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Napoli. Asl5, parcelle d’oro avvocati: 23 milioni da risarcire

La Corte dei Conti contesta un maxi-spreco a sei persone. C’è anche un’azione penale

Ventitrè milioni di euro per incarichi ad avvocati esterni e spese legali dovute a cause inutili, perché perse in partenza: la Procura regionale della Corte dei Conti, presieduta da Tommaso Cottone, torna all’offensiva sul versante della sanità pubblica e per contestare questa spesa a sei persone, tra avvocati ed ex amministratori dell’Asl Napoli 5 di Castellammare di Stabia. Sulla vicenda è in corso anche un’inchiesta penale scaturita da indagini del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli. La Procura di Torre Annunziata ha formulato sei richieste di rinvio a giudizio. I magistrati contabili hanno dunque inviato un invito a dedurre all’ex direttore generale dell’Asl Gennaro D’Auria; all’ex direttore amministrativo Ciro Pone; agli ex responsabile dell’ufficio Affari legali Eduardo Martucci e Francesco Saverio Afeltra; agli avvocati Edoardo Di Natale e Gianluca Improta. Nell’invito – firmato dal vice procuratore generale Antonio Buccarelli – ci sono dure critiche all’operato degli amministratori pubblici. Tanto per cominciare, «in merito alla quantità di affari trattati negli esercizi dal 2004 al 2010, risultano trasmessi all’Ufficio legale 101.690 atti: la media di 14 mila vertenze annue, che è certamente ben superiore al contenzioso riscontrabile nelle altre aziende campane anche più dimensionate». Questo, perla Corte dei Conti, «testimonia di una patologica situazione frutto soprattutto di un altissimo tasso di litigiosità per nulla controllato attraverso le relazioni sindacali ed,

anzi, esasperato da un clima di incertezza manageriale e di malcostume diffuso in ogni ambito». Quanto alla individuazione dei professionisti esterni, scrive Buccarelli, «non risulta, innanzitutto, che prima di procedere a tali affidamenti sia stata fatta una ricognizione della qualità del contenzioso esistente e delle modali – tà di formazione e dei rimedi per risolvere, anche stragiudizialmente, mentre risulta che alla individuazione degli avvocati esterni si sia pervenuti sulla base di valutazioni di tipo fiduciario adottate nel corso del tempo dalla direzione aziendale». Gennaro D’Auria, assunto il ruolo di direttore generale nel 2006, secondo il vice

procuratore generale ‘ dava disposizione strategica di opporsi in ogni caso alle procedure esecutive. Si è trattato di una sistematica, quanto inutile, improduttiva e deleteria, attività di opposizione alle esecuzioni ed ai decreti ingiuntivi corrispondenti a crediti nei confronti dell’Azienda risultati tutti inesorabilmente fondati e legittimi almeno sul piano processuale. Nel caso dei pignoramenti, il ricorso allo strumento giuridico dell’opposizione su atti giudiziari non opposti nelle dovute sedi risulta essere una condotta difensiva destinata ad una sicura soccombenza. La sterilità, l’inutilità e l’enorme dannosità di tale strategia difensiva ha trovato ovvia conferma nella quasi totalità delle sentenze, che hanno riconosciuto la fondatezza della pretesa delle controparti e la corresponsione ai creditori non solo delle sorti capitali, ma anche un aggravio per l’Ente di somme ingenti in conto interesse, rivalutazioni monetarie e spese legali».

Mattino Napoli – 18 gennaio 2012

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