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Berlusconi ritira la salva-Fininvest. «Una vergognosa montatura»

Bersani: «Ci ha provato, ora occhi aperti». Il dietrofront dopo il gelo della Lega

MILANO – Berlusconi ritira la norma salva-Fininvest. «Per sgombrare il campo da ogni polemica ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata». Così il presidente del consiglio e proprietario del gruppo Fininvest che controlla tra le altre Mondadori Mediaset e il Milan in una nota diffusa nel pomeriggio di una giornata di forti tensioni fuori e dentro la maggioranza di governo per la cosiddetta norma «ad aziendam» spuntata a sorpresa nella manovra di stabilizzazione finanziaria. Si tratta di una leggina sulla sospensione dell’esecutività dei risarcimenti che avrebbe evitato alla Fininvest di Silvio Berlusconi di versare alla Cir di Carlo De Benedetti 750 milioni di euro. Una mossa che ha preceduto di pochi giorni il verdetto di secondo grado dei giudici atteso alla fine della settimana.

Il premier: come faccio a pagare? (15 giugno 2011)LA DICHIARAZIONE DI BERLUSCONI – «Nell’ambito della cosiddetta manovra -si legge nella dichiarazione di Berlusconi- è stata approvata una norma per evitare attraverso il rilascio di una fideiussione bancaria il pagamento di enormi somme a seguito di sentenze non ancora definitive, senza alcuna garanzia sulla restituzione in caso di modifica della sentenza nel grado successivo. Si tratta di una norma non solo giusta ma doverosa specie in un momento di crisi dove una sentenza sbagliata può creare gravissimi problemi alle imprese e ai cittadini». «Le opposizioni -sottolinea- hanno promosso una nuova crociata contro questa norma pensando che, tra migliaia di potenziali destinatari, si potrebbe applicare anche a una societá del mio gruppo. Si è prospettato infatti che tale norma avrebbe trovato applicazione nella vertenza Cir- Fininvest dando così per scontato che la Corte di Appello di Milano effettivamente condannerá la Fininvest al pagamento di una somma addirittura superiore al valore di borsa delle quote di Mondadori possedute dalla Fininvest. Conoscendo la vicenda ritengo di poter escludere che ciò possa accadere e anzi sono certo che la Corte d’Appello di Milano non potrá che annullare una sentenza di primo grado assolutamente infondata e profondamente ingiusta. Il contrario costituirebbe un’assurda e incredibile negazione di principi giuridici fondamentali», assicura il premier. «Per sgombrare il campo da ogni polemica ho dato disposizione che questa norma giusta e doverosa sia ritirata. Spero non accada che i lavoratori di qualche impresa, in crisi perchè colpita da una sentenza provvisoria esecutiva, si debbano ricordare di questa vergognosa montatura».

BERSANI: E’ STATO SMASCHERATO – «Ci ha provato, teniamo gli occhi aperti». Così il leader del Partito Democratico Pier Luigi Bersani ha commentato l’annuncio del premier Silvio Berlusconi che sarà ritirata la norma sul lodo Mondadori. «Adesso apriremo bene gli occhi», ha ammonito il segretario del Pd rispondendo ai cronisti alla Camera. «Sappiamo con chi abbiamo a che fare», ha aggiunto, «su tutti i carri in cui caricano problemi sugli italiani ci mettono sempre soluzioni per lui. Quando viene smascherato fa marcia indietro. Noi verificheremo volta per volta»

IL GELO DELLA LEGA, SI SFILA GHEDINI – Il Carroccio non aveva fatto mistero del «profondo malumore» dei ministri della Lega Nord. E da quel testo rimasto senza una firma che secondo la procedura è stato inviato da Palazzo Chigi (dove è stato visto per l’ultima volta) al Quirinale hanno preso le distanze un po’ tutti, persino Niccolò Ghedini, avvocato personale del premier e deputato Pdl : «Non l’ho scritto io, non ne sapevo nulla»

IL SILENZIO DI TREMONTI – Nella bufera è rimasto in silenzio il ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Dopo aver annullato la conferenza stampa di presentazione della manovra prevista a mezzogiorno – decisione almeno ufficialmente motivata con le difficoltà a raggiungere Roma a causa del maltempo – Tremonti ha partecipato a un incontro pubblico per la presentazione del libro sulle fondazioni di Fabio Corsico. Erano presenti, tra gli altri, il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, l’ex premier Romano Prodi (ricevuto nel pomeriggio dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano), il presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi e il presidente della Cariplo e dell’Acri Giuseppe Guzzetti. Al termine Tremonti si è trattenuto alcuni minuti con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta e ha opposto un fermo catenaccio all’assalto dei cronisti.

VIETTI: A RISCHIO IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA – Il vice-presidente del Csm, Michele Vietti, aveva posto l’accento sul principio di uguaglianza: «Non entro nel dettaglio di una norma non ancora presentata in Parlamento – spiega Vietti – ma voglio solo rilevare che il principio dell’esecutività delle sentenze di secondo grado è un principio generale che vigeva già prima che diventassero provvisoriamente esecutive le sentenze di primo grado. Modificare questo principio significherebbe rischiare di stravolgere il sistema giudiziario e credo che convenga non farlo per non violare il principio di eguaglianza fra i cittadini di fronte alla legge».

LA REAZIONE DEL COLLE – «Non dico nulla. Sulla manovra, quando sarà il momento, conoscerete le nostre determinazioni» aveva detto in mattinata il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. In serata è trapelata via Ansa che le altre questioni ancora all’esame potrebbero riguardare, tra l’altro, l’Ice e le quote latte.

L’ALTOLA’ DELLA STAMPA CATTOLICA – «Errori da correggere», chiede il direttore di Avvenire, Marco Tarquinio. Mentre di «ipocrisia e incompetenza» parla Famiglia Cristiana nel numero in uscita. «La manovra non ci pare equa» scrive il settimanale- «Per essere davvero giusta dovrebbe chiedere a tutti di tirare la cinghia». A cominciare dai politici, cui spetta dare l’esempio. E invece? I tagli agli scandalosi costi dei politici vengono rimandati al futuro».

LA MANOVRA IN AULA DAL 19 LUGLIO – La manovra economica approderà intanto nell’Aula del Senato da martedì 19 luglio, mentre l’esame della commissione Bilancio di Palazzo Madama inizierà invece dalla prossima settimana secondo quanto ha stabilito la conferenza dei capigruppo del Senato. «Se verrà messa la fiducia – ha detto la capogruppo dei senatori del Pd Anna Finocchiaro – la manovra rischia di essere esaminata solo dalla commissione Bilancio del Senato e cioè da una sola camera. Un fatto molto grave. Si tratta di un provvedimento da 43 miliardi di euro che noi riteniamo ingiusto e iniquo. Non so se il governo ha valutato gli effetti politici e sociali»

Corriere.it – 5 luglio 2011 20:13

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