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Virus dell’epatite “E” quale possibile zoonosi e causa di malattia a trasmissione alimentare. Un approfondimento sugli studi recenti

da Ceirsa. Numerosi studi recenti hanno portato all’attenzione della comunità scientifica internazionale il ruolo dei virus dell’Epatite E quale causa di malattie a trasmissione alimentare, tematica sino ad oggi poco approfondita, il cui rischio risulta pertanto meno controllato. Il virus dell’Epatite E (HEV) ha assunto negli ultimi anni una sempre maggiore rilevanza in termini di rischio per la salute pubblica, in quanto principale agente causale di epatite virale acuta. Negli ultimi dieci anni in Europa sono stati riportati più di 21.000 casi clinici con 28 decessi associati a tale patogeno.

Nel 2017 è stato pubblicato da parte dell’ECDC un report sulla sorveglianza dell’Epatite E in Europa riferito al decennio 2005-2015. In 20 paesi UE sono attivi sistemi di sorveglianza e protocolli consolidati per l’effettuazione di test, mentre nei restanti 10 non viene attuata una sorveglianza specifica. Il 75% delle segnalazioni proviene da Germania, Francia e Regno Unito (che rappresentano il 41% della popolazione totale in UE), paesi in cui il sistema di sorveglianza nazionale è attivo almeno dal 2005, obbligatorio in Germania e volontario in Francia e Regno Unito. La prevalenza dell’infezione da HEV, soprattutto per quanto riguarda HEV-3, è in aumento in Europa e interessa prevalentemente soggetti anziani di sesso maschile. Sebbene la categoria di individui maggiormente coinvolti abbia più di 50 anni di età, un dato interessate emerge in alcuni Paesi (Germania, Paesi Bassi e Regno Unito) dove è stato recentemente registrato un aumento del numero di donatori di sangue positivi per HEV in gruppi di età più giovane.

In Italia l’attività di sorveglianza a carico di tutte le epatiti virali acute viene svolta dal Sistema Epidemiologico Integrato dell’Epatite Virale Acuta (SEIEVA).

Nel corso del 2018, in Italia, sono stati notificati al SEIEVA 49 casi di epatite E. Quasi tutti i casi, tranne 4, risultano autoctoni. La maggior parte delle infezioni è stata diagnosticata in uomini (67%), più della metà dei quali di età ? 55 anni.

Tra i casi nazionali, 3 sono stati segnalati in Regione Piemonte. La sintomatologia era riferibile ad una forma di epatite (febbre, ittero, urine ipercromiche) con decorso favorevole e tutti i soggetti hanno evidenziato sieroconversione per Epatite E. Tutti e 3 i casi sono stati diagnosticati in individui residenti in provincia di Novara e hanno interessato soggetti di sesso maschile di età avanzata (69,72 e 79 anni). In un caso è stato riferito il consumo di insaccati prodotti a livello domestico e di acqua di fonte, mentre in un altro caso di carne di cinghiale cotta (Fonte ASL Novara).

In Europa la trasmissione per via alimentare è stata dimostrata come la via principale per l’infezione da HEV-3 attraverso la carne di suino e il fegato suinoconsumati crudi o poco cotti. Anche il contatto con animali infetti rappresenta una possibile via di trasmissione; il personale che lavora a contatto con gli animali serbatoi presenta infatti indici maggiori di siero-prevalenza rispetto al resto della popolazione, a dimostrazione della trasmissione zoonotica dell’infezione. Il ruolo dell’ambiente (come l’uso di fertilizzanti organici o di acqua per irrigare) come fonte di contaminazione per gli alimenti di origine vegetale non è ancora noto e necessita di ulteriori studi.

Per approfondire il ruolo zoonosico dei suini nell’epidemiologia della malattia, l’Istituto Zooprofilattico del Piemonte, Liguria e Valle D’Aosta ha condotto una ricerca (Caruso et Al.,2016) per valutare la presenza di anticorpi anti HEV sia in suini di allevamenti piemontesi che nell’uomo (sia in categorie professionalmente a rischio che in un gruppo controllo con persone non a contatto con gli animali “serbatoio”).

Leggi l’approndimento a cura del CeIRSA

Consulta la relazione del SEIEVA

 

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