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Accesso Università. Giannini: «Medicina e Veterinaria, subito orientamento nelle scuole, nuovi test nel 2015 e riforma complessiva dal 2016»

In realtà puntiamo già dal prossimo anno a introdurre un serio orientamento in tutte le scuole, perché questo è essenziale per una prima scrematura in base all’autoesclusione degli studenti che scopriranno così da soli di non avere l’inclinazione per medicina. E poi? Stiamo studiando una prova selettiva che elimini il test così come è stato finora, un calderone di domande che non rispetta il principio del diritto allo studio e quello della meritocrazia.

Per la riforma si partirà nel 2016 perché non vogliamo mettere a rischio la qualità del primo anno del corso di Medicina, secondo per qualità solo alla Francia, secondo tutti i ranking internazionali.

Veniamo alla legge di stabilità, prevedete qualche modifica al Senato? Cercheremo di trovare i fondi per l’Invalsi, perché la valutazione della scuola è un cardine. Chi sogna di fare il medico il prossimo anno dovrebbe vedersela ancora con una «prova selettiva» per iscriversi a Medicina, anche se rivista rispetto alla lotteria dei quiz del passato e preceduta da massicce dosi di orientamento dalle scuole superiori. Mentre la riforma, quella che prevederebbe «l’accesso libero di tutte le matricole e uno sbarramento al primo anno o dopo sei mesi partirà nel 2016». Il ministro dell’Istruzione Stefania Giannini, dopo settimane di attesa, fa chiarezza sul destino del tanto contestato test su cui anche quest’anno sono piovuti migliaia di ricorsi con conseguenti iscrizioni in più (oltre 5mila) dei ricorrenti. «Proprio in questi giorni ne ho parlato con i rettori e con le forze della maggioranza a cui ho fatto capire l’esigenza di cambiare, con quale soluzione alternativa si vedrà. Il mio obiettivo resta quello di garantire l’accesso libero agli studenti che verranno misurati e selezionati in base agli esami e al loro curriculum».

Quindi la riforma slitta di un anno? Così come per gli Afam, le scuole superiori che formano artisti e musicisti. Mancano 10 milioni, una goccia nel mare, ma essenziale per far partire la rivisitazione organica di tutto il comparto. Infine speriamo in qualche sforzo in più per la ricerca.

Si riferisce all’emendamento del Pd a firma di Francesca Puglisi sui ricercatori? Sì, sono d’accordo con la sua impostazione perché non mette in discussione la filosofia del Governo che proprio con la legge di stabilità e a costo zero consente di liberare le risorse già presenti negli atenei virtuosi per le assunzioni di 1.500 ricercatori in due anni.

L’emendamento cosa prevede? La creazione di un fondo per quello che già qualche mese fa definivo un piano straordinario di assunzioni di giovani ricercatori. Dovrebbe valere 50 milioni all’anno per tre anni. In tutto si tratta di 150 milioni, una cifra interessante che può consentire 850 assunzioni in più all’anno. Certo serve il via libera dell’Economia.

Intanto siamo a fine anno e gli atenei stanno aspettando le risorse del 2014. Proprio oggi (ieri, ndr) ho firmato il decreto con i 7 miliardi di finanziamento dopo una lunga procedura complessa che andrebbe rivista. Noi eravamo pronti il 15 settembre, ma nell’attesa del via libera di Economia e Corte dei conti, siamo arrivati quasi a Natale. Il prossimo anno partiremo con l’iter a gennaio, grazie al fatto che conosciamo già le risorse disponibili, per arrivare ad assegnare i fondi agli atenei almeno in estate.

E il decreto sul costo standard che serve a distribuire parte dei fondi? Ora posso ufficializzarlo. Il ministero dell’Economia ha firmato il decreto. Si tratta di un passo importante di cui vado molto fiera: l’università è la prima amministrazione pubblica che si avvale di questo importante strumento di riequilibrio tra le molte disomogeneità del Paese. Sarà applicato in maniera progressiva, per un 20% della quota complessiva, e aiuterà moltissimo le università del Sud attraverso una valutazione equa del costo della didattica calcolata in base agli studenti in corso.

A questo si aggiunge la quota premiale.Oggi vale il 18% dei fondi complessivi,per 1,3 miliardi e può spingersi oltre. Da quest’anno per la prima volta mettiamo insieme due principi fondamentali: il riconoscimento delle differenti condizioni di contesto che incidono sulle attività degli atenei attraverso i costi standard e poi la valutazione delle performance nella ricerca, nella didattica e nell’internazionalizzazione.

Il Sole 24 Ore – 10 dicembre 2014 

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