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Agricoltura. Per ottenere i fondi Ue basterà solo un click. La rivoluzione scatta a marzo. Ma 575 milioni sono fermi

Maurizio Tropeano. La rivoluzione scatta a marzo: dopo il modello 730 anche la dichiarazione per ottenere i contributi europei arriverà direttamente a circa 700 mila piccole imprese. Il produttore (autonomamente o assistito dal Caa) potrà dare semplice conferma con un click dei dati pre-compilati o integrare e completare le informazioni.

Per tutte le aziende si potrà anticipare il pagamento del 100% degli aiuti a giugno, invece che a dicembre, per un potenziale di 4 miliardi di euro. Le novità sono state stata annunciate martedì scorso dal ministro delle Politiche Agricole, Maurizio Martina, nel corso della prima conferenza economica di Agrinsieme. L’associazione di cui fanno parte Confagricoltura, Confederazione italiana agricoltori-Cia e Alleanza delle cooperative agroalimentari, però, nel suo rapporto «#campoliberofinoinfondo» denuncia, sulla base dei dati della rete rurale nazionale come entro il 31 dicembre ci siano da spendere 575 milioni di euro di cui 394 nelle regioni convergenza e 177 in quelle competitività. Agrinsieme, poi, stima in 15 milioni le perdite delle società regionali partecipate delle regioni in ambito agricolo.

Martina ha anche illustrato l’avvio di un piano anti-burocrazia che dovrebbe portare ad eliminare i 25 chili di carta che secondo lo studio di Agrinsieme l’azienda produce ogni anno e che assorbe oltre 100 giornate di lavoro. Ma la semplificazione amministrativa costituisce solo uno dei due pilastri su cui si gioca la competizione sul mercato globale. Il secondo è l’internazionalizzazione e qui, almeno secondo il rapporto che Nomisma ha realizzato per Agrinsieme, ci sono alcune criticità legate al fatto che «l’Italia dedica ingenti risorse umane e finanziarie alla promozione, soprattutto se in comparazione rispetto a quanto avviene negli altri maggiori partner europei ma questo non trova riscontro nella capacità di accesso ed espansione sui mercati esteri o nell’utilizzo dei servizi offerti».

Confagricoltura, Confederazione italiana agricoltori-Cia e Alleanza delle cooperative agroalimentari hanno chiesto al governo un cambio di passo.?Qualcosa si sta muovendo come ha spiegato il vice-ministro dello Sviluppo economico annunciando l’avvio di un progetto per i mercati esteri che dispone di una dote di 50 milioni. Si parte dagli Stati Uniti dove saranno investiti 30 milioni per una campagna contro il falso made in Italy ma anche con la promozione dei prodotti ad indicazione geografica ed incentivi alle catene distributive per dare spazio sugli scaffali a prodotti anche di nicchia.

Ma la competitività sui mercati internazionali si raggiunge anche migliorando l’efficienza interna. Agrinsieme sottolinea la necessità di «una semplificazione radicale del sistema a partire dalle varie controllate del Ministero (Cra, Agea, Ismea, Inea, Ente Risi, Unirelab etc.)». E poi è «anacronistico pensare che c’è ancora qualcuno oggi che pensa che si possa riproporre un sistema di incentivi per le assicurazioni legato all’adesione ad un consorzio di difesa così come è anacronistico pensare che ci sia un regime di monopolio (costato negli ultimi 10 anni oltre 800 milioni di euro) per la tenuta dei libri genealogici delle razze bovine in capo alle associazioni di allevatori». Semplificare e liberalizzare «permetterebbe il risparmio di milioni l’anno che potrebbero essere reinvestiti nelle aziende».

La Stampa – 23 novembre 2014

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