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Altro che tassa Balduzzi. Sanità: posta in gioco più grossa

Negli ultimi giorni dell’anno è stata data molta enfasi all’ipotesi di una tassa di scopo su alcolici e junk food per finanziare la sanità contenuta nelle linee di lavoro per il Patto per la salute. In realtà la partita è ben più vasta a partire dal come tagliare 8 miliardi di spese. E non solo

Al termine della conferenza stampa di fine anno, durante il brindisi con la stampa, abbiamo avvicinato il presidente Monti e gli abbiamo rivolto la domanda che avremmo voluto fargli durante il confronto con i giornalisti ma che, per questioni di tempo, non abbiamo avuto modo di porgli. “Sulla previdenza siete già intervenuti, sul lavoro state preparando nuovi provvedimenti. Pensate di intervenire anche sulla sanità?”. Monti ci ha risposto così: “Non ci avevo pensato, mi avete dato un’idea!”.

Chiaramente si trattava di una battuta, con quel sense of humour molto britannico al quale il presidente Monti ci sta abituando. Ma resta il fatto che, battute a parte, anche se il Governo non ne parla la partita sanità per il 2012 è tutt’altro che scontata. Presi dagli effetti dell’ultima manovra economica da 30 miliardi (di cui 20 di nuove imposte e 10 di investimento per lo sviluppo) varata prima di Natale, che forse un po’ troppo ottimisticamente è stata definita “Salva Italia”, si tende a dimenticare che i tre anni che ci attendono si prospettano molto pesanti sul fronte del contenimento della spesa pubblica, anche se non dovessero (ed è francamente poco probabile) intervenire nuove manovre di bilancio.

Nel prossimo triennio, infatti, scatteranno la maggior parte delle misure varate tra luglio e agosto dal precedente Governo che equivalgono a un taglio di 7,950 miliardi sul trend di fabbisogno del Ssn. In altri termini, con provvedimenti articolati, che vanno da un massiccio inasprimento del ticket (2,18 miliardi in più rispetto a quelli già in vigore) a interventi di riduzione della spesa farmaceutica, per i dispositivi medici, i beni e servizi e il personale, si dovrà frenare il trend di spesa sanitaria in misura di quasi il 3% nel 2013 e di quasi il 5% nell’anno successivo (vedi tabella).

Non è poco e quindi parlare di sanità indenne dalla manovra, come è stato fatto a più riprese nel corso del confronto sul decreto Monti, se è vero in termini limitati allo spettro di competenza del decreto “Salva Italia”, non lo è affatto se si guarda alle tre manovre (le due di Tremonti e quella di Monti) nel loro complesso.

La sanità dovrà, eccome, fare la sua parte, offrendo anch’essa un contributo di sacrifici al risanamento dei conti pubblici di valore non indifferente.

A questo punto la partita appena iniziata per l’intesa sul nuovo Patto per la Salute si inquadra in tutta la sua delicatezza. Non si tratta di stendere un carnet di impegni più o meno di medio lungo respiro come nel caso delle reiterate intese sulla riorganizzazione della rete territoriale e la ridefinizione dell’assistenza ospedaliera, tra l’altro ancora oggi molto indietro dalla loro piena e diffusa realizzazione, che hanno caratterizzato gli ultimi Piani. O di limare ruoli e competenze tra Governo e Regioni sulla gestione dei Piani di rientro, che ormai hanno dimostrato di funzionare almeno sul piano contabile (meno su quello della riorganizzazione strategica dei servizi).

Oggi, a Governo e Regioni, è chiesto di trovare un accordo su come attuare il taglio di quasi 8 miliardi, intervenendo sulle misure già delineate ma anche sui Livelli essenziali di assistenza che, forse per la prima volta dalla loro istituzione, potrebbero divenire anch’essi oggetto di interventi di selezione dell’offerta ai fini del contenimento della spesa, seppur in nome dell’appropriatezza.

Altro che tassa sul junk food e alcolici, la così detta “tassa Balduzzi” (smentita come tale dal ministro), contenuta nelle linee di lavoro presentate dal ministro della Salute alle Regioni e che tante inutili polemiche ha scatenato negli ultimi giorni del 2011. Se ventilare un aumento di prezzo per liquori e cibo spazzatura (tra l’altro sacrosanto) ha sollevato tanto chiasso, cosa succederà quando la mannaia dei tagli e dell’aumento dei ticket si abbatterà sulle prestazioni sanitarie?

E poi, come non prestare attenzione al moltiplicarsi di analisi e proposte provenienti dal mondo accademico, e non solo, che tendono ad affermare la tesi secondo la quale, in ogni caso, la sanità debba essere profondamente ridefinita nella sua sfera di intervento e anche sul piano della leva finanziaria per sostenerla? Da queste colonne avete potuto leggere molte di queste tesi che sembrano unite dalla constatazione di una deriva di crescita insostenibile delle spese sanitarie contro la quale non basterà più frapporre misure congiunturali, anche se pesanti, come quelle delle manovre estive.

Il leit motiv del “basta con il tutto a tutti gratis” si sta prepotentemente riaffacciando sullo scenario del dibattito sanitario e, questa è la novità, non coinvolge più solo menti e think thank liberisti o esponenti del centro destra fautori del “meno stato più mercato” ma anche studiosi e osservatori di matrice certamente pro welfare state. E la tesi di una sanità a più pilastri si sta facendo strada prepotentemente, in modo trasversale alla destra e alla sinistra, quale soluzione ideale al problema della spesa ma anche a quello della mancanza di risposte adeguate ai nuovi bisogni, in primis la non autosufficienza.

E infine, è bene non dimenticare quanto sostenuto recentemente dal ministro Giarda sull’opportunità di rivedere in toto il sistema di finanziamento della sanità. “A volte con Passera – ci rispose il ministro per i rapporti con il Parlamento nel corso della conferenza stampa di presentazione del decreto Salva Italia del 4 dicembre scorso – ci siamo interrogati su come riteniamo giusto che sia finanziata la sanità. Abbiamo qualche idea su cui faremo ulteriori riflessioni. Insomma, non abbiamo finito di lavorare con l’intervento di oggi (il riferimento era all’innalzamento delle addizionali irpef regionali).

A questo punto è giusto chiedersi se quella battuta di Monti che vi abbiamo riferito all’inizio sia stata effettivamente solo una battuta.

Cesare Fassari – Fonte: Quotidiano Sanità – 2 gennaio 2012

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