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Ancora sulle eccellenze in sanità. Parliamo di personale

Scrive giustamente Cavicchi che un’organizzazione sanitaria esprime eccellenza se i modi di essere sono adeguati. Aggiungerei anche se i modi di agire, autonomi e responsabili, sono adeguati. E proprio sommando le due modalità si arriva alla definizione di operatore eccellente

I rilievi e le riflessioni di Ivan Cavicchi, come sempre di grande spessore, permettono ulteriori approfondimenti sul tema dell’eccellenza. Il problema del Personale è senza dubbio centrale tra quelli che ho chiamato criteri di giudizio per la valutazione dell’eccellenza (struttura, personale, apparecchiature, procedure e adeguatezza alla complessità).

E’ fondamentale la distinzione avanzata tra i modi di essere, per me da individuare nei requisiti (esplicitati nel D.P.R. 483 e 484/97 per l’ammissione concorsuale del Dirigente Medico) e nel bagaglio formativo-professionale e di esperienza del Sanitario che esegue la prestazione, dai modi di agire, vale a dire dai comportamenti adottati.

I modi di essere attengono alla sfera della professionalità nel suo complesso, mentre i modi di agire rientrano in quella dei comportamenti, delle relazioni e del rispetto delle procedure tecniche. Non automatica e rigida applicazione di protocolli, bensì esecuzione consapevole, criticamente filtrata, ma riferita ad esperienze codificate e di evidenza scientifica.

Indispensabile quindi che ad un modo di essere di alto livello, corrisponda una analoga e coerente traduzione nella pratica quotidiana del modo di agire.

In altre parole attenzione verso la persona che si affida alle nostre cure, espressa sotto il profilo della preparazione professionale e della esecuzione della prestazione.

Scrive giustamente Cavicchi che un’organizzazione sanitaria esprime eccellenza se i modi di essere sono adeguati. Aggiungerei anche se i modi di agire, autonomi e responsabili, sono adeguati. E proprio sommando le due modalità si arriva alla definizione di operatore eccellente. A condizione che la auto-nomia e la re-sponsabilità dell’operatore non si risolvano in una auto-referenzialità e i modi di agire facciano riferimento e si avvalgano di procedure e protocolli validati, applicati in piena consapevolezza, adattandoli alle diverse situazioni quale scelta operata dal Sanitario.

Un paio di esempi.

Nel caso di una profilassi antimicrobica in chirurgia, l’autonomia e la responsabilità del clinico non può che far riferimento obbligatoriamente ad un protocollo antibiotico validato, giacchè l’uso di una molecola o di un’altra molecola non è indifferente sia sul piano individuale del paziente, sia sul piano più generale della comunità. La scelta sarà quella di aderire o meno al protocollo, in piena autonomia e responsabilità, purchè si sia in grado di motivare eventuali scelte alternative. E non trascuriamo l’aspetto economico che viene salvaguardato proprio nell’utilizzo della molecola giusta e del dosaggio corretto.

O ancora, nel caso di un intervento di ernioplastica è fondamentale la conoscenza del device “rete” di rinforzo della parete, del suo utilizzo, delle modalità tecnico-teoriche di esecuzione (modo di essere) mentre gli aspetti pratici relativi all’intervento sono totalmente affidati al chirurgo operatore in totale autonomia e responsabilità (modo di agire). E l’esito prodotto (outcome) misura l’eccellenza.E sarà eccellenza di “Personale”, ma anche di “Procedure”.

In tal modo, tuttavia si definisce soltanto l’eccellenza limitata all’atto sanitario, sia esso medico che chirurgico, mentre, io credo, non si possa prescindere dall’insieme degli altri fattori che assicurano un comfort alberghiero, la sicurezza delle apparecchiature, la buona organizzazione. Che non significa necessità di Struttura nuova, moderna, bensì decorosa, pulita, accessibile. Che non significa avere Apparecchiature di ultima generazione, bensì funzionanti, sicure e adatte alla prestazione. Che significa assicurare che Persone e cose implicate nelle prestazioni, anche se indirettamente, effettuino ciascuna la propria parte nel proprio ruolo. Senza dimenticare tutto l’insieme della adeguatezza tra risposta e domanda sanitaria che permetterà appropriatezza clinica, organizzativa da cui corretto impiego di risorse.

Dunque se è vero che non si può ridurre l’eccellenza alla ottimizzazione dei fattori produttivi e non può essere una questione che riguarda solo l’ospedale, di certo non potrà essere indipendente da esso e limitato al solo operatore o ai soli operatori protagonisti.

Eccellente può essere l’esito dell’esecuzione di un brano musicale se eccellente è il direttore d’orchestra, se eccellenti sono i componenti dell’orchestra, se eccellente è l’accordatura degli strumenti, se eccellente è l’acustica della struttura e se la struttura permette l’accessibilità   agli spettatori o ad una registrazione.  

In sintesi possiamo dire eccellenza quale insieme di fattori protagonisti, co-protagonisti e secondari. Eccellenza quale adeguatezza e coerenza tra domanda ed offerta. Eccellenza quale appropriatezza di prestazioni cliniche ed organizzative.

Fabio Florianello

Direttore Struttura Complessa Chirurgia Generale

Segretario amministrativo Anaao Lombardia

Quotidiano sanita – 6 maggio 2013

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