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Via libera all’Expo per il pesce palla, è la prima deroga a cibi stranieri vietati in Italia. Il consumo solo nel perimetro dell’esposizione

Si potrà consumare anche il pesce palla all’Expo di Milano, prelibatissimo piatto giapponese che necessita di un’accurata e delicata preparazione per evitare che il suo pericoloso veleno ne contamini la carne. Il ministero della Salute ha concesso la deroga per il consumo del fugu (questo il nome nipponico) ma solo nel perimetro dell’esposizione. E’ la prima, e per ora unica, concessione a cibi stranieri vietati su territorio nazionale e che saranno invece proposti nei padiglioni che apriranno il primo maggio.

“E’ un piatto buonissimo. Mio padre aveva un ristorante in Giappone dove si preparava questa specialità. E quando torno ancora oggi lo mangio volentieri”, dice all’Adnkronos Salute Kazue Nobuyasu, titolare del ristorante giapponese Hamasei di Roma. “Ma può essere cucinato solo da cuochi esperti e certificati. Lo chef deve avere almeno 10 anni di esperienza, ed avere l’autorizzazione che si rilascia dopo un esame. Il veleno è molto pericoloso, per questo è vietato il consumo a casa”.

“Ci sono regole anche per lo smaltimento dei rifiuti: la disciplina è molto severa”, spiega la ristoratrice, che ammette “non andrò a Milano per mangiarlo. Visto che mi capita di tornare in Giappone lo mangerò là. D’inverno, preferibilmente, perché la carne è migliore. Quando fa freddo, infatti, ci sono meno rischi nel mangiare pesce crudo. Inoltre il fugu va tagliato sottilissimo e la carne nella stagione invernale è più compatta”.

Del pesce palla, spiega ancora, si mangia il preziosissimo filetto, “da consumare crudo, preparato come sashimi. Le altre parti del pesce possono essere usati per la zuppa, mentre la pinna si mangia abbrustolita sui carboni e poi immersa nel sake’ caldissimo, in modo da conferirgli un profumo particolare”, aggiunge Kazue Nobuyasu che però non ritiene possa essere utile autorizzare questi piatti nei ristoranti giapponesi fuori dal Giappone. “E’ un pesce difficile da procurarsi in Occidente. Anche l’organizzazione è molto difficile per i ristoratori. E’ necessario un cuoco altamente specializzato e dedicato. Nel caso di assenza, poi, bisognerebbe togliere la pietanza dal menù. E, infine, c’è il discorso prezzo, molto elevato proprio per la particolarità della preparazione, oltre che per la materia prima. Credo si giusto consumarlo in Giappone, nei mesi freddi”, conclude la signora Kazue Nobuyasu.

Adnkronos – 17 aprile 2015 

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