Breaking news

Sei in:

Befera sui dati Irpef: è sbagliato paragonare datori e dipendenti

Fare un paragone tra il reddito medio dichiarato dagli imprenditori e quello dei dipendenti è un po’ come mettere accanto le mele con le pere.

Fare la media, in questo caso, non ha valore statistico. Si rischia di strumentalizzare queste informazioni, creando una contrapposizione «tra Guelfi e Ghibellini». È questo in sintesi il messaggio che il numero uno dell’agenzia delle Entrate Attilio Befera ha lanciato oggi da Napoli. «Se non cambia il modo di vedere l’evasione la battaglia – ha spiegato Befera – non si vince. A volte sento dei sondaggi in cui l’80% degli intervistati si dice contro l’evasione ma allora chi è che evade? Tutti pensano che a evadere sia l’altro».

I dipendenti guadagnano di più degli imprenditori
Ieri il dipartimento delle Finanze ha reso note le statistiche sulle dichiarazioni delle persone fisiche (irpef) relative all’anno d’imposta 2010, a sei mesi dal termine di presentazione (settembre 2011). È emerso che i lavoratori autonomi hanno il reddito medio più elevato, pari a 41.320 euro. Gli imprenditori guadagnano 18.170 euro, contro i 19.810 euro dei lavoratori dipendenti. Per i pensionati l’ammontare è di 14.980 euro.

Befera: sbagliato paragonare datori di lavoro e dipendenti
«Quei dati non sono statistici ma un’elencazione di redditi e di soggetti che hanno dichiarato. Fare la media è completamente sbagliato e non ha nessun valore statistico». È quanto ha detto il direttore dell’agenzia delle Entrate Attilio Befera intervenendo a Napoli a un convegno promosso dall’università Federico II sul tema «Evasione fiscale, corruzione e riciclaggio». «Il valore statistico – ha spiegato Befera – si ottiene usando una metodologia che tenga conto delle rispettive realtà. È sbagliato comparare – ha concluso il numero uno dell’agenzia delle Entrate – datori di lavoro ai dipendenti. Non si devono usare quei dati per contrapporre i guelfi ai ghibellini».

Lupi (Tor Vergata): bisogna capire bene i termini fiscali
Secondo Raffaello Lupi, professore di diritto tributario all’università di Roma Tor Vergata, il problema è quello di sviscerare il linguaggio utilizzato dal fisco, per comprendere che cosa si cela dietro il singolo termine. Ad esempio, secondo Lupi, il dato degli imprenditori racconta solo una categoria: quella dei piccoli soggetti, i negozianti e gli artigiani, la partite Iva individuali. Il grande imprenditore o il manager agiscono sempre attraverso una società. In queste ipotesi andrebbe preso in considerazione, in realtà, il reddito medio d’impresa, che, stando alla fotografia dei contribuenti italiani scattata dal Tesoro, sale a circa 22mila euro

ilsole24ore.com – 1 aprile 2012

Leave a Reply
 

Your email address will not be published. Required fields are marked (*)

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

site created by electrisheeps.com - web design & web marketing

Back to Top