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Brunetta: «Adesso serve delega per azzerare pensioni d’anzianità»

«La riforma pensionistica e la sostenibilità del nostro welfare è al 95%. Il 5% che manca è l’eliminazione definitiva delle pensioni di anzianità, ma ci arriveremo. Manca un ultimo miglio»

ROMA – Ministro Brunetta, i mercati non hanno accolto bene le nuove misure. Milano è stata la peggiore d’Europa e lo spread con i titoli tedeschi non si è abbassato. Scoraggiato? «Tutt’altro. Questa manovra non la facciamo per i mercati del giorno per giorno, ma per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013 in modo serio e credibile. I mercati lo capiranno e apprezzeranno sempre più».

Per l’opposizione è invece la prova che il governo non ha più credibilità, che ne serve uno nuovo. «Chi non è credibile è l’opposizione sindacale e quella politica che hanno proclamato lo sciopero generale. Un atto irresponsabile che si è rivelato un flop. Un mega-flop. Nel pubblico impiego l’adesione è stata sotto i17 percento, quasi la metà rispetto a maggio. Ciò significa che gli italiani sono molto più seri di certa opposizione che, pur di far

cadere il governo, si spara sui piedi e sparandosi sui piedi colpisce l’Italia. Camusso e Bersani riflettano su chi ha vinto e chi ha perso: se la smettessero con questa dose eccessiva di masochismo, sarebbe un bene per tutti».

Insomma, il governo va avanti. «Certo. Questo esecutivo dal 2008 e per gli anni fino al 2014 ha fatto manovre per oltre 250 miliardi di euro. E questo sarebbe un governo confuso? Un governo da cacciare? Sono convinto che nel 2013, raggiunto il pareggio di bilancio, andremo al voto e vinceremo?».

Questo è eccesso di ottimismo. «Non è così. E non posso perché razzoliamo bene, ma poi ci rappresentiamo male. Però non accadeva dal 1876, dai tempi di Minghetti, che un governo raggiungesse il pareggio di bilancio e noi l’avremo nel 2013».

Ma c’è voluto Napolitano per spingervi a cambiare registro. O non è così? «Dell’Iva si è parlato fin dall’inizio e avevamo deciso di non intervenire perché volevamo utilizzarla nella delega fiscale e assistenziale. L’andamento dei mercati ora ci ha consigliato di aumentarla subito e i fondi per la riforma dell’Irpef verranno ricavati dalla razionalizzazione della spesa pubblica».

Con il rischio che l’aumento dell’Iva soffi sull’inflazione, come teme Tremonti? «Gli economisti, a partire da Bankitalia, non ritenevano giustificate le preoccupazioni inflazionistiche. La domanda è così bassa che nessuna impresa è tanto masochista da traslare sui prezzi l’incremento dal 20 al 21%». Sulle pensioni la Lega ha ceduto ben poco. Solo un anticipo di due anni per le donne. «La riforma pensionistica e la sostenibilità del nostro welfare è al 95%. Il 5% che manca è l’eliminazione definitiva delle pensioni di anzianità, ma ci arriveremo. Manca un ultimo miglio».

Che avreste già percorso se Bossi non si fosse messo di traverso. «Assolutamente sì. Ma bisogna dare atto alla Lega di una qualche flessibilità e io mi definisco moderatamente soddisfatto. Siccome però bisogna realizzare la delega fiscale e assistenziale, credo che si possa inserire anche una delega previdenziale per mettere ordine all’intero sistema».

Avevate promesso: niente fiducia. Invece eccola. Avete paura di fronde interne? «No, è stata messa per fare presto e bene. In certi momenti la tempi-stica è fondamentale: domani si riunisce il direttivo della Bce e noi vogliamo arrivarci con la manovra approvata dal Senato nella pienezza e credibilità dei suoi saldi. Noi non siamo come la sinistra che con il suo sciopero fallito è riuscita a farci dipingere sui giornali stranieri come la Grecia». Lo stesso paragone l’ha fatto la Merkel. «La Merkel dovrebbe riflettere un po’ di più prima di parlare e dovrebbe pensare al suo calo di credibilità, viste le sconfitte elettorali che continua a subire».

Il Messaggero – 7 settembre 2011

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