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Vincono medici e infermieri, niente cronometro per calcolare i turni in Pronto Soccorso. La giunta veneta ha deciso di fare dietrofront sui «valori minimi di riferimento»

Cronometro azzerato in Pronto Soccorso. Dopo le proteste dei sindacati sanitari e le prescrizioni della commissione Sanità, la giunta regionale ha deciso di fare dietrofront sui «valori minimi di riferimento» (cioè sul metodo con cui quantificare il fabbisogno di medici e infermieri) per il personale delle unità operative dedicate all’emergenza. A differenza dei reparti di degenza, per i quali dal 1° gennaio è scattato il sistema del minutaggio, nel settore dell’urgenza gli addetti saranno calcolati in base alla presenza ritenuta indispensabile per il proprio bacino di utenza.

Il via libera è arrivato ieri dalla commissione Sanità di Palazzo Ferro Fini, dove il percorso della libera si era fermato lo scorso 23 febbraio, incontrando le perplessità dei consiglieri regionali e le critiche delle organizzazioni sindacali. All’epoca l’intenzione di Palazzo Balbi era di estendere anche al Pronto Soccorso il meccanismo già previsto per la corsia, vale a dire l’indicazione di quanti minuti al giorno infermieri e operatori sociosanitari devono essere dedicati ad un paziente (200 in Pediatria gli uni, piuttosto che 50 in Chirurgia gli altri). «Una follia — ricorda Patrizia Bartelle (Movimento 5 Stelle), rivendicando il voto contrario di un anno fa — sacrificare sull’altare dell’organizzazione il rapporto medico-paziente in nome del concetto di tempo. I cittadini costretti a recarsi in ospedale per un’emergenza sarebbero dovuti sottostare alla spada di Damocle dei 22 minuti per l’intervento del medico e dei 40 per quello degli infermieri». Numeri ottenuti in maniera troppo semplicistica anche secondo gli addetti ai lavori. «L’area dell’emergenza — spiega Luigino Schiavon, presidente del coordinamento regionale dei collegi degli infermieri Ipasvi — non si compone di una quantità fissa di posti letto, ma è caratterizzata da un flusso di accessi molto variabile a seconda delle giornate, per cui richiede una valutazione in base alle funzioni».

Perciò è stato attivato un tavolo, con la partecipazione anche delle categorie professionali, per la revisione del procedimento con cui conteggiare gli standard minimi. In sostanza gli ospedali sono stati raggruppati in quattro categorie, in base agli accessi annui al Pronto Soccorso: più di 80.000, fra 50.000 e 80.000, fra 30.000 e 50.000, fra 20.000 e 30.000. Ciascuna giornata è stata poi suddivisa in tre turni: mattina, pomeriggio e notte. Infine sono state individuate quattro tipologie di attività: ambulatoriale, osservazione breve e intensiva, soccorso nel territorio e, nel caso degli infermieri, anche triage. Ora dall’incrocio fra questi parametri è così possibile vedere che in una grande struttura dopo pranzo devono esserci almeno 4 medici e 11 infermieri, mentre in un piccolo nosocomio di sera possono bastarne rispettivamente 2 e 3.

Il parere positivo della commissione è stato espresso all’unanimità. «Il nuovo modello organizzativo, se testato con successo nei Pronto Soccorso, potrà progressivamente essere esteso ad altre strutture sanitarie», annuncia il presidente Fabrizio Boron (Zaia Presidente). «Il passaggio dal “minutaggio” al “tempo turno” può essere utile non solo al Veneto ma anche a tutto il territorio italiano», concorda Claudio Sinigaglia (Partito Democratico). Non a caso i vertici nazionali del sindacato dei medici Anaao Assomed auspicano che «l’intesa raggiunta tra Regione Veneto ed organizzazioni sindacali dei professionisti sia di esempio per il ministero della Salute e le altre Regioni, al fine anche di evitare situazioni esecrabili, quali quelle che da tempo caratterizzano molti Pronto Soccorso italiani». Un’allusione che il governatore Luca Zaia coglie al volo: «Abbiamo rigettato la logica del “tempario”, che porta a situazioni tipo Nola, non ragionando sul numero delle prestazioni ma per bacino di utenza. Non un tanto al giorno per sanitario, ma tanti sanitari quanti ne servono dopo aver studiato i flussi». Conclude Luca Coletto, assessore alla Sanità: «Noi andremo comunque avanti da soli, ma siamo pronti a mettere a disposizione questa esperienza».

Il Corriere del Veneto – 25 gennaio 2017 

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