente, è impensabile che tutto rimanga com’è stato finora, con gli stessi stanziamenti. Questo non significa però che non si debba tenere conto della sanità convenzionata, parte importante del sistema sanitario regionale». Ci sono luoghi infatti, in cui la sanità convenzionata è diventata parte imprescindibile della rete territoriale. E in quei casi, secondo Padrin, le cose cambiano. «Si tratta di strutture certificate che garantiscono qualità a prezzi competitivi – continua Padrin – per loro è assolutamente necesario uno stanziamento extrabudget».

Venerdì il vicepresidente della commissione Claudio Sinigaglia ha incontrato i rappresentanti delle categorie di settore e sollevato un ulteriore problema sulla delibera: «Le decisioni prese – sostiene – non enunciano i criteri con i quali si è provveduto ai tagli: alcune strutture saranno ridette del 5 per cento, mentre altre saranno dimezzate, vorrei che fossero chiarite le ragioni della scelta».

Corriere del Veneto – 9 febbraio 2013

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