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Allerta epatite A: 700 persone colpite dall’inizio dell’anno per i frutti di bosco. “Poca informazione ai consumatori”

Il Ministero non avverte in modo adeguato i cittadini. I supermercati devono mettere i cartelli

Non mangiate frutti di bosco surgelati se non sono stati cotti per 2-3 minuti. Questo messaggio, timidamente suggerito dal Ministero della salute a distanza di quattro mesi dall’inizio dell’epidemia di epatite A, dovrebbe invece essere diffuso con una certa rilevanza, visto che sino ad ora le persone colpite sono oltre 700. La situazione è fuori controllo e non si sa cosa fare per capire da dove arriva la materia prima contaminata. I frutti di bosco sotto accusa provengono da: Serbia, Bulgaria, Romania, Ucraina, Polonia e Canada e questo rende molto complicato individuare le partite pericolose.

ualcuno ipotizza che lotti di frutta con il virus mescolati ad altri abbiamo contribuito ad estendere la contaminazione ormai giunta anche in Irlanda e Francia. In un documento redatto dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna datato 19 settembre 2013, si dice che “a partire dall’ottobre del 2012 sino al mese di aprile 2013 ci potrebbe essere stata una continua immissione sul mercato di frutti di bosco congelati potenzialmente contaminati“.

Questo vuol dire che le confezioni potenzialmente contaminate vendute al dettaglio sono stati decine di migliaia. Le autorità italiane hanno però ritirato solo cinque lotti per cui è molto probabile avere in casa una confezione di frutti di bosco surgelati a rischio. L’ipotesi è formulata in un comunicato dello stesso Ministero della salute che per cercare di arginare l’epidemia invita a cuocere 2-3 minuti i frutti prima del consumo.

L’emergenza non è cessata, e basta osservare l’andamento dei casi registrati (vedi tabella) che continua ad aumentare in modo costante. Questo vuol dire che la vendita di frutti di bosco con il virus continua e che la gente li consuma crudi ignorando il rischio.  Anche le notizie di cronaca confermano questa situazione. È di pochi giorni fa una nota diffusa dal sistema di allerta europeo che segnala un lotto di frutti di bosco con il virus bloccato dalle autorità di frontiera italiana.

La cifra di 700 persone colpite può sembrare elevata ma non è così. Secondo i dati rilevati dal Seieva – il sistema di sorveglianza delle epatiti virali acute all’interno dell’Istituto Superiore di Sanità che assembla le notifiche delle Asl – dal 1 gennaio al 30 settembre 2013 sono stati registrati 772 casi di epatite A, rispetto ai 224 dell’anno precedente. Gli esperti tendono ad addebitare buona parte dei 548 in più ai frutti di bosco, basandosi sui riscontri di laboratorio effettuati sulla sequenza del virus. Seieva però rileva solo i dati riferiti al 75% del territorio, è quindi plausibile ipotizzare che attualmente le persone colpite siano ameno 700 e il numero sia destinato ad aumentare. La situazione è preoccupante e per questo motivo domani si riunirà nuovamente la task force costituita qualche mese fa dal Ministero della salute. Un’altra riunione è prevista all’Efsa per valutare il problema a livello europeo.

Che fare? Premesso che la task force dell’Istituto Superiore di Sanità insieme all’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia ed Emilia Romagna incontra grosse difficoltà per rintracciare l’origine della materia prima, chi deve cambiare registro è il Ministero della salute. Occorre avvertire i cittadini seriamente abbandonando ogni timidezza tenuta sino ad ora. È inaccettabile che ci siano articoli sui giornali  dove si parla del “primo caso primo di epatite A in Italia” quando siamo a quota 700!

Una cosa è certa, troppe persone non conoscono il problema e continuano a consumare frutti di bosco surgelati crudi. In questa situazione c’è anche una responsabilità oggettiva dei supermercati che tranne poche catene come Auchan,  Carrefour, Simply, Sogegross… non hanno avvisano i clienti in modo adeguato sui lotti ritirati. C’è di più, perché i supermercati sapendo che una parte dei frutti di bosco in vendita è contaminata (non mettono un grande cartello a colori davanti ai frigoriferi ricordando agli acquirenti di cuocere per 2-3 minuti prima del consumo? L’ipotesi non è così strana visto che lo stesso Ministero della salute non esclude che confezioni di prodotto contaminato siano ancora in commercio o siano conservate nel freezer dei cittadini. Per arginare un’epidemia come quella dei frutti di bosco è fondamentale usare in modo intelligente la comunicazione. In Italia qualcuno non ha ancora capito come si  informano i cittadini, oppure lo ha sa perfettamente ma preferisce non farlo, intanto la lista delle persone colpite si allunga.

Roberto La Pira – Il Fatto alimentare – 7 novembre 2013

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