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Cambio generazionale in Sanità. Cavicchi: dico “No” alla proposta Silvestro-Dirindin. E vi spiego perché

Anzitutto i problemi che davvero impattano negativamente sul servizio sanitario non riguardano l’età degli infermieri ma sono il blocco dei contratti e del turn over, il demansionamento, la restrizione del minutaggio, l’impiego degli infermieri per svolgere competenze aggiuntive a costo zero, la post ausiliarietà ecc.

“Norme per favorire il ricambio generazionale nella professione infermieristica e nelle professioni sanitarie” è il titolo del disegno di legge presentato dalle senatrici del PD Silvestro e Dirindin. Senza aggettivi vorrei spiegare le ragioni del mio disaccordo.

Il presupposto

•    “l’invecchiamento” dei lavoratori nella sanità è un fenomeno destinato a crescere

•    gli infermieri di una età indefinita “impattano” in modo negativo sulla “tenuta del sistema” “sull’efficienza organizzativa”, sugli “assistiti”

L’inferenza

•    svecchiando gli organici dei servizi si può “garantire” una migliore qualità dell’assistenza

•    i servizi si possono svecchiare se gli infermieri accettano volontariamente di dimezzare l’orario di lavoro (part time) con contributi pensionistici invariati

•    con le risorse  che derivano dalla riduzione del tempo di lavoro  si possono coprire i costi di nuove assunzioni

•    i nuovi assunti  dovendo svecchiare non possono avere più di 35 anni di età

Fallacia, ingiustizia e contraddizione

•    i problemi che davvero impattano negativamente sul servizio sanitario non sono quelli che riguardano l’età degli infermieri ma sono: il blocco dei contratti e del turn over, il demansionamento, la restrizione del minutaggio, l’impiego degli infermieri per svolgere  competenze aggiuntive a costo zero, la post ausiliarietà ecc.

•    in sanità l’anzianità è sempre stata un valore, essa è sinonimo di esperienza e esperienza è sinonimo di qualità

•     gli organici invecchiano  ma solo perché non c’è ricambio cioè il turn over è bloccato

•    la proposta colpevolizza ingiustamente i lavoratori più anziani attribuendo loro la responsabilità del degrado  qualitativo dei servizi

•    se i lavoratori anziani sono un disvalore perché mai dovremmo  farne dei mentori?

Il meccanismo

•    l’intera operazione funziona su l’intercambiabilità di due soggetti antagonisti con età diverse e sullo scambio di due regimi di tempo di lavoro

•    gli “assumibili” che non superano i 35 anni di età(DO)

•    i “pensionandi” a 3 anni dalla pensione(D6) che dovranno accettare di dimezzare il loro stipendio dimezzando il loro tempo di lavoro.

La proposta dei 35 anni di età da molti infermieri è stata percepita come un limite ingiusto, ma dico loro che non è logico contestare il limite e accettare Io svecchiamento che esso consente. L’ingiustizia non consiste nel limite, ma nel presupposto che lo giustifica: se si vogliono svecchiare gli organici degli infermieri bisogna assumere per forza quelli  giovani. Questo vuol dire che data la logica dello svecchiamento qualsiasi limite è inevitabilmente discriminante. E’ l’idea dello svecchiamento che non funziona.

Il razionale

•    accettazione di fatto dei limiti imposti agli organici dal blocco del turn over

•    non si tratta di accrescere l’occupazione reale degli infermieri in sanità ma di redistribuire il lavoro consentito tra infermieri di età diverse  posti tra loro in competizione.

