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Zampa arrestato, sospesa l’attività di Cospalat: ecco come alterava latte

Scoperti valori eccessivi di aflatossine, il presidente ammette: «Vado in galera io». Cambi di laboratori e prodotto “allungato”        

UDINE – L’attività della Cospalat Friuli Venezia Giulia, il consorzio finito al centro della bufera con l’inchiesta dei carabinieri del Nas per frode in commercio e latte contaminato da aflatossine, è stata temporaneamente sospesa. Il personale dell’azienda sanitaria ha notificato ieri pomeriggio alla Cospalat il decreto di temporanea sospensione del riconoscimento quale centro di raccolta del latte dello stabilimento, emesso ieri pomeriggio proprio su richiesta dei Nas di Udine, dal Servizio sicurezza alimentare della Nutrizione e Sanità pubblica veterinaria. Mentre i carabinieri del Nas di Udine ne hanno notificato uno analogo al laboratorio Microlab di Amaro (Udine), per le analisi di autocontrollo per le industrie alimentari.

«Ovviamente quando succedono queste cose partono subito i monitoraggi del ministero e dei Nas». Così dal Lussemburgo il ministro della salute Beatrice Lorenzin ha commentato l’inchiesta del pm Marco Panzeri, diventata ormai un caso nazionale, mentre i cittadini insorgono e minacciano class action. Nel pomeriggio gli inquirenti hanno provveduto anche a ritirare alcuni campioni di latte dalle stalle di alcuni allevatori soci del consorzio Cospalat per portarlo al centro di raccolta dove sono al lavoro i veterinari dell’azienda sanitaria per effettuare controlli.

Nel frattempo emergono nuovi dettagli delle numerosissime intercettazioni raccolte dagli inquirenti nel corso di oltre sei mesi di indagini, molte delle quali confluite nelle 167 pagine di ordinanza di custodia cautelare, in cui emerge la consapevolezza da parte degli indagati dell’illegittimità della presenza di aflatossine nel latte. «Vado in galera io», dice il presidente Renato Zampa in un colloquio con un altro allevatore, mentre lo informa che le analisi effettuate sul suo latte avevano evidenziato un valore di aflatossina superiore a 50, e conseguentemente aveva dovuto «annullare» il campione. «La pratica di «annullare», nel lessico degli indagati è sinonimo di «occultare» le analisi che avrebbero imposto la distruzione delle partite di latte contaminato. Questa, emergeva come una prassi «frequente da parte di Cospalat», rileva al riguardo il gip nell’atto.

Gli indagati avevano adottato anche la pratica di “misciare” il latte, ovvero allungarlo con latte buono per diluire la concentrazione di aflatossine. Gli inquirenti hanno anche appurato che è stata utilizzata una partita di latte contaminata da antibiotici per produrre formaggio. Rifiutato da un caseificio che si era accorto dei valori non congrui, il latte era stato “dirottato” da Stepanovic (il capo degli autisti della Cospalat) e Zampa in un altro stabilimento.

Il Gazzettino – 22 giugno 2013

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