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Licenziamenti facili. Sacconi «Non cambio idea sull’articolo 8»

Il ministro chiude la porta «E’ una norma chiesta dalla Bce, corrisponde a un percorso riformatore che avevamo avviato, è accettato dalla quasi totalità delle parti sociali»

ROMA Noi non siamo disponibili a correggere l’articolo 8, non se ne parla proprio». II ministro del Lavoro Maurizio Sacconi non lascia speranza a chi ha scioperato pensando di indurre il governo ad un dietrofront sulla contestatissima norma che faciliterebbe il licenziamento dei lavoratori. «E una disposizione richiesta dalla Bce, corrisponde a un percorso riformatore che avevamo avviato, è accettato dalla quasi totalità delle parti sociali ed è appoggiato dalla maggioranza e dal Terzo Polo quindi da due terzi del Parlamento, per non dire di più» conclude Sacconi. Il ministro contesta poi l’entusiasmo delle cifre annunciate dalla Cgil, anche se la maggioranza dei servizi di trasporto pubblico e le scuole (quelle aperte per gli esami di riparazione) non hanno funzionato. Il 60% di adesione? Macché, per Sacconi ha protestato «un’Italia molto minoritaria; le adesioni sono bassissime e dire minoritaria è già eccessivo rispetto alla dimensione decisamente contenuta della partecipazione». Un fallimento totale, dunque. «Mi auguro che la bassa adesione allo sciopero – conclude il ministro – anche in un contesto così enfatizzato, porti a far riflettere la Cgil e il Pd circa la necessità di un clima di maggior condivisione».

Il ministro della Funzione pubblica, Renato Brunetta, ha in mano cifre anche più precise. Cita i dati pervenuti alle 17 e annuncia un’adesione del 6,99%. «Anche se ancora parziale, il dato è comunque significativo poiché riferito al 33,54% dell’intero campione di riferimento – spiega il comunicato della Funzione pubblica -. Come di consueto queste percentuali sono state calcolate sul personale assegnato, escluso – ove comunicato – quello assente per motivi diversi dallo sciopero (ferie, malattia, ecc.)».

La scuola è un capitolo a parte, precisano dal ministero di Brunetta. L’adesione è stata del 3,42% relativamente al 56,45% del campione di riferimento. Un dato che viene rilevato «pur se l’anno scolastico non è ancora iniziato», le

scuole, infatti, sono aperte per tutte le attività e i docenti e il personale amministrativo che intendono aderire allo sciopero devono comunicarlo per le relative trattenute sullo stipendio.

Il ministero ricorda infine che nell’ultimo sciopero generale indetto lo scorso 6 maggio dalla Cgil, il dato riferito alla stessa ora presentava un’adesione del 13,28%: «Quasi il doppio di quello odierno». La conclusione del ministro Brunetta? Che la crisi dei mercati finanziari sia frutto del «masochismo italico». E la protesta di ieri ne è un esempio: «Un sindacato che fa lo sciopero proprio oggi, anche se con un’adesione minima, solo al 3-4%». Il ministro della Difesa Ignazio La Russa si limita a commentare che «suona non comprensibile questo rito dello sciopero. Mi chiedo a cosa sia servito».

La Lega se la prende con la sinistra. «Ci chiediamo da che parte sta – afferma Giacomo Stucchi, segretario di presidenza della Camera del partito di Bossi -. Che senso ha che il maggior partito di opposizione, in Senato, collabori con la maggioranza per il varo della manovra, salvo poi scendere in piazza a fianco della Cgil per lo sciopero generale?».

Anna Maria Bernini, ministro per le Politiche Europee, accusa la Cgil di non avere alcuno «spirito sindacale» ma soltanto «pregiudizio politico» perché protesta ancor prima che la manovra sia approvata definitivamente. «E paradossale – dice – come la Cgil abbia convocato uno sciopero generale mentre è ancora in corso tra maggioranza e opposizione il dibattito parlamentare sulla manovra. E mentre governo e parti sociali sono ancora seduti allo stesso tavolo per siglare un patto per la crescita e lo sviluppo nell’interesse del Paese».

7 settembre 2011

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