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    Home»Notizie ed Approfondimenti»Bergamo. Un paese assediato da 100 procioni. Danni alle antenne e alle tubature
    Notizie ed Approfondimenti

    Bergamo. Un paese assediato da 100 procioni. Danni alle antenne e alle tubature

    pecore-elettricheInserito da pecore-elettriche29 Agosto 2013Nessun commento4 Minuti di lettura
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    Sparisce il segnale tv? Sono stati i procioni. Il tubo dell’acqua comincia a perdere? Ancora i procioni. Si sentono degli strani rumori nel sottotetto, le galline nel pollaio vengono sgozzate? Sempre colpa dei procioni.

    Ci sono paesi dove gli abitanti hanno problemi con i topi o le zanzare. Fara Gera d’Adda è l’unico della Bergamasca ad avere i guai che di solito capitano giusto alle cittadine rurali del Nordamerica. Quelle, cioè, che da sempre convivono con il simpatico orsetto con la mascherina nera, che si muove soprattutto di notte, mangia di tutto e si riproduce come un forsennato: anche due volte l’anno e fino a cinque cuccioli per volta. E che di solito vive tra Stati Uniti e Canada. Tranne nei casi in cui qualcuno si fa venire la bella pensata di liberarne una coppia nei campi bergamaschi.

    Fara sotto l’assedio dei procioni

    Nel 2003 il censimento del Parco dell’Adda Nord non ne aveva rilevato nessuno. Oggi a Fara, dove una decina d’anni fa qualcuno deve appunto aver lasciato libera una coppia di questi animali sulle rive del fiume, vivono e prosperano tra i settanta e i cento esemplari. Assediano il paese suddivisi in tre colonie sparse tra la diga di Sant’Anna a nord e la zona della Lanca a sud. «È un problema che ormai ci trasciniamo da qualche anno – commenta il sindaco Valerio Piazzalunga -. Ogni tanto ci sono cittadini che li segnalano. E gli operatori della piattaforma ecologica raccontano che se li ritrovano nei cassoni della spazzatura a mangiare gli avanzi, e devono metterli in fuga prima di poter scaricare nuovi rifiuti. Noi non possiamo intervenire, perché si tratta di animali classificati come pericolosi, e quindi serve l’intervento di personale specializzato. Ora temiamo che possano anche diffondersi nella zona tra l’Adda, il canale e l’ex Linificio, ormai dismesso».

    Un paio d’anni fa c’è stato un primo intervento da parte del Corpo Forestale dello Stato, che ha diffuso nelle aree verdi delle trappole con le quali aveva catturato numerosi procioni. «Il problema – spiegano i forestali – è che essendo animali originari da altre zone non possiamo portarli in strutture qualunque: servono centri specializzati. In Lombardia non ce ne sono, bisogna spostarsi come minimo in Emilia, ma anche lì non c’è più posto».

    Dall’epoca del primo intervento i procioni hanno ripreso a riprodursi. Del resto ormai a Fara si trovano come a casa loro. Un pò di tempo fa avevano preso l’abitudine, ogni sera alle 18, di fare una passeggiata sui cornicioni tra via Longobardica e piazza Roma, diretti agli alberi da frutto di un giardino vicino. E con la stessa puntualità numerose persone si radunavano sotto la casa a guardarli e fotografarli, mentre i ragazzini lanciavano loro del cibo. Tanto che il padrone di casa, infuriato perché in questo modo si incoraggiavano gli animali a tornare, aveva messo il cartello «Si prega di non dare da mangiare ai procioni». Sempre nella stessa zona del paese diversi esemplari, più intraprendenti, entrano nelle canne fumarie arrivando ai solai delle case.

    «Un giorno ci siamo trovati con l’acqua in casa e abbiamo scoperto che veniva da una tubatura che era stata rosicchiata dai procioni – racconta Alfredo Dondossola del negozio di elettrodomestici di piazza Roma -. La settimana scorsa i televisori che tenevamo accesi hanno perso il segnale tutti insieme. E anche in questo caso è stata colpa di un procione che aveva mangiucchiato il cavo dell’antenna. Si era poi rifugiato nel sottotetto e abbiamo dovuto chiamare i vigili del fuoco per cercare di recuperarlo. Dispiace, perché sono anche animali carini, ma bisogna fare qualcosa».

    È d’accordo, all’estremità opposta del paese, anche il titolare della tenuta agricola che ospita il ristorante «La lanca»: «In una notte mi sono trovato sbranate otto galline e un gallo, e lo stesso era capitato in precedenza al mio vicino della Pora Cà – racconta il signor Marcello -. Non può essere stata una volpe, perché sono entrati dalla finestrella sotto il tetto del pollaio: le volpi non si arrampicano, i procioni sì. Lo dimostra anche quello che è successo con le gallinelle cinesi, che vanno a dormire sugli alberi. E anche quelle hanno avuto problemi con quegli animali. Tra qui e Cassano i procioni sono tanti, ogni tanto se ne trovano alcuni investiti dalle auto». Un piano per intervenire c’è, costa 30.000 euro e potrebbe essere approvato entro l’inverno: «Lo abbiamo sottoposto alla Regione, alla Forestale e all’Istituto nazionale fauna selvatica – spiega Giuliana De Filippis, responsabile dell’ufficio risorse naturali del Parco Adda Nord -. Consiste nella distribuzione di trappole del tipo Un paese assediato da 100 procioni

    29 agosto 2013 Corriere.it 

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