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Budget dei gruppi, taglio dell’89%. Ecco riduzioni imposte alle Regioni

Via l’89% dei fondi concessi ai gruppi, addio al 35% dei posti attuali nelle Giunte e nei consigli, taglio secco del 38% all’indennità netta media percepita dai presidenti e del 25% a quella dei consiglieri. Sta in questi quattro numeri la cura ai consigli regionali rilanciata dal decreto legge su Regioni ed enti locali approvato giovedì sera dal consiglio dei ministri.

In questi quattro numeri risiede anche il motivo per cui le stesse regole, scritte dal Governo Berlusconi nella manovra-bis del Ferragosto dell’anno scorso, sono state per mesi respinte al mittente dai diretti interessati, prima che le varie Regionopoli cambiassero il clima rendendo vana ogni difesa. Sempre che, passata la buriana, non torni la voglia di sfruttare cavilli che anche le nuove regole lasciano aperti.

Il principio

Per evitare il taglio ai fondi sanitari e il quasi annullamento ai trasferimenti legati ad altre voci (con l’eccezione del trasporto pubblico locale), le Regioni dovranno ridurre i propri posti in Consiglio e Giunta ai parametri scritti lo scorso anno, e adeguare indennità e fondi ai gruppi ai numeri registrati nell’amministrazione più «virtuosa».

Le indennità

Sulla busta paga si incontra il primo e più importante “rischio-cavilli”. Il decreto varato giovedì ai politici regionali di adeguarsi alle indennità di carica (quelle dei consiglieri) e di funzione (quelle di assessori e presidenti) dell’amministrazione più sobria. In questo parametro, però, nulla si dice di diarie e rimborsi vari, che fanno crescere le entrate dei consiglieri regionali come accade per deputati e senatori. Un esempio? Stando ai numeri censiti dalla conferenza dei presidenti dei consigli regionali, per esempio, lo stipendio-base di un consigliere del Lazio si ferma a 3.708 euro netti al mese: con le voci aggiuntive, però, si raddoppia la posta e si arriva a 7.211. In Lombardia va anche meglio, perché dei 12.666 euro netti a cui ogni mese può arrivare la busta paga del consigliere solo 3.299 sono catalogati alla voce indennità.

Anche così, comunque, c’è chi per rientrare nei nuovi tetti dovrà fare sacrifici non da poco. Fra i consiglieri, per esempio, l’indennità più leggera è quella abruzzese, da 31.757 euro netti all’anno, e per raggiungerla un consigliere regionale siciliano dovrà rinunciare a 32.929 euro, mentre un suo collega pugliese dovrà dire addio a 27.901 euro. Il successore di Raffaele Lombardo alla guida della Sicilia, invece, dovrà ricevere 78.903 euro all’anno meno dell’ex Governatore siciliano, perché l’indennità del presidente umbro, benchmark secondo i dati dei consigli regionali, non supera i 44.622 euro netti ogni 12 mesi. Il successore di Renata Polverini alla Pisana, invece, dovrà fermarsi 54.378 euro sotto l’ex presidente del Lazio.

Fondi ai gruppi

Se sarà rigorosa, la sforbiciata agli assegni destinati ai gruppi politici che animano i consigli regionali si rivelerà una mannaia. Per calcolare la stretta, che anche in questo caso obbliga tutti ad adeguarsi ai livelli della Regione più “parca”, la tabella qui a fianco prende a riferimento i fondi registrati nei bilanci 2011 parametrandoli agli abitanti. Il numero più leggero è quello che si incontra in Puglia, dove il rendiconto del consiglio regionale registra fondi ai gruppi pari a 18 euro per ogni 100 cittadini. In Molise, lo stesso parametro si attesta a quota 625 euro. In termini assoluti, il taglio più drastico per adeguarsi a questi valori è quello del Lazio, e vista la cronaca recente il dato non sorprende: i gruppi regionali di Roma dovrebbero rinunciare a 13 milioni di euro, mentre in Sicilia il taglio sarebbe di 12,8 milioni e in Lombardia di 10,5. In totale, comunque, dovrebbe sparire 86 milioni sui 96,8 erogati nel 2011.

Posti

È il capitolo meno nuovo della riforma, perché si limita a richiamare i parametri previsti nella manovra-bis del 2011. La tabella mette a confronto la situazione attuale con quella necessaria a rispettare i nuovi criteri, verso cui alcune amministrazioni si sono già avviate. La Toscana è stata la prima a tagliare i posti in consiglio, mentre tra le misure recenti vanno segnalate quelle avviate in queste settimane da Puglia e Abruzzo.

Le riduzioni imposte alle amministrazioni regionali

gianni.trovati@ilsole24ore.com – 7 settembre 2012

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