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Vicenza. Tre cani contro l’ufficiale giudiziario, risarcirà il danno

Viene condannato a pagare una multa per aver accolto il funzionario con i due Terranova e il barboncino L´imputato e la madre assolti dall´ipotesi di resistenza, ma lui dovrà risarcire la parte offesa

Erano accusati di resistenza a pubblico ufficiale per non aver tenuto buoni i tre cani al momento della visita dell´ufficiale giudiziario. Ma questa ipotesi non ha retto alla prova dell´aula e, mentre la madre è stata assolta, il figlio è stato condannato a pagare 51 euro di multa per le minacce.

A processo, davanti al giudice Carli e al pm onorario Faggionato, erano finiti Matteo e Donatella Valente, rispettivamente di 34 e 65 anni, residenti a Caldogno in via Rizzotti. Entrambi erano difesi dall´avv. Sara Motta, che aveva chiesto per entrambi l´assoluzione.

I fatti contestati agli imputati risalgono al 9 giugno 2008, quando a casa Valente si presentò Felice Castiglia, ufficiale giudiziario, che in tribunale si è costituito parte civile per far valere le sue ragioni con l´avv. Annunziata Ciampi e che è stato risarcito con 500 euro.

Castiglia si era presentato dai Valente per eseguire un pignoramento legato ad una vecchia causa. Quando fu in via Rizzotti, in base alla ricostruzione accusatoria, Matteo aveva omesso di custodire adeguatamente i tre cani – il più agguerrito era un barboncino, ma c´erano anche due Terranova – e avrebbe detto «Noi i cani li teniamo per il postino e per l´ufficiale giudiziario». Donatella, invece, raggiunta dal figlio al telefono era arrivata poco dopo ed avrebbe intimato a Castiglia, dipendente del tribunale e in quel momento pubblico ufficiale, di allontanarsi. Quel giorno, a calmare le acque erano intervenuti anche i carabinieri di Dueville. Alla fine Castiglia era riuscito a entrare in casa, mentre i cani venivano tenuti a distanza.

Il giudice, sulla scorta delle argomentazioni difensive, ha ritenuto che non vi sia stata alcuna resistenza, ma semmai che il comportamento di Matteo abbia integrato la minaccia. Mentre la madre non ha commesso alcun reato, perchè era comprensibile il momento di concitazione. Per il figlio è scontato l´Appello.

Il Giornale di Vicenza – 4 aprile 2013

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