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Alimentare, vestiti, arredo, elettronica uniti da timore frenare consumi

Tocca un terzo dei consumi alimentari, spinge alla cautela il mondo del tessile-calzature-abbigliamento-arredo di design, mette sul chi va là i big dell’elettronica di consumo. Tutti d’accordo: quel ritocco di un punto in sù all’Iva in vigore da oggi va maneggiato con cura perchè non si trasformi in un perfetto autogol.

Intanto, l’Iva passa dal 20 al 21 per acque minerali, vini, birra, succhi di frutta, limonate, cole e altre bevande gassate, caffè e tè, cibo per animali, acquaviti e liquori. Commenta Federalimentare: «Un giochino capace di generare, secondo nostre stime, su consumi annui da 64 miliardi, aumenti del gettito da 600 milioni».

Ettore Fortuna, direttore di Mineracqua, è preoccupato. «Sinceramente – commenta – pensavamo di averla scampata, perchè il nostro è un settore che ha pochi margini di manovra, è praticamente impossibile che una bottiglia di acqua minerale di fascia media passi sullo scaffale del supermarket da 20 centesimi a 20,2. I distributori stessi non lo permetterebbero mai».

Mette le mani avanti, la Federazione Moda Italia di Confcommercio: l’incremento dell’Iva non avrà, in questa fase, una ricaduta sui prezzi finali nei negozi di abbigliamento, calzature, pelletteria, accessori moda e articoli sportivi. «I nostri operatori associati si accolleranno, in questo periodo, l’aumento del punto percentuale di Iva – dice il presidente, Renato Borghi. Confcommercio ha stimato una riduzione dei consumi di quasi un punto percentuale a causa di quest’incremento dell’aliquota ordinaria Iva».

Non si può limare il già scarso potere d’acquisto delle famiglie, questo vale anche per un big come Benetton. «I prezzi al consumo dei marchi United Colors of Benetton, Sisley, Playlife e Undercolors restano pertanto invariati. Un’iniziativa – ha detto Alessandro Benetton vice presidente esecutivo – che riflette l’impegno del gruppo di contrastare con flessibilità e innovazione il calo dei consumi».

«Ma sul prossimo prodotto estivo, voglio proprio vedere – commenta Lino Fornari, l’imprenditore marchigiano inventore del marchio Fornarina – noi siamo colpiti in pieno, facciamo per il 45% calzature e per il 45% vestiti per giunta per bambini, il resto borse, quindi pelletteria. Siamo senza via di scampo».

Per il legno arredo Massimiliano Messina di Flou avverte: «È una catena in cui tutto si scarica a seconda della filiera. Faccio un esempio: per un comodino si può facilmente passare visti gli aumenti dell’Iva sul semilavorato a 50 euro in più e così via, 500 su un salotto, 5mila su un rinnovo totale di arredamento da 30mial euro».

Altro settore in fibrillazione, l’elettronica di consumo. Dal quartier generale di media World arriva un commento articolato. «Preso atto dei nuovi provvedimenti, esistono almeno tre grandi problematiche che le catene di distribuzione devono affrontare, in particolar modo per il mercato dell’elettronica, tipicamente deflattivo: la valorizzazione del magazzino precedentemente acquistato al 20%, la comunicazione al consumatore e il riadattamento dei prezzi al pubblico, mantenendo il concetto di prezzo psicologico, ad esempio la cifra 499 applicabile su almeno 20mila prodotti per punto di vendita».

Ilsole24ore.com – 17 settembre 2011

 

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