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Zaia cancella la legge «mancia». In fumo otto milioni per Verona. Il provvedimento approda oggi in consiglio regionale. Gli ex consiglieri: «Non sono marchette, servono al territorio»

La scure di Zaia Due su Zaia Uno: oggi in consiglio regionale approda un provvedimento (che qualcuno ha già chiamato «moralizzatore») fortemente voluto dal governatore leghista, che cancella l’ultimo atto della sua prima legislatura, lo scorso aprile. Si tratta di quella che i giornali hanno ribattezzato «legge mancia»: uno stanziamento aggiuntivo di 50 milioni di euro frazionato in centinaia di interventi più o meno grandi direttamente indicati dai singoli consiglieri, in particolare quelli in rotta con l’allora maggioranza: Nuovo centrodestra e leghisti vicini a Flavio Tosi.

Fu la condizione per approvare il bilancio della Regione, ma era noto a tutti che la «mancia», in caso di bis di Zaia, avrebbe avuto i giorni contati. E così probabilmente sarà. Per Verona, stiamo parlando di circa otto milioni di euro (per l’esattezza: 7.906.055) che ora andranno in fumo. Ci sono, obiettivamente, stanziamenti che puzzano di marchetta, come i 20mila euro per ricordare la battaglia di Castagnaro o 100mila euro per la festa dell’Uva a Bardolino. «Ma attenzione – avverte l’oggi consigliere della Lista Tosi Andrea Bassi – quella festa permette di allungare la stagione estiva sul Garda di due settimane, con tutto l’indotto del caso». Bassi porta in particolare la paternità dei 300mila euro indirizzati a Valeggio per una pista ciclabile. «Non si può buttare il bambino con l’acqua sporca – continua – si riveda pure l’elenco, ma non può essere tutto considerato una porcheria. E se cancellare tutto è un modo per farla pagare ai consiglieri di allora, beh in realtà a pagare sono i Comuni, sempre più penalizzati, che aspettano quei fondi ».

Lo stanziamento più consistente, per Verona, sono gli 890mila euro che l’allora consigliere Ncd Giancarlo Conta fece destinare alla Biblioteca Capitolare, per un nuovo spazio espositivo e un archivio di catalogazione del patrimonio. «Per altro, era collegato ad uno stanziamento di 400mila euro di fondazione Cariverona, pure quello ora destinato a saltare – sospira Conta – Sarebbe stata una valorizzazione notevole di una realtà poco conosciuta, tra le più importanti a livello mondiale». Il prefetto della Capitolare, don Bruno Fasani, non sa se definire la vicenda «una presa per i fondelli o un voto di scambio» Questo perché «si è approvata una legge che distribuiva dei fondi, quando si aveva la coscienza che si trattava solo di uno specchietto per le allodole di tipo elettorale».

Altri consistenti finanziamenti ora a rischio sono quelli rivendicati da Sandro Sandri, allora consigliere Ncd e precedentemente assessore regionale alla Sanità per la Lega. Ce ne sono due, di 350mila euro ciascuno, per il Policlinico di Borgo Roma: uno per il reparto di Pediatria a indirizzo diabetologico, l’altro per l’unità di Endocrinologia, Diabetologia e malattie del metabolismo. Un terzo, di 800mila euro, era destinato all’Usl 21, per l’istituzione di una nuova automedica a Zevio, dopo la chiusura dell’ospedale. «Mi dà fastidio essere inserito nella grande confraternita del marchettari – sottolinea Sandri – questi erano soldi per progetti importanti, che ora chissà dove andranno a finire». Sulla stessa linea anche l’ex collega Conta, che tra le altre cose aveva strappato 50mila per il progetto «Le Casette» di un’associazione di Legnago, per aiutare i disabili a superare il trauma dei lutti familiari. «Se queste sono marchette, si assumerà la responsabilità Zaia di dire che non ci sono più risorse per l’handicap», afferma. E i 441mila per sistemare il tetto della chiesa di Cerea? «Necessità che il territorio mi aveva comunicato, basta vedere quanti voti ho preso a Cerea per capire che non avevo tornaconti elettorali». Per la cronaca: trenta.

Se la legge «mancia» verrà abrogata, addio anche ai 500mila per le scuole elementari Pindemonte di San Giovanni Lupatoto, ai 445mila euro per un progetto di riqualificazione a Vigasio, ai 315mila per il restauro di Villa Aquadevita a Colognola ai Colli, ai 300mila per l’illuminazione pubblica a Rivoli o a quelli la messa a norma del campeggio comunale di Bardolino. Tutte marchette? Ai consiglieri, oggi, la sentenza.

Alessio Corazza – Corriere di Verona – 15 settembre 2015

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