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Piano sanitario. Zaia: tagliaremo Asl e funzionari, non ospedali

I progetti del governatore dopo l’approvazine del piano socio sanitario. Fiducia all’assessore Coletto e al dirigente Mantoan: la maggioranza è solida

E se domani se ne pentissero? Dopo aver puntato i piedi sul Piano socio sanitario, i consiglieri regionali del Veneto sono riusciti a strappare alla giunta un bel pezzo di potere: il loro parere, espresso in quinta commissione, sarà vincolante. Significa che quando la giunta chiederà, ad esempio, di accorpare due o più Ulss o proporrà di trasformare un ospedale, se la commissione non vorrà non se ne farà niente.

«Io, se fossi un consigliere, penserei ad assicurarmi, esattamente come gli assessori», chiosa il governatore Luca Zaia. Non è una boutade: con il parere vincolante la commissione – e quindi i consiglieri – esercita un potere amministrativo. «Chiaro che dovranno tutelarsi nell’eventualità di ricorsi al Tar».

Ossia assicurarsi. E chi pagherà l’assicurazione? Fosse stato per Zaia, il parere vincolante andava cassato: «Il mondo va verso le competenze esclusive e non concorrenti, si punta ad accorciare la catena di comando così che il cittadino abbia risposte in tempi più celeri». Tant’è, gli emendamenti dell’assessore Luca Coletto (che Zaia peraltro rivendica: «Io ho dato il via libera») sono stati bocciati. Vicenda che ha contribuito ad alimentare vari chiacchiericci che Zaia cataloga alla voce “leggende metropolitane”. Del tipo: il “padrone” del Piano socio sanitario non è Zaia, ma il sindaco di Verona e segretario della Lega (nonché ex assessore alla Sanità a Palazzo Balbi) Flavio Tosi? «Quando c’è un capo, l’adagio popolare vuole ci sia sempre un uomo ombra. Il piano è della giunta e dall’aula non è uscito un piano di compromesso, anzi».

Ancora: sono stati Galan e i galaniani a bloccare l’emendamento del presidente della commissione Leonardo Padrin che voleva mettere la moratoria sui project financing? «Altra leggenda metropolitana. Padrin ha lavorato benissimo, ma io la moratoria non l’avrei votata. Capisco la ratio, ma avrebbe bloccato anche i project per acquistare una Tac. Sono stato io a chiedere che l’emendamento venisse ritirato, non è giusto tirare in ballo chi non c’entra niente». Ancora: il segretario regionale della Sanità Domenico Mantoan è all’angolo, in bilico? «Mantoan è il miglior manager della sanità che io conosca. Lui e Coletto – di cui riconosco impegno, concretezza e onestà – dovranno sempre di più fare sinergia. La squadra non si cambia». Di più: troppe divisioni tra Lega e Pdl, ergo la giunta è sempre più in bilico? «L’approvazione del Piano dimostra che la mia maggioranza è solida e tenace».

Quel che preme al governatore è che, al di là delle chiacchiere politiche, i veneti comprendano qual è la filosofia di questo Piano socio sanitario. E fa niente se il ministro alla Salute Renato Balduzzi ha detto che si sarebbe aspettato di più: «Mah, mi sa che il ministro non l’ha neanche visto, il Piano. A noi parla di poco coraggio quando ci sono 4 regioni con 5 miliardi di debito? Si guardi in casa, non mi sembra che abbia parlato la Merkel».

Ma veniamo ai veneti che, forse, più che delle polemiche politiche, hanno un’altra preoccupazione: essere curati bene e avere l’ospedale vicino a casa. Solo che la prossima tappa, con le famigerate “schede” – su cui si dovrà esprimere la commissione – sarà il taglio delle Ulss: quante chiuderanno e che ripercussioni sugli ospedali ci saranno? «Calma – avverte Zaia – la riduzione delle Ulss non c’entra niente con la chiusura degli ospedali. Prendiamo Treviso: ha tre Ulss. Che diventino due o una sola provinciale, vuol dire che avremo meno direttori generali e più risparmi. Con un bacino di 300mila utenti, le Ulss (oggi 22 più le 2 Aziende ospedaliere, ndr) dovrebbero diventare 15».

E gli ospedali? «Se qualcuno si prende la briga di fare demagogia dicendo che chiudiamo gli ospedali, lo definirei un atto di sciacallaggio. Le emergenze/urgenze resteranno vicino a casa per tutti i cittadini; gli ospedali che hanno specialità continueranno ad averle; dopodiché per un trapianto di cuore è chiaro che bisognerà andare al Centro Gallucci a Padova». È ai veneti che Zaia dice di rivolgersi: «L’obiettivo di questo Piano è che i cittadini siano curati da professionalità e che ci siano tecnologie all’avanguardia. Io mi sono operato due ernie inguinali: la prima volta a 14 anni e sono stato una settimana ricoverato, la seconda una decina di anni fa e dalla sala operatoria sono uscito con le mie gambe e sono andato a casa».

Eccellenze: è a questo – dice il governatore – che si punta. E cita il San Bortolo di Vicenza dove «si opera la scatola cranica senza aprirla». O Motta di Livenza che una volta era un ospedale “normale” e adesso è «un centro di riabilitazione all’avanguardia». «Ricoveri brevi, professionalità, efficienza. Il Piano punta a questo. Allungherà la vita e la qualità della vita».

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Il Gazzettino – 24 giugno 2012

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