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Bracconiere torturava cuccioli di volpe, il giudice lo affida a un canile. Fermato lo scorso maggio dopo aver investito una guardia zoofila

«E’ possibile trasmettere a un bracconiere l’amore per gli animali?» Silvia Campora, responsabile del rifugio per cani abbandonati «Le Muse» di Rezzato, se lo è chiesta a lungo prima di accettare la sfida.Sul tavolo una richiesta degli assistenti sociali di accogliere in messa in prova un bracconiere fermato lo scorso maggio, in testa mille dubbi e la paura di fallire, di non riuscire a insegnare il rispetto per gli animali a un uomo che fino al mese scorso cacciava cuccioli di volpe posizionando tagliole nelle campagne bresciane.

Il 3 giugno Silvia ha rilasciato un documento di adesione e venerdì 12 il giudice Spanò ha accettato la domanda. Manca solo un documento, poi, fino al prossimo dicembre, l’uomo che torturava gli animali dovrà prendersi cura dei cani abbandonati.

La vicenda

Tutto ha inizio il 9 maggio: l’uomo, 65enne pensionato, è sorpreso dalle guardie zoofile mentre posiziona le sue trappole. Gli intimano di fermarsi, lui corre in auto e, nell’inutile fuga, investe una guardia ferendola a un piede. Dopo l’arresto per lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, l’uomo finisce ai domiciliari e, nell’attesa di definire la sua posizione relativamente al reato di maltrattamento di animali, il suo avvocato difensore chiede la messa in prova (Possibile per alcuni tipi di reati inferiori a due anni di pena) in modo da scontare la pena fuori dalle mura domestiche. Pena del contrappasso: gli assistenti sociali sottopongono la richiesta al canile di Rezzato, che accetta la sfida e attende gli ultimi documenti prima di avere un colloquio con il bracconiere.

«Gli mostreremo cosa significa rispettare la vita in ogni sua forma»

«Per il momento abbiamo avuto contatti solo con gli assistenti sociali che ci hanno sottoposto il caso. Non è la prima volta che accettiamo delle messe in prova ma solitamente si tratta di condanne per guida in stato di ebbrezza. Un caso simile non ci era mai stato sottoposto», spiega Silvia Campora, responsabile del rifugio di Rezzato che ospita cani e gatti abbandonati cercando (spesso con successo) di trovare agli animali una nuova sistemazione in famiglie scelte dopo una prova di affidamento. «Questa è una grande sfida per tutta la nostra associazione, composta da soli volontari, dovremo trasmettere a un uomo che infliggeva sofferenze agli animali l’amore e il rispetto per tutti gli esseri viventi». E’ possibile? «Ci proveremo con la comunicazione, il dialogo e l’esempio. Attraverso la nostra costanza e il nostro operato gli mostreremo cosa significa rispettare la vita in ogni sua forma. Parleremo tanto e non faremo differenze con altre messe in prova: all’ignoranza si risponde così».

Il Corriere della Sera – 14 giugno 2015

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