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Bussolengo. Sta arrivando terremoto? Le scimmie lo sentono prima

Sotto i riflettori il comportamento degli animali selvatici ospiti nel Parco Natura Viva di Bussolengo. La psico-biologa: sono in grado di avvertire i sismi e il cambiamento più evidente è negli scimpanzè Anche i fenicotteri percepiscono in anticipo i pericoli

Quello che chiamiamo istinto negli animali e che biologi ed etologi preferiscono indicare come comportamento innato, potrebbe anticipare l´evento di un terremoto con segnali percepibili anche da noi? Davvero gli animali «prevedono» i movimenti sismici o sono leggende da sfatare? Al Parco Natura Viva di Bussolengo nelle ultime settimane, con più scosse che si sono ripetute a orari diversi del giorno e della notte, come in tutta la provincia, si è prestata particolare attenzione al comportamento delle specie custodite, arrivando a raccogliere numerose informazioni.

Come spiega Caterina Spiezio, che ha il dottorato in psico-biologia ed è responsabile del settore ricerca e conservazione e del benessere animale dell´area protetta, «si sono evidenziati dei cambiamenti nel comportamento degli animali i quali sembrano avvertire sensibilmente prima degli umani l´arrivo della scossa. Non solo, ma alcune specie che avvertono “in anticipo” lo comunicano alle altre con grida di allarme. Le reazioni al terremoto sono molto diverse, anche se tutte denotano la paura di fondo: ci sono animali che cercano riparo dentro i loro rifugi, altri che viceversa preferiscono aree esterne e aperte».

Spiezio ha raccolto testimonianze di custodi e studenti, che stanno svolgendo le loro osservazioni nei diversi reparti del Parco, da cui veniamo a sapere che gli scimpanzé, qualche secondo prima dell´arrivo della scossa, hanno emesso grida di allarme, qualcosa simile a un fortissimo abbaio. Alcuni individui hanno espulso feci molli e maleodoranti, tipiche di soggetti spaventati e si è notato che i vocalizzi sono continuati per tutto il tempo della scossa e anche qualche secondo dopo. Alcuni scimpanzé sono saliti sui piani più alti delle strutture per scrutare l´orizzonte, altri si sono messi al riparo sotto delle protezioni, ma tutti tendevano a far gruppo, evitando l´isolamento.

Ha colpito gli operatori del Parco che passata la scossa, e per molto tempo dopo, si sia creata una specie di quiete surreale, come un silenzio voluto per cercare di cogliere il minimo rumore nei paraggi. «Il cambiamento comportamentale più evidente negli scimpanzé», ha notato la dottoressa Spiezio, «è stato quello di non voler rientrare nei reparti chiusi, nonostante sapessero di trovare all´interno del cibo fresco. Gli scimpanzé hanno faticato a rientrare nei ricoveri notturni dopo le scosse preferendo passare la notte nei reparti esterni».

Un grido mai sentito in precedenza è stato quello lanciato dalle scimmie del Sud America, in particolare i saimiri, che hanno cercato rifugio sulla parte più alta delle piante dell´isola nella quale sono ospitati; i tamarini invece, altra specie di primati sudamericani, sono rimasti nel reparto esterno molto meno tempo del solito, preferendo rientrare appena possibile. Altri ancora, come i tamarini della serra, erano indecisi sul da farsi, entravano e uscivano in continuazione mostrando incertezza nella scelta del luogo più sicuro. Alcuni lemuri hanno preferito il reparto interno a quello esterno, quando di norma avviene il contrario perché la scelta di stare all´aperto è preferita in condizioni normali.

Anche i macachi, della specie «Macaca nemestrina», come gli scimpanzé, hanno emesso grida di allarme prima della scossa e in seguito, spaventati dal terremoto, hanno assunto un comportamento molto più aggressivo tra di loro. Le iene hanno preteso cibo all´esterno dei rifugi e per diversi giorni dopo la scossa più forte non sono più rientrate, nonostante la presenza di cibo potesse attirarle all´interno.

Davvero insolito il comportamento dei fenicotteri che hanno dato la netta sensazione di percepire in anticipo il pericolo, ammassandosi in una sola area prima della scossa formando un gruppo che è rimasto compatto anche dopo il sisma. Da vari studi sembra che i fenicotteri siano in grado di percepire il terremoto anche con una settimana d´anticipo, poiché quando la terra si muove vengono rilasciate sostanze particolari nelle acque e sono uccelli molto sensibili ai cambiamenti chimici dell´acqua.

Un fenomeno che capita quando gli animali selvatici sono terrorizzati, cioè il freezing (letteralmente congelamento, indurimento), è stato notato in un topo, uscito dalla sua tana in seguito alla scossa e rimasto a lungo incapace di muoversi, nel mezzo di una stradina di servizio frequentata dalle auto elettriche del personale del Parco.

«Diversi studi hanno evidenziato che gli animali sono in grado di percepire un terremoto tempo prima che questo si verifichi. Quali siano gli stimoli che percepiscono non è ancora del tutto chiaro», aggiunge Caterina Spiezio, «ma saper riconoscere i segni di cambiamento e intuire che vanno collegati a un evento sismico potrebbe aiutare la specie umana ad affrontare meglio questi cataclismi naturali».

SENSIBILITÀ. Gli esemplari domestici selezionati hanno perso l´attitudine a percepire i fenomeni naturali

Cani e gatti non sono più «allenati» a captare

Se fosse così semplice predire i terremoti ascoltando l´abbaiare dei cani, come la tradizione consiglia, non ci sarebbero da millenni eventi disastrosi dovuti ai sismi, perché l´uomo avrebbe imparato a sfruttare a suo vantaggio questi presentimenti. Ma allora, che precursori sismici sono gli animali domestici? Secondo la psico-biologa Caterina Spiezio, «la risposta potrebbe essere che cani e gatti, selezionati dall´evoluzione nel corso delle generazioni, per essere sottospecie nuove e diverse dalle specie selvatiche e che pertanto possono interagire con l´uomo grazie a capacità diverse rispetto alle specie selvatiche, hanno tuttavia perso alcune peculiarità dei loro simili come lupo e gatto selvatico.

