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Verona. La Valvaccara va ai «foresti». Scoppia guerra delle malghe

Allevatori locali contro il Comune che ha aggiudicato la struttura ad un´azienda di Badia Calavena «Non è legata al nostro Baldo». È polemica contro l´amministrazione che ha affittato il pascolo solo in base all´offerta economica più alta

Allevatori del Baldo sul piede di guerra per essere stati «spodestati» di Malga Valvaccara. Si estende su una superficie di 168 ettari – 151 a pascolo e 17 a bosco – questa stupenda proprietà del Comune di Brenzone che, l´8 marzo, ha emesso l´avviso di bando di concorso per l´affitto per 6 anni. L´8 aprile si è proceduto alla gara, ma si è risolta in un modo che non va giù né ai titolari delle aziende agricole zootecniche di San Zeno di Montagna, che avevano partecipato contando sull´aggiudicazione, né all´assessore all´agricoltura del loro Comune di residenza, il veterinario Simone Finotti.

«Il Comune di Brenzone è proprietario di questa malga e, periodicamente, emana un bando per il suo contratto d´affitto. In base alle domande e ai punteggi che ogni azienda o associazione agricola richiedente possiede, viene stilata una graduatoria e la malga è assegnata a chi risulta primo», premette Finotti. «Da sempre le malghe del Baldo sono state aggiudicate secondo criteri di assegnazione che danno un punteggio maggiore ai coltivatori residenti nel Comune proprietario della malga e quindi della Comunità montana del Baldo. Questo bando, però, ha previsto ulteriori punti considerando anche le offerte economiche più alte». E Qui starebbe il nodo del contendere: «Il bando è stato emesso l´8 marzo», ribadisce Finotti, «lunedì sono state aperte le tre offerte e, in via provvisoria, Malga Valvaccara è stata aggiudicata ad un´azienda agricola di Badia Calavana, dunque non legata al territorio, molto grossa, con la quale le nostre piccole aziende locali non possono competere. Critico la scelta politica del Comune che non ha inteso aiutare sufficientemente le aziende agricole locali, le quali, pur di cercare di aggiudicarsi la malga, hanno a fatica formato persino un´associazione temporanea di scopo composta di sette aziende. Così facendo avremo sul Baldo aziende agricole non legate al territorio che verranno solo per prendere i contributi europei legati all´alpeggio, denaro di cui hanno così bisogno i nostri allevatori, come questi che oggi si ritrovano senza la malga, ove portare le bestie d´estate, con spese aggiuntive, tra l´altro in un momento storico in cui la crisi economica pesa fortemente anche su di loro».

«Nel giro di una decina di giorni sarà fatta l´istruttoria e quindi questa azienda della zona della Lessinia potrebbe diventare definitivamente assegnataria. Stiamo dunque pensando ad una forma di protesta eclatante sul Baldo per fare capire ai politici locali che hanno sbagliato», annuncia Mirco Bonafini, 28 anni, tra i più giovani imprenditori agricoli di San Zeno di Montagna, coadiuvante nelle aziende agricole del padre Ugo e del fratello Stefano. «Ho un allevamento di circa 130 capi di vacche da latte», dice, «in località Prà Bestemà. Perdendo la montagna, saremo in grosse difficoltà. L´alpeggio», spiega, «è il vero ed unico vantaggio di chi sta in montagna, poiché ci dà modo di liberare al pascolo per i quattro mesi estivi le nostre bestie. Invece, così, dovremo tenerle in stalla e comprare anche il fieno… ».

Gianni Consolati, 53 anni, che alleva una settantina di bovini da latte in Prada, aggiunge: «Dopo aver avuto per 30 anni l´aggiudicazione della malga coi Bonafini, ora ci manca tutto. Siamo in grave difficoltà. Oltre al pascolo, perdiamo il contributo europeo che ci aiutava a mantenere le bestie». Giuseppe Consolati, 51 anni, che alleva 40 capi da carne, sempre in Prada, è ancora più drastico: «Dovrò chiudere perché non riesco a mantenerli.

Dover comprare il fieno anche d´estate è una spesa aggiuntiva che non ci voleva». Incalza Bonafini: «Mi rode soprattutto che abbia vinto un tipo di azienda con cui noi non possiamo competere. Per provarci abbiamo formato un´associazione con altri 4 allevatori della zona, 7 in totale, arrivando a rappresentare circa il 50 per cento dell´attività agricola zootecnica della zona. Non è servito a niente perché la nostra offerta è stata inferiore». Chiude Finotti: «Negli ultimi quindici anni oltre il 50 per cento delle aziende agricole zootecniche ha chiuso i battenti. Attuando una politica del genere chiuderanno tutte».

L’Arena – 15 aprile 2013

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