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Andrea Crisanti: “Sì al certificato per tutti i lavoratori, ma in treno è meglio una mascherina. Il Green Pass va ristretto a chi ha due dosi e il tampone molecolare”

«Il Green Pass va ristretto a chi ha due dosi e il tampone molecolare, perché solo una dose o l’antigenico rendono meno sicuri gli spazi chiusi». Andrea Crisanti, 66 anni, professore ordinario di Microbiologia all’Università di Padova, prima di andare in vacanza non rinuncia all’ultima stoccata estiva ai provvedimenti del governo.

Da settembre il personale scolastico, universitario e gli studenti universitari dovranno avere il Green Pass, non è una novità importante?

«È un ulteriore passo avanti per la campagna vaccinale. L’impatto del Green Pass sulla trasmissione non è quantificabile, ma ne trovo positivo l’effetto sull’immunizzazione della popolazione».

Il Green Pass non aumenta la sicurezza dei cittadini?
«Lo fa indirettamente, perché spinge le persone a vaccinarsi, ma l’effetto diretto non è dimostrato. Il Green Pass non andrebbe dato dopo la prima dose bensì dopo la seconda, se si volesse creare anche degli ambienti sicuri oltre che indurre alla vaccinazione. E poi bisognerebbe rendersi conto che i tamponi antigenici continuano ad avere problemi di sensibilità, dunque risultano utili solo in caso di screening di massa. Continuare a dare il Green Pass con l’antigenico significa depotenziarlo».

Da settembre servirà anche per i mezzi di trasporto a lunga percorrenza…
«È veramente inutile, perché sinceramente la mascherina Ffp2 è più sicura del Green Pass e sarebbe molto più serio richiedere quella».

È favorevole all’allargamento del Green Pass a tutti lavoratori?
«Non so se sia fattibile dal punto di vista giuridico, ma dal punto di vista teorico sono favorevole».

Gli stadi pieni al 50 per cento con posti a scacchiera la convincono?
«Visto come sono andati i festeggiamenti per gli Europei già immagino i tifosi che dopo il gol restano seduti al loro posto. La credibilità di una misura si giudica dalla probabilità che venga fatta rispettare. Capisco inoltre la proposta del 50 per cento, ma non ha nessuna base scientifica».

Come mai le discoteche sono le uniche a rimanere chiuse, nonostante lei si sia speso più volte per loro?
«Il mio ragionamento è semplice: se si prendono l’onere di controllare il Green Pass perché penalizzarle? Anzi, un Green Pass Plus valido solo con la seconda dose potrebbe partire proprio dalle discoteche».

L’esperienza inglese cosa ci insegna?
«Conferma che la vaccinazione, oltre un milione di tamponi al giorno, una app efficace e la quarantena funzionano».

Succede anche in Italia?
«Sì, ma da noi la vaccinazione da sola in autunno non basterà. Manca ancora un sistema simile a quello inglese o di Singapore o di Taiwan, fatto di digitalizzazione, tamponi, quarantena e tracciamento».

La situazione attuale quanto è merito della vaccinazione e quanto dell’estate?
«Molto dell’estate, poi si porrà il problema di vedere se le misure attuali funzionano veramente. Non si può ignorare che abbiamo più contagi dell’anno scorso, perché la variante Delta è più infettiva e infetta anche i vaccinati, dunque il vaccino non basterà. Grazie al Green Pass si arriverà all’80 per cento di copertura della popolazione, ma la restante parte rimarrà un serbatoio del virus».

Ci sarà una quarta ondata?
«In Europa è già iniziata e in Italia potrebbe ripetersi la situazione dell’anno scorso con numeri minori. Spero non più di 10 mila casi al giorno».

Ha ragione il suo collega Bassetti, toglieremo le mascherine a primavera 2022?
«Evidentemente ha consultato l’Oracolo di Delfi. Io resto ai dati e per ora le mascherine le terremo almeno per tutto il 2021».

Lei fa meno previsioni perché è rimasto scottato?
«Per niente, anzi quando ci azzecco mi prendono pure in giro come ha fatto Crozza».

Si è pentito di qualche affermazione?
«Ripensandoci ad agosto scorso avrei potuto spiegare meglio il piano di sorveglianza dei contagi per convincere il governo ad adottarlo. Mi chiedo spesso come mai non sia riuscito a costruire un dialogo utile. Mi sono trovato davanti un muro di gomma, perché evidentemente ho sbagliato qualcosa. E poi ad aprile avrei potuto essere più articolato quando ho detto che era prematuro riaprire, per esempio avrei potuto suggerire di guardare meglio l’Inghilterra e aspettare».

Ora siamo tutti appesi alla durata dell’immunità?
«Nei guariti dura almeno un anno, ma nei vaccinati è difficile capire perché dipende da persona a persona. Siamo tutti diversi geneticamente e la risposta immunitaria ne risente. La verità è che vaccinarsi protegge soprattutto dalla malattia grave».

Un vaccinato contagia anche in maniera più lieve?
«Sì, ma in Israele si sono resi conto che per proteggere la popolazione serve la terza dose».

Dunque è necessaria?
«Va tenuta presente da subito per le categorie fragili e forse un domani per tutti».

In una versione aggiornata o uguale a prima?
«Non c’è il tempo di aspettare un aggiornamento, perché il virus è più veloce».

Ha senso una terza dose mentre nel resto del mondo non hanno la prima?
«Questo è un tema etico, ma per risolvere il problema del terzo mondo bisogna investire in dei vaccini a dose unica, facili da usare e a basso costo».

Una nuova variante potrebbe obbligare ad aggiornare il vaccino?
«Sì e in questo caso la pandemia durerebbe come minimo un altro anno. Non è mai accaduto all’umanità di vivere una situazione in cui tutti siamo coinvolti e ne studiamo giorno dopo giorno l’evoluzione. All’inizio eravamo tutti virologi, poi immunologi e ora genetisti ed evoluzionisti».

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