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Verona. Stop ai kebab in centro storico. Scoppia la polemica

Il piano approvato in prima circoscrizione con dieci voti favorevoli e nove contrari. Il Pd: «Norma chiaramente discriminatoria». I 5 Stelle: «Sbagliato ostacolare i cibi etnici». Pdl: «Favorevole, ma va estesa ai fast food»

Verona. Niente più nuovi kebab in centro storico. Quelli che già ci sono bastano. Anzi avanzano, a chiaro discapito della gastronomia tipica locale. Il consiglio della prima circoscrizione abbraccia e approva la proposta di modifica al Prontuario per la mitigazione ambientale, un allegato al Piano degli interventi, che introduce in tutto il centro storico il divieto di aprire nuove attività destinate al consumo anche «a portar via» di cibi etnici; di cui il panino turco farcito con salse, verdure e carne ne è l’esempio più frequente. «Si tratta di una norma che intende tutelare il decoro di una città Patrimonio dell’Unesco», ha spiegato il consigliere Patrizio Violante, Lista Tosi e presidente della commissione commercio, introducendo la questione. Il provvedimento ha suscitato però lo sdegno della minoranza che l’ha etichettato come «vergognoso» e «fortemente discriminatorio», e il consiglio della circoscrizione centro, pur licenziando il provvedimento, si è trovato spaccato. Il parere positivo, infatti, è passato sul filo del rasoio. I voti favorevoli sono stati dieci (Lista Tosi, Lega Nord, Pdl e Udc), i contrari appena uno in meno: nove (Pd, M5s e Sel), mentre unico astenuto è stato Luciano Zampieri, Lista Tosi. «Questo provvedimento punta il dito solo contro i kebab ed è una norma chiaramente discriminatoria. Si addebitano il degrado, gli odori, la sporcizia solo a questo tipo di attività. Ma basta fare un giro per piazza Erbe e vicoli vicini a tarda sera, dopo il rito dello spritz, per rendersi conto della sporcizia e del degrado causati anche da questi locali; dai vetri rotti ai bicchieri sparsi ovunque, dai rifiuti, all’odore dei vicoli utilizzati come gabinetti a cielo aperto», ha denunciato Susanna Fasoli, capogruppo Pd. «Come mai la città si occupa del proprio tessuto urbano chiamando in causa solo i cibi etnici? Perché la tutela del commercio non passa anche attraverso il sostegno delle botteghe storiche e caratteristiche che rendono il nostro centro unico?», ha sottolineato Lia Arrigoni, neo consigliera di Sel, subentrata nel parlamentino del centro l’altra sera in sostituzione della collega dimissionaria Susanna Morgante. Preservare la tradizione è importante. Ma non a scapito degli altri. «Se, come si legge in questa norma, tutelare il cibo italiano vuol dire ostacolare altri cibi etnici, non siamo d’accordo», è intervenuto Riccardo Saurini, capogruppo del M5s. «Sono favorevole: anche Renzi a Firenze ha adottato un provvedimento simile, così come molte altre città. Non deve essere intesa come una battaglia politica. Però sarebbe da integrare, ad esempio ai fast food che di certo non fanno parte della tradizione culinaria veronese», ha puntualizzato invece Matteo Gelmetti, Pdl. Il parere favorevole della prima circoscrizione verrà ora comunicato al Comune. Prima di essere approvata, la norma dovrà comunque passare al voto del consiglio comunale.

L’arena – 29 marzo 2013

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