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Anteprima. Ecco tutti i conti dell’intramoenia: la relazione 2011 dell’Osservatorio. Non rispettate le scadenze legge Balduzzi

1a1a1a1a_0a0a11sanit-visita-medicadi Paolo Del Bufalo, Roberto Turno. Dai 29mila euro in Lombardia ai 7.800 a Bolzano, passando per i 22mila in Emilia e Toscana e gli 8mila scarsi in Sardegna e Molise. Nel 2011 i medici pubblici hanno guadagnato in media 17.766 euro lordi l’anno con l’attività libero professionale intramoenia. E gli italiani hanno speso in media 20,7 euro a testa per visite, analisi e prestazioni in ospedale ricorrendo al medico e all’equipe a pagamento sotto le stellette del Ssn. Per un conto totale solo di pochissimo inferiore all’anno prima: 1,245 miliardi, la gran parte dei quali (1,079 miliardi) sono andati ai camici bianchi, il resto (177 milioni) è finito nelle casse del servizio pubblico. Ecco tutti i conti dell’Intramoenia. Leggi l’articolo del Sole Tempi di attesa contenuti”

Mentre la “riforma Balduzzi” della libera professione dei medici resta in stand by, arriva in Parlamento l’ultima relazione ministeriale sul pianeta intramoenia nel 2011.

Una foto di gruppo che offre uno spaccato per tanti versi inedito della libera professione. A partire dall’esercito dei 60.800 medici che la svolgono, con 27mila dottori d’Italia che la fanno anche negli studi privati, la cosiddetta “intramoenia allargata”. Poi le liste d’attesa che sono brevissime: nel 93% dei casi bastano 30 giorni per ottenere (pagando) la prestazione, e solo 15 giorni servono invece nel 79% dei casi. Il tutto in un Paese spaccato come una mela con solo 8 Regioni promosse nel ranking realizzato dalla stessa relazione alle Camere sull’applicazione della legge: Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Toscana, Umbria, Trento, Valle d’Aosta e, al Sud, solo la Basilicata. Bocciate Lazio, Molise, Sicilia e Liguria.

Parti e interventi ginecologici sono le prestazioni cui più si ricorre in ospedale; visite cardiologiche, oculistiche e ortopediche le più gettonate negli studi privati, oltre che le analisi e la diagnostica con Tac e risonanze in testa. Che nel Ssn sono spesso un oggetto del desiderio.
Intanto i numeri, che la relazione diffonde a piene mani lungo tre volumi e quasi 600 pagine.

La maggior parte dei 60.800 medici che lavorano in libera professione è concentrata al Nord: Piemonte, Liguria, Veneto e Lombardia sono tutte al di sopra della media nazionale. E sopra la media rispetto alle altre Regioni sono anche il Lazio al Centro e la Puglia al Sud. Più medici e con i maggiori guadagni medi annui al Nord, quindi: oltre il primato lombardo infatti – tranne l’eccezione di Bolzano – in tutte le Regioni il compenso annuo è sempre al di sopra dei 15mila euro, mentre al Sud, tranne la Puglia, i medici guadagnano meno di 10mila euro. In sostanza un medico lombardo guadagna grazie all’intramoenia in media quasi 2.500 euro in più al mese, un medico calabrese non supera i 700 euro.

I dottori del Centro-Nord (ma dall’Umbria in su) esercitano meno la libera professione negli studi privati: le loro Regioni hanno già utilizzato le risorse – oltre 800 milioni – messe a disposizione per realizzare gli spazi ad hoc all’interno delle aziende. Al Sud, viceversa, per molte Regioni il piatto piange e le risorse sono rimaste nei cassetti del’Economia.

L’intramoenia allargata, del tutto assente in Toscana e Bolzano, riguarda solo il 29% dei medici veneti, e circa il 45-48% di quelli liguri ed emiliano-romagnoli, mentre sbanca in Campania e Lazio dove oltre l’80% dei dottori visita a studio e in generale le percentuali sono tutte più alte del 60% da Roma in giù. Molto bassa in assoluto, invece, la percentuale di medici che utilizza le strutture private con le quali le aziende sanitarie pubbliche si sono convenzionate per trovare spazi da dedicare all’intramoenia: si va dal massimo del 13% nel Lazio a “zero” in Umbria e Trento, con una media che si ferma intorno al 3 per cento.

Dall’Umbria in su ci sono poi anche i migliori controlli contro i trucchi e chi aggira le regole sull’intramoenia. I punteggi delle promozioni sull’applicazione della legge riguardano indici come la prevenzione dei conflitti di interesse, la massima trasparenza di prenotazioni e pagamenti, il corretto equilibrio tra attività istituzionale e libero-professionale. Un’intramoenia “pulita”, insomma. E la cartina d’Italia punisce ancora una volta soprattutto il Sud.

documenti

Il Sole 24 Ore – 22 aprile 2013

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