Breaking news

Sei in:

Ape, in un giorno 1.350 domande. Dalla ricezione dell’istanza di certificazione l’Inps ha 60 giorni per rispondere. Le simulazioni sono state 65mila

Per utilizzare il «calcolatore» è sufficiente conoscere l’importo lordo della pensione

Sono state 1.350 le domande di certificazione presentate (dalla ricezione delle istanze di certificazione l’Inps ha 60 giorni per rispondere). Le simulazioni di Ape volontario effettuate fino alle 17 di ieri sul sito dell’Inps sono state invece 65mila, a conferma dell’attesa che si era creata intorno a questo strumento che consente di anticipare l’uscita dal lavoro potendo contare su un assegno ponte fino al pensionamento.

L’applicativo messo a disposizione dall’istituto nazionale di previdenza è di facile utilizzo e in soli quattro passaggi consente di ottenere l’importo della rata da pagare per vent’anni al fine di rimborsare il finanziamento che serve per alimentare l’assegno ponte percepito durante il periodo di anticipo (si veda anche Il Sole 24 Ore di ieri).

La simulazione chiede come elemento di partenza l’importo della pensione lorda. Dunque i potenziali “apisti” devono essere in possesso di tale informazione, oltre che essere iscritti a una delle seguenti gestioni Inps: fondo lavoratori dipendenti, sostitutive o esclusive, gestione separata, gestioni speciali.

Una soluzione è quella di rivolgersi a un intermediario, per esempio i patronati, in grado di fornire assistenza. Tuttavia lo stesso istituto di previdenza, con il servizio “la mia pensione”, a cui si accede con codice fiscale e pin tramite sito internet, elabora una stima della pensione futura delle gestioni per cui è attivo sulla base dei contributi già versati e di alcuni parametri di riferimento per il futuro. Se la stima viene fatta per un quarantenne ovviamente ci sono più probabilità che l’importo effettivo tra 30 anni sia diverso, ma se l’interrogazione riguarda un 63-65enne l’attendibilità è più alta.

Il simulatore non chiede e non fornisce l’importo della pensione netta, che poi è quello su cui inciderà la rata da restituire. Una scelta derivata dal fatto che la legge istitutiva dell’Ape e poi il Dpcm 150/2017 di attuazione parlano di certificazione del diritto ad accedere all’Ape cioè a un prestito e non dell’importo della pensione da parte dell’Inps. Importo che magari anche di poco potrà cambiare dal momento in cui si chiede la certificazione per l’Ape a quello in cui si andrà in pensione. Motivo per cui l’importo netto non compare nel simulatore e nemmeno comparirà nella certificazione del diritto all’Ape che conterrà invece l’importo minimo e massimo ottenibile (secondo quanto previsto dall’articolo 5 del Dpcm 150/2017).

Per passare dal lordo al netto ci si può rivolgere a un intermediario oppure si deve calcolare in prima persona l’Irpef con relativa addizionale regionale. «Mi aspetto che nella maggior parte dei casi le domande di certificazione, e poi quella vera e propria di Ape che è più complicata, siano presentate tramite patronati» afferma Marco Leonardi, consigliere economico della presidenza del Consiglio dei ministri che ha lavorato al dossier dell’Ape volontario.

L’importo netto della pensione, tuttavia, è importante per il potenziale “apista” al fine di capire subito a quanto ammonterà indicativamente la sua pensione per i primi vent’anni, quando dovrà rimborsare il prestito ricevuto. A questo riguardo un parametro da tenere in considerazione è quello relativo all’incidenza della rata sulla pensione netta per ogni anno di durata dell’Ape: secondo gli ultimi valori pubblicati dal governo, è del 4,52% per 12 mesi di anticipo e scende al 4,08% per 36 mesi. Ciò significa che nel primo caso la pensione netta incassata nei primi venti anni sarà del 4,52% più bassa di quella “piena” usata per il calcolo dell’Ape.

La circolare Inps. Le differenze di calcolo. Per il conteggio coefficienti diversi tra «puri» e «misti»

L’importo di pensione, sul quale viene calcolato l’Ape volontario, è quello maturato alla data della domanda di certificazione del diritto all’anticipo pensionistico, ma per la trasformazione del montante in quota di pensione i coefficienti utilizzati cambiano in relazione al sistema di calcolo applicabile: per i contributivi puri valgono quelli relativi all’età posseduta dall’interessato alla prima data utile di presentazione della domanda di Ape volontario; per chi è soggetto al sistema misto si applica il coefficiente della data di pensionamento di vecchiaia. Quindi i secondi beneficiano di coefficienti più favorevoli. Questa una delle precisazioni contenute nella circolare 28/2018 dell’Inps.

Inoltre l’importo massimo di Ape richiedibile deve essere tale da far scaturire una rata di ammortamento mensile che, sommata a eventuali rate per prestiti con periodo di ammortamento residuo superiore alla durata del periodo di erogazione dell’anticipo, non risulti superiore al 30% dell’importo mensile del trattamento pensionistico, al netto di debiti erariali e assegni divorzili o di mantenimento dei figli.

La richiesta deve essere inviata entro il 31 dicembre 2019, da chi è nato entro il 31 luglio 1956. Contestualmente a tale domanda, gli interessati devono presentare altresì anche la domanda di pensione che, in caso di accettazione del finanziamento e delle condizioni da parte del soggetto, diventerà irrevocabile. L’Ape volontario è compatibile con lo svolgimento di qualsiasi attività lavorativa e con la percezione di prestazioni a sostegno del reddito. Pertanto anche i titolari di Naspi potranno fruire contestualmente dell’anticipo. Inoltre i lavoratori potrebbero decidere di trasformare l’impiego a tempo parziale e fruire in misura ridotta dell’anticipo pensionistico. Quest’ultimo è altresì compatibile con la percezione dell’Ape sociale (la cui domanda potrà essere presentata dagli aventi diritto entro il 31 dicembre 2018).

Al contrario, la titolarità di un trattamento pensionistico diretto è incompatibile con l’Ape. In presenza di tutti i requisiti, l’erogazione del finanziamento decorre dal primo giorno del mese successivo a quello di presentazione della domanda. Una volta raggiunta la pensione, l’ammortamento durerà al massimo per venti anni e sarà riconosciuto un credito di imposta pari al 50% degli interessi e dei premi assicurativi, al fine di mitigare gli effetti dell’addebito della rata. Tuttavia il soggetto finanziato potrà estinguere parzialmente o integralmente il finanziamento durante il piano di ammortamento. Se il soggetto sta ancora godendo dall’anticipo pensionistico, decadrà dalla prestazione e la domanda di pensione sarà priva di effetti. Le somme mensili erogate dagli istituti di credito non concorrono a formare il reddito ai fini Irpef. Per i pubblici dipendenti, l’accesso all’Ape volontario non comporta ulteriori differimenti in materia di trattamento di fine servizio/rapporto i quali saranno corrisposti entro i termini ordinari.

Il Sole 24 Ore – 15 febbraio 2018

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top