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Vietato ammalarsi per due giorni: sciopero di 7 mila medici padovani. Il 17 e 18 marzo i camici bianchi incrociano le braccia contro i tagli alla sanità

di Sabrina Tomè. Quattro milioni di euro in meno in 4 anni, da 136 milioni 346 mila euro a 132 milioni 255 mila euro. È lo stanziamento dell’Usl 16 per il personale: una netta riduzione di risorse finanziare, come emerge dal confronto tra i conti economici 2010 e 2014, che parla di un forte risparmio in corsia, di medici-infermieri-operatori socio sanitari che sono andati in pensione e non sono mai stati sostituiti.

Bisogna partire da qui, da numeri come questi che evidenziano tagli pesanti alla sanità, per capire quello che succederà il prossimo 17-18 marzo quando per la prima volta unitariamente (superando le tantissime e storiche divisioni espresse dalle diverse sigle sindacali), i medici incroceranno le braccia. Si prospettano due giorni di ambulatori deserti con tutto quello che ne consegue in termini di disagio per i cittadini: in sostanza, per 48 ore, sarà vietato ammalarsi anche se i medici garantiscono l’adozione di tutte le misure per contenere i problemi del disservizio.

Al centro della protesta i tagli alla sanità e il decreto sull’appropriatezza. La mobilitazione è nazionale e a Padova – dove è attivo uno dei più grandi Ordini professionali d’Italia e il maggiore del Nordest – interesserà 7.567 medici. Tagli alle prestazioni, alle prescrizioni ai cittadini, alle unità operative degli ospedali, organico carente, carichi di lavoro in crescita, formazione non adeguata: sono solo alcuni dei passaggi della contestazione.

«La mobilitazione è unitaria e non riguarda rivendicazioni salariali, ma la difesa della sanità pubblica a tutela dei cittadini», sottolinea il professor Paolo Simioni, presidente dell’Ordine dei Medici di Padova, «Questi tagli fatti a livello centrale colpiscono la sanità virtuosa come quella della nostra regione. E per noi questo è inaccettabile».

«Le motivazioni della protesta sono già state espresse nel “manifesto per la buona sanità” che abbiamo prodotto», spiega Adriano Benazzato, segretario regionale Anaao, l’associazione dei medici dirigenti, «Il fatto è che il governo non ci ha mai convocato per affrontare la questione. L’aspetto più preoccupante della manovra è che non potranno più essere garantiti servizi alla cittadinanza. E nel 2017 sono previsti ulteriori tagli».

Domenico Crisarà responsabile della Fimmg, l’associazione dei medici di base, sottolinea come «i medici hanno il dovere di denunciare quello che sta succedendo: vogliono mettere il cappio al collo al sistema sanitario nazionale che è il vanto del Paese e per il quale si impiega il 7% del Pil contro il 13% degli Usa. La verità è che questo governo sta spingendo verso le assistenze integrative».

E se i medici denunciano i gravi rischi per il futuro del sistema sanitario nazionale e lo stato di sofferenza della professione medica, non stanno meglio – nel mondo della sanità – gli infermieri e gli operatori socio sanitari che da tempo in Azienda Ospedaliera come all’Usl 16 lamentano carenze di organico più o meno pesanti, soprattutto in ambito di sale operatorie. «C’è stato un calo di personale, ci sono state meno assunzioni», afferma Fabio Turato, responsabile della Cisl Sanità, «Quanto accaduto nell’Usl 16, la diminuzione di 4 milioni di euro in 4 anni del costo del personale è emblematico della situazione. A fronte di una grossa sofferenza di organico si assiste a una riduzione della spesa di 4 milioni si euro». Nei giorni scorsi Cgil-Cisl e Uil hanno organizzato in Azienda Ospedaliera assemblee molto partecipate proprio per affrontare la questione della carenza di organico

Il Mattino di Padova – 27 febbraio 2016 

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