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Vertice al senato sulla strategia, Lega all’assalto della manovra

Priorità: le quote latte e la revisione del patto di stabilità. Tra tentazioni di rompere tutto e richiami alla responsabilità

Tra mal di pancia crescenti, tentazioni di rompere tutto e richiami alla responsabilità, la strategia della Lega al senato sulla manovra sarà decisiva. Nel mirino dell’onda movimentista del Carroccio sono finite l’immunità sulle quote latte, da difendere a tutti i costi, e il patto di stabilità interno per i comuni, da rivedere rispetto alle aperture troppo timide concesse dal Tesoro.

Ma l’elenco delle note dolenti è ricco, c’è per esempio il blocco della rivalutazione delle pensioni sopra i 1400 euro al mese che non va proprio giù. Ieri sera il primo vertice a Palazzo Madama per un esame collettivo da parte dei senatori leghisti sulla manovra ufficiale, quella che è approdata in Gazzetta con tanto di firma del capo dello stato, Giorgio Napolitano. Lettura attenta soprattutto della relazione tecnica, «perché senza di quella non ha senso parlare di nulla e decidere nulla», diceva un senatore leghista. I tempi utili a decidere il da farsi però sono stretti per quello che resta ancora il primo alleato del Cavaliere nell’avventura del Berlusconi IV e nella tenuta sempre più traballante della maggioranza parlamentare. Da lunedì l’esame nelle commissioni Bilancio e Finanze del senato, il testo dovrà essere pronto, con i suoi emendamenti, per approdare in aula il 19 ed essere licenziato entro il 21. Due settimane strettissime, che già si sa culmineranno con un maxiemendamento del governo su cui sarà posto il voto di fiducia. Entro la prima settimana di agosto il via libera definitivo da parte della camera. Salvo non ci siano sosprese che richiedano un ritorno a tamburo battente al senato. Ma la prassi, e l’incombenza del rompete le righe della pausa estiva, lo danno come improbabile. Il Carroccio ha chiesto ai suoi innanzi tutto di tenere alta l’attenzione dopo che ha spalleggiato il Colle nello stop alla norma pro-Berlusconi, ovvero salva-Fininvest. Il timore è che adesso si possano accogliere rilievi sulla vicenda delle quote latte. E in quel caso, bisogna essere pronti a rendere pan per focaccia. C’è poi l’altro cavallo di battaglia della Lega, ovvero l’allentamento della stretta del patto di stabilita per i comuni virtuosi. L’apertura fatta dal ministro dell’economia, Giulio Tremonti, è considera ancora insufficiente, troppi comuni con i conti in ordine e i soldi in cassa non sarebbero nelle condizioni di spendere. Senza parlare della nuova mazzata dei tagli che si è abbattuta sulla testa dei comuni non virtuosi. E la Lega sa che è proprio tra gli amministratori locali, spesso di piccole comunità, che si gioca una parte importnate del suo consenso. E poi le donne, e quell’innalzamento dell’età pensionabile che è stata diluita rispetto agli intenti iniziali del Tesoro, ma che potrebbe subire nuove migliore. Cosi come la rivalutazione delle pensioni over 1440 euro mensili, che sono tutt’altro che d’oro. La Lega potrebbe anche sfoderare emendamenti di taglio ai costi della politica più duri di quelli disegnati dalla manovra. È necessario chiarire però fin dove ci si può spingere. E su questo saranno dirimenti le indicazioni che arriveranno dal senatur, Umberto Bossi. C’è la consapevolezza che la tenuta dei conti pubblici resta comunque una priorità e che su questo Tremonti, anche se meno amico di una volta, ha ragione da vendere. Così come che una rottura sulla manovra sarebbe mal vista dal Colle. Trovare il giusto equilibrio non sarà facile.

Italia Oggi – 7 luglio 2011

 

 

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