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Auto incendiata Sardegna. Consiglio: no alla violenza e solidarietà veterinari

Seduta straordinaria del consiglio comunale di Pattada dopo l’attentato nella notte di Natale. Una condanna ferma all’atto intimidatorio compiuto nella notte tra Natale e Santo Stefano, con l’incendio ai danni di un’auto del servizio veterinario dell’Asl, è giunta nei giorni scorsi da parte del consiglio comunale di Pattada, riunitosi in seduta straordinaria per discutere dell’accaduto.

L’assemblea ha approvato all’unanimità un ordine del giorno nel quale, oltre alla condanna, trova spazio anche una riflessione su quanto avvenuto, poiché l’incendio doloso è stato senza dubbio motivato dalla “insofferenza” di qualcuno nei confronti della campagna Asl contro la peste suina.

«L’ipotesi più credibile – si legge nel documento – è che le motivazioni del grave gesto siano da ricercare nella campagna di eradicazione della peste suina africana portata avanti in modo encomiabile dai veterinari del servizio di Sanità Animale della nostra Asl.

Senza questa massiccia campagna le ricadute economiche sugli allevamenti di suini nel nostro paese sarebbero state disastrose. Infatti da oltre dieci mesi il blocco delle movimentazioni imposto per contrastare la malattia ha evitato la commercializzazione di prodotti suini provenienti dagli oltre 270 allevamenti delle aree di restrizione (170 a Pattada e altri 100 tra Ozieri e il Goceano). L’intervento dei veterinari consentirà entro pochi giorni lo sblocco della commercializzazione».

Una campagna perfettamente riuscita, quindi, che sebbene abbia provocato disagi ha avuto il suo frutto. Ecco perché il consiglio comunale di Pattada non si spiega il perché di tale grave gesto, come è anche difficile capirne la tempistica.

L’assemblea ha ribadito anche tutto il suo sostegno e la solidarietà ai veterinari Asl – al centro dell’incontro tenutosi qualche giorno fa tra il sindaco Mario Deiosso, il direttore sanitario Cesarino Onnis, quello del Dipartimento di Prevenzione Franco Sgarangella e i veterinari Bitti, Mossa e Floris, che è servito a fare il punto sullo stato della campagna e sugli ottimi risultati ottenuti – e ne difende l’operato.

«L’impegno profuso dalle istituzioni e il rigore nell’attuazione degli interventi sanitari – vi si legge infatti – è attuato nell’esclusivo interesse degli allevatori locali. Infatti, a seguito del propagarsi dell’epidemia, la legge impone che si commercializzino solo carni provenienti da territori indenni della Sardegna, se destinate al consumo locale, e carni di importazione se vengono lavorate per essere immerse nel mercato nazionale. Per questi motivi circa un anno fa, quando sono stati individuati i primi focolai nei paesi limitrofi, gli allevatori di Pattada e in particolare quelli che stanziano nel comunale, erano stati convocati in una assemblea per essere informati dei rischi che correvano se non avessero adottato le semplici ma indispensabili norme di profilassi, tra cui l’obbligatorietà di tenere chiusi in recinto i suini».

Ed è stata condannata «con fermezza qualsiasi forma di violenza e prevaricazione nei confronti dei rappresentanti delle istituzioni» – argomento discusso dal sindaco anche con i Carabinieri della stazione di Pattada, che hanno confermato il pieno sostegno e disponibilità perché la legalità venga fatta rispettare, e con la dottoressa Giusy Stellino della questura di Sassari che sta seguendo con molta attenzione l’evolversi della situazione – l’assemblea ha affermato «la piena e convinta disponibilità, unità e coesione, nel combattere ed emarginare ogni forma di violenza» e ha preso anche un impegno preciso: il 24 gennaio prossimo si terrà una assemblea straordinaria per informare gli allevatori sulle misure di sostegno che la Regione Sardegna ha predisposto; vi interverranno le associazioni degli allevatori, i rappresentanti Asl e i veterinari.

La Nuova Sardegna – 7 gennaio 2012

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