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Ambulatori h24, ora possono aprire La Regione ha deliberato il via e finanziato l’operazione con 100 milioni in quattro anni

I medici di base: «Fondi che serviranno ad assumere 4mila infermieri e amministrativi». Ci sono voluti tre anni di braccio di ferro con i medici di famiglia, accordi, ritrattazioni, ricorsi, ma alla fine la Regione ha dato ufficialmente il via all’operazione ambulatori h24, il perno della riforma dell’assistenza territoriale prevista dal Piano sociosanitario.

Ieri la giunta Zaia ha deliberato modello, contratto di esercizio e quindi finanziamento delle Medicine di gruppo integrate: saranno 164 (almeno tre per ognuno dei 53 Distretti veneti), ci lavoreranno medici e pediatri di famiglia, specialisti, Guardie mediche, infermieri, segretarie e assistenti sociali. Sarà garantita l’apertura 7 giorni su 7: dalle 8 alle 20 i pazienti verranno accolti da dottori (e pediatri) di base e specialisti, per le restanti dodici ore potranno invece fare riferimento sulle Guardie mediche.

Il tutto per uno stanziamento di 25 milioni di euro all’anno, per il quadriennio 2015/2018. «Soldi che non entreranno nelle nostre tasche — ci tiene a sottolineare Domenico Crisarà, segretario regionale della Fimmg (medici di famiglia) — ma serviranno ad assumere 4 mila persone, tra infermieri e segretarie, a informatizzare il sistema in modo da creare una rete telematica tra gli ambulatori e a trovare le strutture che li ospiteranno. Cercheremo il più possibile di adattare i nostri studi e gli spazi messi a disposizione dalle Usl. La riforma sarà graduale, per consentire ai pazienti di abituarsi a mantenere il proprio dottore, ma non più nell’ambulatorio singolo sotto casa, bensì in centri sempre vicini all’utente però arricchiti da altri professionisti. Così si potranno aumentare le prestazioni e garantire comunque le cure al cittadino anche in assenza del proprio camice bianco di riferimento».

Le Medicine di gruppo integrate dovranno anche prendersi carico dei codici bianchi, snellendo la ressa al Pronto soccorso, occuparsi dei malati cronici, censire e intercettare i soggetti colpiti da diabete, scompenso cardiaco, ictus o bronchite cronica ostruttiva e a rischio complicanze, e integrare l’assistenza domiciliare con personale dedicato. «Partiamo subito — assicura Crisarà — basta solo accordarsi con le Usl per trovare gli spazi adatti. Naturalmente sarà una riforma graduale, non inaugureremo contemporaneamente 164 ambulatori h24, ma un po’ alla volta copriremo tutto il territorio, affiancandoli per i primi tempi gli studi singoli. Così da non disorientare i pazienti. Ogni centro avrà un bacino di 25 mila utenti». E dovrà curare la programmazione degli accessi, che avverranno prevalentemente su prenotazione.

«Siamo di fronte alla realizzazione di uno degli aspetti fondanti della riforma sanitaria delineata dal nuovo Piano sociosanitario — osserva Luca Coletto, assessore alla Sanità — e voluta per valorizzare e potenziare la medicina sul territorio e i bravi professionisti che la esercitano; avvicinare i servizi ai cittadini e ampliare al massimo la loro fascia di erogabilità; creare una rete di prima diagnosi e cura che potrà evitare numerosi accessi impropri ai Pronto Soccorso, consentendo un risparmio di risorse sempre importante, perché si tratta di soldi della gente. Sono fondi del Servizio sanitario regionale, investiti molto bene. Anche perché — aggiunge Coletto — contrariamente a quanto asserito da qualche polemica, non implementano il trattamento economico dei medici, ma creano una vera start up sanitaria, contribuendo ai non secondari costi della riorganizzazione».

La delibera approvata ieri dall’esecutivo di Palazzo Balbi recepisce l’accordo sottoscritto lo scorso 2 marzo da Coletto con le sigle della medicina generale convenzionata, ovvero Fimmg, Snami, Smi e Intesa sindacale. Il documento prevede che le Medicine di Gruppo integrate dovranno rispettare gli obiettivi imposti dalla Regione ai direttori generali delle Usl, cioè il tasso di ospedalizzazione, il costo annuo pro capite per la farmaceutica convenzionata determinato in base alla popolazione pesata, il numero annuo di prestazioni specialistiche (4) per abitante, la priorità sulle ricette e le finalità assegnate sulle liste d’attesa. L’Usl di riferimento fornirà agli ambulatori h24 report trimestrali su tali indicatori.

Il Corriere del Veneto – 15 maggio 2015 

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