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Bistecca di trottatore in tavola. Così sparivano i «pensionati»

Allevatore denunciato: alterò i documenti per macellarli. La denuncia. E’ stata una guardia zoofila a dare il via all’inchiesta nell’allevamento dell’ex macellaio di Germignaga

LUINO (Varese) – Dopo una vita a trottare, un cavallo da corsa si meriterebbe una pensione serena: magari passando dagli ippodromi alle passeggiate domenicali. Ma questa volta non è andata così. L’ allevatore che doveva accudire i «pensionati», 43 anni, di Germignaga, voleva fare un po’ di soldi in fretta e li ha fatti macellare, trasformandoli in bistecche da supermercato. Ha contraffatto i documenti sanitari ed ha aggirato tutti i controlli. Vittime, sette equini, tra cui un animale che aveva partecipato a dei campionati nazionali. L’ uomo è stato scoperto grazie a una guardia zoofila che aveva avuto una segnalazione sulla fine sospetta di uno dei cavalli da corsa. Le indagini sono state affidate ai carabinieri dal pm Sara Arduini, il magistrato della procura di Varese che coordina le indagine sui crimini contro gli animali. L’ allevatore è un ex macellaio che sembra aver mantenuto qualche abitudine ereditata dalla precedente professione. La procura, in particolare, lo accusa di aver falsificato i libretti dei sette animali. Lo stratagemma utilizzato era abbastanza semplice: l’ allevatore strappava dal libretto identificativo del cavallo il foglio dove era annotata l’ esclusione dalla «Dpa» (destinato alla produzione alimentare). Lo sostituiva con un altro, contraffatto in modo che la destinazione diventare bistecca risultasse inducendo in errore il personale preposto ai controlli. Non c’ è tuttavia la prova che la carne fosse nociva; le visite di controllo prima e dopo la macellazione sono state regolarmente fatte. La procura non ha accertato se vi fossero sostanze incompatibili con l’ alimentazione umana ma ciò non toglie che vi fosse un rischio per la salute. I cavalli da corsa hanno un’ alimentazione diversa da quella utilizzata per la produzione alimentare: sono atleti, e dunque soggetti anche a trattamenti non sempre consigliabili in vista di un consumo delle carni. Inoltre nei libretti identificativi dei cavalli da competizione sono segnalati tutti i farmaci a cui sono stati sottoposti nella loro carriera, una prassi che in questo caso non era stata seguita, impedendo di tracciare la provenienza e la storia sanitaria dell’ animale. Comunque il pm ha contestato reati molto pesanti quali la falsità materiale, l’ uccisione ingiustificata di animali «con crudeltà e senza necessità», truffa aggravata e frode in commercio. In attesa della richiesta di rinvio a giudizio o di un patteggiamento che potrebbe concludere la vicenda, la carne nel frattempo è stata venduta e mangiata (la truffa è iniziata nel 2009): l’ allevatore è riuscito a piazzarla in un supermercato della zona estraneo alla vicenda. Nell’ allevamento vicino a Luino erano stati sequestrati anche sei animali (tra essi anche asini) con libretti fuori regola. Nel frattempo l’ indagato ha collaborato ed ha ottenuto il dissequestro degli equini: di fronte ai rimproveri dei carabinieri avrebbe mostrato un certo pentimento, anche se tardivo.

Task force Pm animalista La procura della Repubblica di Varese ha appena creato un’ area investigativa destinata ai crimini contro gli animali e l’ ha affidata al pm Sara Arduini (nella foto), un magistrato che si definisce «una vera animalista» e che ha il compito di coordinare gli interventi, districarsi nella vasta produzione giuridica sul tema e coordinare la formazione Dieci denunce Il lavoro della pm Arduini è iniziato il primo gennaio 2012, sono già 10 le denunce sul suo tavolo di cui si sta occupando i cavalli da corsa mandati al macello dall’ allevatore dopo aver falsificato la «carta d’ identità» degli animali. Per lui l’ accusa di uccisione ingiustificata

Rotondo Roberto – corriere.it – 17 gennaio 2012

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