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Bevere (Agenas) boccia la spending review: non ha prodotto risultati. La spesa per beni e servizi non sanitari cresce: colpa dei tagli indifferenziati

Una bocciatura per la strategia dei tagli lineari imposti per legge arriva da Francesco Bevere, direttore generale dell’Agenas, nel suo editoriale sul nuovo numero della rivista Monitor interamente dedicato al tema della revisione della spesa.

In particolare si analizza l’impatto delle diverse misure di contenimento della spesa per beni e servizi non sanitari (lavanderia, mense, riscaldamento, rifiuti e utenze telefoniche), principalmente fondate sui tagli previsti dalla legge 135 del 2012.

«Il compito di ogni istituzione preposta alla tutela di questo diritto è intervenire per evitare che tale condizionamento raggiunga i cittadini e le famiglie – avverte Bevere – in modo differenziato e a seconda del luogo di residenza, creando un’ulteriore alterazione di equilibrio tra persone che possiedono di più e chi invece possiede di meno. Quando si parla di bisogni di salute, questo non ce lo possiamo proprio permettere». Ebbene, secondo Agenas, queste sforbiciate «non hanno raggiunto i risultati sperati: la spesa per i beni e i servizi non sanitari cresce, contrariamente a quanto previsto dalla legge, complessivamente di oltre 140 milioni di euro nel 2013 rispetto al 2011. Ciò è dovuto – analizza Bevere – in parte alla natura stessa dei tagli lineari che vanno a incidere in maniera indifferenziata sia sui buoni amministratori sia sui dissipatori e, in parte, alla limitata rappresentatività dei prezzi di riferimento applicati». «Nell’ambito dei beni e servizi non sanitari – prosegue l’Agenas – i prezzi di riferimento sono stati calcolati, in prima applicazione, solo per alcune voci specifiche (mensa, lavanderia, pulizia), attraverso una rilevazione campionaria che ha coinvolto quindi solo parte delle strutture sanitarie. Per essere realmente incisivi sull’andamento della spesa occorre porre attenzione non solo al prezzo-costo unitario, ma anche alla dinamica del consumo nonché all’efficacia e appropriatezza della spesa».

«Si immagini a titolo esemplificativo un’azienda ospedaliera che abbia ridotto al minimo il prezzo del pasto e che abbia una durata delle degenze superiore alla media; così facendo l’azienda erogherebbe pasti ‘inutili’ a pazienti che potrebbero essere già dimessi. Bisogna – avverte l’Agenas – tenere conto dell’intero processo della spesa, compresi i suoi effetti richiedendo una valutazione accurata del fenomeno in esame, considerando ogni fase dello stesso».

Secondo l’Agenas, «è necessario individuare indicatori di performance in grado di rappresentare i comportamenti dei diversi soggetti nelle dimensioni dell’efficienza, efficacia, qualità, quantità, appropriatezza, sicurezza ed equità, confrontando i risultati sia in maniera relativa sia attraverso specifici benchmark e di identificare le possibili azioni per governare i meccanismi che generano la spesa». «Lo spostamento di ‘focus’ dai tagli lineari ai tagli mirati – osservano gli esperti – richiede tuttavia un bagaglio informativo consistente attraverso maggiori informazioni, di dettaglio, omogenee e robuste su tutto il territorio nazionale, nonché l’analisi e la selezione delle aree su cui intervenire e delle relative modalità. Alla luce di quanto detto risulta ancora più urgente proseguire nelle attività di ricerca e sviluppo, rafforzare il patrimonio informativo esistente e – concludono – costituire un sistema nazionale di monitoraggio, analisi e controllo delle performance regionali e aziendali, al pari degli altri Paesi europei dove è radicata la cultura della valutazione delle prestazioni sanitarie». «Per un servizio sanitario misurabile e sostenibile servono indicatori omogenei e condivisi con le Regioni e con i principali attori del sistema e un’infrastruttura informatica meno frammentata. Oggi disponiamo di numerose banche dati, il cui utilizzo, tuttavia, risulta per diverse ragioni limitato e non integrato. Dobbiamo, per risolvere il problema, arrivare in tempi brevi all’utilizzo delle nuove tecnologie digitali, in grado di produrre ed elaborare modelli di misurazione e di monitoraggio integrato con tutti gli attori del sistema e in tutte le fasi del percorso sanitario. Sappiamo bene come i diritti dei cittadini, compreso quello alla salute, siano economicamente condizionati».

«Rendere diverse le famiglie povere da quelle ricche, in termini di bisogni non garantiti, comporterebbe riflessi fortemente negativi sulla tenuta sociale del nostro Paese e, ancora peggio, sulla dignità delle persone. Questi – conclude – sono i principi cui si deve ispirare la revisione della spesa in sanità, così da rafforzare e rendere sostenibile il nostro Servizio sanitario nazionale».

Il Sole 24 Ore sanità – 6 febbraio 2015 

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