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Zootecnia. Allevatori di bovini: sono a rischio le stalle del Nord. Allarme dai primi di gennaio per lo sciopero dei “raccoglitori”

Non basta l’emergenza del prezzo del latte e la crisi che sta falcidiando le stalle italiane. Dai primi di gennaio gli allevatori devono fare i conti con un nuovo problema: lo sciopero dei cosiddetti «raccoglitori» di bovini. La denuncia arriva dalla Coldiretti che sta registrando l’allarme di molti suoi soci del Nord. «La situazione – spiega Giorgio Apostoli responsabile del settore zootecnia della Coldiretti – si sta verificando dai primi giorni del nuovo anno ed è stato già coinvolto il ministero delle Politiche agricole».

Negli allevamenti da latte i vitelli vengono ceduti alle stalle «da carne». Alcuni maschi restano per la riproduzione, ma gli altri sono venduti achi poi li ingrassa e li avvia alla macellazione per alimentare la filiera della «carne bianca». Questa fascia di operatori che acquista i vitelli appena svezzati e li ingrassa per sei-sette mesi ha deciso di bloccare i ritirie così le stalle da latte si devono far carico anche dei capi da ingrasso per i quali non sono attrezzate. Si tratta di un numero ristretto di operatori, in gran parte industriali, per lo più concentrati al Nord che denunciano, complice anche la crisi dei consumi, una situazione economicamente difficile aggravata dalla mancanza di sostegni.

Il problema nasce infatti dall’applicazione della nuova Politica agricola comune che ha riconosciuto gli aiuti accoppiati alla zootecnia, ma ha escluso questi operatori che sono così oggi senza ossigeno. La scure sui consumi aggiunta a quella dei contributi Ue, sta mettendo nell’angolo gli “ingrassatori” senza terra. E la decisione di «scioperare» ha trasferito le difficoltà sulle stalle da latte. Un settore già fortemente penalizzato dal crollo dei prezzi che ha bloccato la trattativa per il rinnovo dell’accordo con il gruppo Lactalis disponibile solo a contrattimensilielistinisottoi38centesimi al litro. E così gli allevatori continuano a lavorare senza certezze sugli incassi.

Solo Granarolo, infatti, ha riconosciuto ai produttori 41 euro al quintale. L’accordo scadrà però ad aprile. Mentre il presidente di Granarolo, Gianpiero Calzolari, proprio in occasione della firma dell’intesa sul prezzo riconosciuto agli allevatori aveva lanciato l’allarme sui rischi per quest’anno della tenuta del sistema.

Unico segnale positivo nel settoreèilbuonandamentodelprezzo del latte ovino (in Italia ci sono 7 milioni di pecore). «A trainare i listini – spiega Apostoli – è la corsa del pecorino che sta andando forte sul mercato americano. Il 6070% della produzione è infatti collocata negli Stati Uniti».

Il Sole 24 Ore – 10 gennaio 2015 

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