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A Roma “anticipati” 570 milioni. Il governo impone nel «piano di rientro» spending review e una stretta sulle partecipate

Delrio: «La cifra è la stessa, cambia modalità. Non c’è trasferimento al Comune, sono somme che anziché essere distribuite negli anni, vengono anticipate». La bomba del default è disinnescata, ma l’equilibrio dei conti resta precario.

Il trasferimento di risorse da 570 milioni di euro mette in sicurezza i conti del Comune di Roma, ma rende obbligatorio per la giunta guidata dal sindaco Ignazio Marino un risanamento deciso dei bilanci. Una ricetta fatta di spending review, stretta sulle partecipate, dismissioni immobiliari e riorganizzazione delle entrate. Il «Salva Roma ter», terzo provvedimento di urgenza messo in campo dal Governo dopo il fallimento dei due precedenti per evitare il dissesto della Capitale, arriva nel Dl enti locali, provvedimento omnibus che recepisce tra le altre cose le disposizioni sulla Tasi, il rinvio della web tax e le norme sui contratti per i servizi di pulizia delle scuole.

A Roma il Consiglio dei ministri ha assicurato le somme necessarie per evitare il default, ha spiegato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Graziano Delrio in conferenza stampa. «La questione di Roma è stata riproposta in maniera differente – ha chiarito Delrio – la somma trasferita tra il commissario e il Comune di Roma rimane la stessa». Delrio ha precisato: «Non c’è un trasferimento dello Stato al Comune di Roma. Sono somme che anziché essere distribuite negli anni vengono anticipate per creare massa critica». Una partita di giro tra gestione commissariale e gestione ordinaria: dal 2008 il Campidoglio ha un commissario per il debito pregresso. Parallelamente, ha sottolineato, c’è «l’obbligo di avere piani di risanamento finanziari, di aumento delle entrate da parte del Comune di Roma come già il Senato aveva stabilito con un emendamento a larghissima maggioranza».

Insomma l’attenzione del Governo Renzi si farà sentire. Si dispone infatti che il Comune di Roma prepari «piani di rientro pluriennali dal debito» e si dettano i criteri per tale rientro corrispondenti a quelli introdotti in sede parlamentare. In parte, il Salva Roma ter recepisce quanto era stato inserito nell’emendamento di Giorgio Santini (Pd) in materia di liberalizzazione e dismissioni già nel Salva Roma bis (ritirato tra mille polemiche mercoledì). Il nuovo Dl stabilisce infatti l’obbligo «di applicare le disposizioni finanziarie e di bilancio e i vincoli in materia di acquisto di beni e servizi e di assunzione di personale». Una spending review forzata che obbligherà il Campidoglio a tagli di spesa, revisione dei criteri di assunzione del personale, dei contratti di acquisto, dell’utilizzo di costi standard. Operazione in parte già avviata con la centrale unica degli acquisti che sarà, c’è da giurarci, applicata anche alle società partecipate.

È proprio sulla galassia delle 26 aziende che arriva la stretta del Governo. Nel comunicato diffuso nel pomeriggio (il testo in serata non era ancora disponibile) si sottolinea anche la necessità di «operare una ricognizione dei fabbisogni di personale nelle società partecipate, adottare modelli innovativi per la gestione dei servizi di trasporto pubblico locale, di raccolta dei rifiuti e di spazzamento delle strade anche ricorrendo alla liberalizzazione». Nel mirino i conti e la gestione di Ama e Atac, le due società che si occupano rispettivamente della raccolta dei rifiuti e del trasporto pubblico locale caratterizzate da anni di cattiva gestione. Il Governo invita inoltre, se necessario «alla dismissione o alla messa in liquidazione delle società partecipate che non risultino avere come fine sociale attività di servizio pubblico». Ribadita inoltre «la necessità di valorizzare e dismettere quote del patrimonio immobiliare del Comune».

Il decreto dispone che il Comune di Roma debba trasmettere ai ministeri dell’Interno e dell’Economia e alle Camere il Piano di rientro «al fine di consentire la verifica della sua attuazione». Il sindaco ringrazia per il sostegno che garantirà «il rilancio operoso dell’economia della Capitale». «Mi entusiasma – prosegue Marino – è quello che chiedo da diversi mesi. Desidero avere un piano di rientro preciso, perché non intendo fare come nell’ultimo mezzo secolo, cioè spendere soldi che non ci sono». E assicura: «Non alzerò le tasse ai cittadini romani, che hanno il diritto di avere servizi all’altezza». Commentando il provvedimento del Governo ha aggiunto: «Erano soldi che vengono dalle tasche dei romani e che avevano il diritto di vederli restituiti». Il sindaco ha poi rivendicato il diritto di avere un gettito in più come le altre capitali del mondo perché «Romaè una città che ospita centinaia di manifestazioni all’anno».

Il Sole 24 Ore – 1 marzo 2014 

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