Le specie selvatiche sono molto più sensibili ai cambiamenti ambientali, in quanto questi potrebbero rappresentare il vero pericolo per la sopravvivenza». Insomma cani e i gatti hanno sviluppato la capacità di essere più sensibili ad altri stimoli, ma perso alcune capacità primordiali.

«Gli animali dei giardini zoologici, che restano specie non domestiche», continua l´esperta, «se gestiti in modo adeguato, con arricchimenti volti a stimolare comportamenti specifici, conservano tutte le caratteristiche dei conspecifici in natura e, anche se in ambiente più protetto, con meno pericoli per l´assenza di predatori, hanno tuttavia la capacità di riconoscere eventi ambientali importanti per la propria sopravvivenza e la necessità di avvertire un importante pericolo e di riconoscere un predatore anche se non ne hanno mai visto uno. Inoltre, le specie selvatiche, per la necessità legata alla sopravvivenza, seppur in ambiente controllato, conservano la necessità di segnalare a tutti i conspecifici e agli altri animali un imminente pericolo: ecco il perché delle grida di allarme delle diverse specie».

Però che gli animali domestici abbiano una particolare sensibilità per i terremoti sembra confermarlo anche l´Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che dopo ogni scossa di una certa intensità invia agli oltre 16mila corrispondenti fissi il questionario sul terremoto, chiedendo se sia stata notata agitazione degli animali durante la scossa o pochi minuti prima, indicando la scelta: nessuna agitazione; agitazione degli animali in casa, oppure non osservato.

«L´indicazione serve per capire a livello statistico quanto il sisma sia percepito dagli animali domestici», spiega la psico-biologa Spiezio, «perché sarebbe davvero importante riuscire a segnalare la presenza del terremoto osservando il loro comportamento. Sarebbe come dire che avere un cane o un gatto a casa potrebbe aiutarci a salvarci dal crollo della casa. Purtroppo questo non avviene o, perlomeno, gli studi non evidenziano questo, pur ricreando situazioni analoghe ad un terremoto in laboratorio. I serpenti, i lombrichi, le rane, insomma gli animali terricoli, sembrerebbero i più sensibili. C´è comunque ancora molto da scoprire su quali possano essere gli stimoli legati al terremoto percepibili dagli animali molto prima che dagli umani.

Dallo Sri Lanka a L´Aquila tante testimonianze senza prove scientifiche

Esistono diversi lavori scientifici fatti per indagare se e come gli animali siano in grado di percepire l´arrivo di un terremoto e l´argomento è molto discusso perché non ci sono prove decisive a favore di una certa tesi o del suo contrario e la ricerca continua tentando di essere libera per quanto possibile da ogni emotività. Per illustrare il fenomeno degli animali «sensori», Marina Bertelé, veterinaria laureata in Allevamento e benessere animale all´università di Milano e custode del reparto scimpanzé del Parco Natura Viva, ha condotto uno studio sulla letteratura in materia che sarà pubblicato sul giornale interno del Parco. «Alcune ricerche dopo lo tsunami che colpì lo Sri Lanka nel 2004, citano testimoni oculari, tra cui ranger locali, che dicono di aver visto molti animali (fenicotteri, elefanti, cinghiali e altri), lasciare tane e luoghi abituali poco prima del disastro. In Cina nel 1975 le autorità furono avvertite di strani comportamenti di serpenti e vermi che uscivano dalle loro tane e venne ordinata l´evacuazione della zona dove poi si verificò effettivamente una forte scossa», elenca Bertelé. Come facciano gli animali a presentire il terremoto ancora non si sa. Si ipotizza che alcune specie siano in grado di percepire onde elettromagnetiche a una gamma più bassa rispetto a quella percepita dal nostro organismo. «Sono onde causate dalla pressione sul quarzo del sottosuolo e registrate prima del terremoto. È stata fatta una verifica con onde elettromagnetiche», spiega l´esperta, «provocate in vasche contenenti pesci o rettili. Pare che il pesce gatto sia il più sensibile alla stimolazione mentre sarebbero indifferenti altre specie». Lo stesso è stato verificato tra i mammiferi di uno zoo: rinoceronti e tigri non hanno manifestato particolari reazioni a onde elettromagnetiche artificiali, mentre le talpe si bloccavano dalla paura. Elefanti in libertà, sottoposti allo stesso test, appoggiavano la proboscide sul terreno precedendo l´arrivo dell´onda elettromagnetica. «Le testimonianze sono molte, ma poche hanno validità scientifica e vanno quindi prese per ciò che sono, storie raccontate: non sappiamo se vere, verosimili o del tutto false», ammette l´esperta, che cita altri casi: l´orango e il gorilla ospitati al Smithsonian´s National Zoological Park negli Stati Uniti, che una decina di secondi prima di una scossa di terremoto hanno lasciato il cibo e si sono arrampicati sulla cima degli alberi più alti. Secondo una ricerca sul terremoto che colpì L´Aquila nel 2009, le rane comuni abbandonarono le loro tane da cinque a tre giorni prima del sisma, senza farvi ritorno per giorni: sembrerebbero in grado di percepire segnali presismici dovuti al rilascio di gas del sottosuolo in atmosfera. Tocca alla scienza spiegare se questi fatti siano effettivamente legati all´attività sismica o non abbiamo altre cause.

L’Arena – 21 giugno 2012

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