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Vicenza. Ospedale San Bortolo, continua il giallo dei camici rubati

Il furto in tre riprese, da venerdì a sabato, qualcuno ha forzato almeno quindici armadietti di medici e infermieri del San Bortolo. Cellulari, soldi e oggetti di valore sono stati lasciati al loro posto. A sparire sono stati invece abiti da lavoro e badge del personale

Furto dagli armadietti dei medici del San Bortolo. Mistero dopo che sono stati portati via i camici bianchi Vicenza. Non toccano cellulari, soldi, oggetti di valore ma portano via i camici bianchi, i completi di casacche e pantaloni azzurri e i badge di medici infermieri. Per farne che cosa? Ancora non si sa. Per mettere a segno furti in grande stile spacciandosi per qualcuno del personale? Per riuscire a rubare un’ambulanza senza dare nell’occhio? Per entrare nelle camere dei pazienti? O è una “bravata” per creare scompiglio e disagio? Le ipotesi sono tante e, per ora, nessuna può essere esclusa. Di certo almeno quindici armadietti di tre reparti dell’ospedale San Bortolo sono stati forzati e svaligiati in tre momenti diversi e, ieri mattina, sono state tante le denunce del personale al posto di polizia.

I COLPI. «Mi sono perso. L’ospedale è così grande che, a un certo punto, non sapevo più dove andare. La porta era aperta e mi sono ritrovato qui». Chi ha agito lo ha fatto in tre momenti diversi: venerdì, nel tardo pomeriggio; sabato sempre nel pomeriggio e poi ancora in serata. In un’occasione un giovane sarebbe stato bloccato dal personale in un’area in cui l’accesso non è autorizzato. I suoi abiti, jeans e giubbotto, avrebbero subito attirato l’attenzione e un dipendente dell’Ulss gli avrebbe chiesto spiegazioni per poi accompagnarlo all’uscita. Se si trattasse effettivamente di una persona che si era persa nei “meandri” dell’ospedale o se, invece, fosse un ladro ancora non si sa.

LA COINCIDENZA. C’è però una strana coincidenza. Poco dopo il suo passaggio è stato scoperto il furto. Ad essere presi di mira due reparti, tra cui cardio-chirurgia e un corridoio che collega due blocchi. Un’unica costante: “snobbati” oggetti di lavoro, portati via invece camici e tesserini magnetici, tutti gli strumenti indispensabili per aggirarsi nell’ospedale senza dare nell’occhio. La struttura è grande quasi come un paese: la media delle presenze giornaliere è di diecimila persone, i dipendenti sono, complessivamente, quasi tremila. Come poter controllare tutti? Un’impresa impossibile, soprattutto se sono camuffati da medici. LE INDAGINI. Dopo le denunce alla polizia dell’ospedale sono scattate le indagini. Non sarà trascurato nulla. Il ladro (ammesso che abbia agito da solo) potrebbe aver lasciato impronte digitali sugli armadietti. Non è ancora chiaro, invece, se si potrà fare affidamento sulle immagini delle telecamere. Nei vari reparti c’è, ovviamente, un sistema di video-sorveglianza ma è previsto per legge che le riprese vengano conservate per un tempo piuttosto breve, quindi non è detto che possano essere visionate. I primi colpi sono stati messi a segno venerdì ma le denunce sono state presentate ieri, quindi quando erano ormai trascorsi oltre due giorni.

Il Giornale di Vicenza – 3 aprile 2012

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