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Governo diviso su conti correnti gratis. Monti: non si discute

Il sottosegretario all’Economia Polillo annuncia una modifica alla norma che, sostiene, rappresenta “un danno per gli istituti di credito”. In serata chiarisce: “Mai detto di eliminare gratuità”.

Sulle commissioni bancarie, il sottosegretario De Vincenti spiega: “Vale ciò che il Parlamento decide, il governo rispetta le sue decisioni”. La Lega per protesta lascia lavori Commissioni Finanze e attività produttive. Il premier: “Prioritaria l’approvazione del testo su liberalizzazioni”

Governo diviso sulla gratuità dei conti correnti per i pensionati che percepiscono fino a 1.500 euro. Secondo il sottosegretario all’Economia, Gianfranco Polillo, la norma rappresenta un “danno per le banche” e il governo “si riserva di intervenire” con un successivo provvedimento “data la difficoltà di introdurre modifiche in quello in esame”. Subito la smentita del sottosegretario allo Sviluppo, Claudio De Vincenti. E a De Vincenti dà ragione il premier, Mario Monti, che chiarisce che la norma che prevede la gratuità dei conti correnti per i pensionati che percepiscono fino a 1.500 “non è in discussione”.

Questo non esclude, però, che il governo sia pronto invece a cambiare un’altra norma che ha scatenato forti polemiche, quello sulla nullità delle commissioni bancarie nel decreto liberalizzazioni (l’articolo 27-bis approvato dal Senato). Se il Parlamento fosse favorevole, ha detto Monti, il governo agevolerebbe il ritorno alla normativa precedente: “Si può tornare – ha detto il ministro dell’Economia – alla previgente disciplina da noi proposta nel salva Italia e da voi approvata nella legge di conversione del decreto”.

Conti gratuiti per i pensionati. Dopo una giornata di polemiche, in serata Polillo chiarisce: ”Non ho mai detto di eliminare la gratuità

dei conti correnti dei pensionati, con un reddito fino a 1.500 euro. Basta avere la pazienza di leggere i resoconti. Ho detto una cosa meno banale. L’obbligo di tenuta del cc nasce da una disposizione di legge: quella della tracciabilità, decisa nel ‘salva Italia”’.

“Se un pensionato – continua Polillo – è costretto ad aprire, per ottemperarvi, un conto presso la banca, è giusto che esso sia esente da oneri, visto che la banca, grazie a quelle disposizioni, vede accrescere la massa di risparmio amministrata. Ma se quel pensionato ha anche altri redditi o proventi è giusto che paghi quanto ogni altro cittadino. Non mi sembra una cosa particolarmente eccentrica e quindi non capisco le polemiche che ne sono seguite”.

Rimangono da chiarire però se i 1.500 euro sono lordi o netti e se si parla solo di nuovi conti o anche di conti aperti precedentemente. In ogni caso, la norma riguarda solo le spese di apertura e movimentiazione della pensione, escludendo altri servizi, come i bonifici.

Le reazioni. Ma le dichiarazioni di Polillo, pur se smentite e poi rientrate, hanno suscitato un vespaio che è andato avanti per tutta la giornata. La prima a chiedere chiarimenti al governo è stata la Lega, mentre il presidente del Senato, Renato Schifani, si augura che si trovi un’intesa definitiva.

Di governo confuso ha parlato il vicepresidente di Fli, Italo Bocchino, mentre fermamente contrario a modificare il dl liberalizzazioni è il Pd, afferma Andrea Lulli, capogruppo del Partito democratico in commissione Attività produttive. E, dopo il chiarimento di Monti, anche Anna Finocchiaro, presidente dei senatori del Pd, ha preso posizione su Twitter: “Bene precisazione governo: la norma sui conti gratis per i pensionati fino a 1.500 euro non si tocca perché è giusta, equa e sacrosanta”.

La polemica sulle commissioni. In segno di protesta conto la norma del decreto liberalizzazioni (l’articolo 27 bis) che cancella le commissioni sugli affidamenti, il comitato di presidenza dell’Abi 2 aveva minacciato di rimettere il mandato nelle mani del comitato esecutivo, cosa che aveva spinto il governo a fare dietrofront sull’abolizione.

Polillo, sempre durante l’esame del dl in commissione, ha rilevato come la loro abolizione “si risolverebbe in una riduzione dei ricavi per le banche con effetti indiretti anche sul gettito fiscale”. Il sottosegretario ha ricordato poi che le disposizioni sono state introdotte nel corso dell’esame del decreto al Senato con il parere contrario del governo.

Stessa linea su questo punto per De Vincenti: sulla questione delle commissioni bancarie “vale ciò che il Parlamento decide, il governo rispetta le sue decisioni – ha detto De Vincenti – il governo, a suo tempo ha dato parere favorevole, di ciò che riportano i lanci di agenzia non ci importa”.

La Lega abbandona i lavori. Come gesto di protesta contro la blindatura del testo voluta dal governo, che indebolirebbe il ruolo del Parlamento, la Lega Nord ha deciso di abbandonare i lavori delle Commissioni Finanze e attività produttive durante l’audizione di Monti: “Il testo non è modificabile – sottolinea il deputato leghista Maurizio Fugatti – e i lavori delle commissioni sono inutili, quindi noi non partecipiamo più ai lavori”.

Dl liberalizzazioni. Il presidente del Consiglio ha ribadito più volte la necessità di approvare al più presto il testo del decreto: ”La priorità oggi è l’approvazione del decreto di conversione. Eventuali modifiche a disposizioni attualmente contenute nel testo del decreto, che si rilevassero inadeguate, dovrebbero essere rinviate a ulteriori interventi”.

Un appello, quello lanciato dal presidente del Consiglio alla Camera: “Mi appello – ha detto il premier in commissione a Montecitorio – al senso di responsabilità della Camera, che ha avuto un ruolo più incisivo con il decreto salva-Italia, che è la madre di tutti gli interventi di politica economica di questo governo. È nell’interesse generale del Paese mantenere l’equilibrio raggiunto dopo l’esame avvenuto in Senato, condiviso a larga maggioranza dalle forze politiche ivi rappresentate, e quindi approvare definitivamente il provvedimento” sulle liberalizzazioni.

Il premier ha sottolineato, poi, che, per quanto concerne le liberalizzazioni, ”l’attività normativa non può dirsi mai finita: non si elimina l’obbligo per il governo di presentare ddl sulla concorrenza. Quella può esser sede appropriata per continuare l’opera e andare più in là, per fare una manutenzione intelligente ed adeguata”.

Monti, che ha tenuto a precisare che nel suo iter in Parlamento il dl “non ha perso un grammo”, ma anzi “ha acquistato in realismo e capacità di realizzazione”, ha detto ancora: “Credo che sia da considerare lo sforzo per le liberalizzazioni non di ossequio a un principio, ma uno sforzo concreto per più crescita e più equità. È un dovere contribuire a questo sforzo”.

“Più concorrenza – ha concluso – vuol dire minori rendite di posizione e minori freni all’economia che sono delle imposte occulte che attraverso interventi dei pubblici poteri determinano dei gravami con vantaggi indebiti per altri cittadini”.

Repubblica.it – 16 marzo 2012

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