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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Avvelenate dal cibo. Madre e figlia trovate morte in casa. Nell’appartamento alimenti deteriorati. L’altro figlio: non volevano aiuto
    Notizie ed Approfondimenti

    Avvelenate dal cibo. Madre e figlia trovate morte in casa. Nell’appartamento alimenti deteriorati. L’altro figlio: non volevano aiuto

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche17 Luglio 2015Nessun commento3 Minuti di lettura
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    Massimo Massenzio. «Mia figlia me la guardo da sola, in ospedale non la porto, altrimenti ci fanno fare la fine di mio marito» diceva la signora Giuseppa, quelle poche volte che si fermava a parlare con i vicini nell’androne del palazzo di via Torino, alle porte di Piossasco. In casa non faceva entrare nessuno, eccetto il medico di famiglia.

    Alloggio modesto, in affitto, al piano rialzato. Serrande sempre abbassate, finestre inchiodate. Spesso usciva a fare la spesa, tenendo per mano la figlia, in cura per problemi psichiatrici fina da quando era bambina. Ieri le hanno trovate morte in casa. Uccise forse da un’intossicazione alimentare. La signora Giuseppa Cannarozzo, 85 anni, era riversa nel soggiorno, accanto al tavolo stracolmo di cibi avanzati e deteriorati. La figlia, Anna Maria Incardona, 52 anni, era a pochi passi, semi appoggiata al divano di pelle. Morte da giorni, stando al medico legale.

    Lo zerbino sollevato

    Venerdì scorso mamma e figlia erano uscite per andare al supermercato. Quel giorno, la signora Giuseppa si era fatta male camminando nel cortile. Era caduta. Un inquilino del palazzo l’aveva aiutata a rialzarsi. «Se vuole chiamo un’ambulanza, forse è meglio che si faccia visitare» le aveva consigliato il vicino. Ma lei aveva risposto alla sua solita maniera: «Grazie dell’aiuto, non mi sono fatta niente». Detto quello, si era rinchiusa nell’alloggio.

    Lunedì mattina l’operaio dell’impresa di pulizie ha lavato le scale del palazzo e il pavimento dell’androne. Come il solito, ha sollevato lo zerbino della signora e lo ha appoggiato allo stipite della porta. E lì è rimasto. Nessuno lo ha rimesso a posto. Così lo ha trovato ieri pomeriggio il medico di famiglia, suonando invano il campanello di casa. Di fronte alla porta, chiusa dall’interno, ha avvertito un forte odore. Anche se non era la prima volta che succedeva, come raccontano gli inquilini: spesso le due donne lasciavano gli avanzi di cibo in giro, a deteriorarsi. Non ricevendo risposta, il medico ha chiamato i carabinieri. Per entrare nell’alloggio i militari di Piossasco hanno rotto una finestra.

    Le indagini

    Sarà l’autopsia, disposta dal pm Valerio Longi, a svelare la causa della loro morte. Al momento l’ipotesi più attendibile è che le due donne siano state uccise dai cibi avariati. Ce n’era in gran quantità: molti scaduti. Sul fornello della cucina c’era una padella con dentro uova andate a male. Altri resti ammuffiti sul tavolo. Una casa senza cura. Due frigoriferi, uno solo in funzione. Montagne di biancheria sul pavimento. Crocifissi in ogni angolo. Il letto matrimoniale era rifatto. Mobili impolverati un po’ ovunque, sovrastati da quadri di vecchie auto d’epoca. Nella stanza in fondo al corridoio, appeso alla parete, c’era ancora il manifesto funebre del figlio Gianfranco, morto nel 2008, anche lui affetto da problemi psichiatrici. Appoggiata sul letto, la sua chitarra. I carabinieri di Piossasco, con l’aiuto dei colleghi della scientifica del comando provinciale, hanno ispezionato con cura l’appartamento alla ricerca anche di medicinali, di cui la pensionata faceva uso per curare la figlia. L’altra ipotesi, l’avvelenamento da farmaci, presa in considerazione dagli investigatori.

    Un mondo a parte

    La signora Giuseppa era vedova da molti anni. Aveva un altro figlio, Giuseppe, con cui aveva pochissimi rapporti. «Ormai mia madre e mia sorella vivevano in un mondo tutto loro e non volevano condividerlo con nessuno. Tutto è cambiato dopo la morte di mio fratello» racconta. Le ha viste per l’ultima volta pochi giorni fa. Un saluto veloce. «Ho provato in ogni modo ad aiutarle, non volevano. Rifiutavano qualsiasi sostegno. Non riesco a spiegarmi come possano essere morte insieme».

    La Stampa – 17 luglio 2015

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