Osservazioni

•    l’intera operazione  non comporta  “oneri  aggiuntivi per le finanze pubbliche”

•    il suo obiettivo generale è contribuire   a garantire un obiettivo generale di “ sostenibilità economica”

•    gli organici restano sotto dimensionati per cui la  crescita occupazionale è virtuale e apparente

•    ci troviamo di fronte ad una  applicazione alla sanità dell’idea di “rottamazione”

Obiezioni

•    la sanità ha un bisogno disperato di sbloccare il turn over quindi di assumere realmente e non virtualmente degli operatori

•    se vi sono problemi di sostenibilità i “soldi veri” per assumere degli infermieri si possono trovare altrove  perché sono altrove (corruzioni, sprechi, medicina difensiva, diseconomie ecc ammontano a molto più di ¼ della spesa complessiva) senza bisogno di andare da chi lavora a chiedergli per solidarietà di dimezzarsi lo stipendio

•    lo stipendio di un infermiere è uno stipendio basso e se si dimezza diventa ancora più basso e penso che di questi tempi, che sono quelli delle 80 euro in busta paga, siano  pochi gli infermieri che si possono permettere di stare a part time a parte quelli che hanno  la possibilità di poter svolgere doppi e tripli lavori o che hanno altri redditi  a disposizione ecc.

Significati politici

•    si muove nel solco di quelle politiche che definisco di  decapitalizzazione del lavoro, cioè di definanziamento del sistema pubblico attraverso tagli sul lavoro

•    è una variante del “costo zero” cioè di una idea che chiede sempre a qualcun altro di fare un sacrificio ma senza mai prendere in considerazione le tante possibilità di risparmio legate a diseconomie e antieconomie

•    il blocco del turn over è una delle principali soluzioni che le politiche  neoliberista propongono per tagliare la spesa pubblica

•    tradisce una  logica neomalthusiana dal momento che si tratta di redistribuire il poco lavoro che è permesso per risolvere a un tempo il problema della finitezza delle risorse e la crescente pressione della disoccupazione

Libertà e sue contraddizioni

•    le due senatrici  del Pd sono libere di fare proposte per garantire la “sostenibilità economica” della sanità secondo le linee politiche del loro governo e del loro partito

•    in un regime democratico esiste la libertà di discussione per cui le loro proposte si possono altrettanto liberamente contestare

•    se una delle due senatrici è anche  la presidente nazionale dell’Ipasvi, cioè la massima rappresentanza degli infermieri, e se la proposta da loro presentata, è manifestamente contro gli interessi primari degli infermieri e dei malati, allora sorge una contraddizione tra la senatrice del PD e la presidente dell’Ipasvi

•    in tale contraddizione la presidente dell’Ipasvi suo malgrado quindi oggettivamente si troverebbe ad impedire una libera discussione  nei confronti della senatrice del PD

•     si porrebbe il problema di distinguere ciò che interessa il PD e ciò che interessa gli infermieri a meno di ritenere che quello che interessa al  primo interessi automaticamente  il secondo

•    in questa eventualità saremmo autorizzati a supporre che tutti gli infermieri d’Italia siano sostenitori del PD per cui in questo caso e solo in questo caso  le eventuali contraddizioni tra senatrice del Pd e presidente Ipasvi, cadrebbero

Supposizioni e interrogativi

•    supponiamo una proposta diversa da quella avanzata dalle senatrici del PD che preveda di sbloccare il turn over, di integrare gli organici carenti con nuove assunzioni, di voler mettere fine al demansionamento causato dalla carenza di organici e di definire, ben altre organizzazioni del lavoro per andare oltre la post ausiliarietà e infine di considerare gli infermieri  come un capitale su cui investire e di prendere i soldi che servono dai tanti “tesoretti” che sono nella sanità

•    supponiamo che questa proposta diversa da quella della senatrice del PD sia rappresentata dalla presidente nazionale dell’Ipasvi

In questo caso e solo in questo caso

•    la senatrice del PD sarebbe disposta a sostenere la battaglia della presidente nazionale dell’Ipasvi?

•    se non fosse possibile ,perché la senatrice è tenuta  ad essere coerente con le politiche per la “sostenibilità economica” del suo governo e del suo partito, la presidente dell’Ipasvi sarebbe disposta a dimettersi?

•    se si dimettesse darebbe la possibilità alla senatrice di presentare liberamente le sue proposte anche se manifestamente contro gli interessi degli infermieri

•    nello stesso tempo permetterebbe agli infermieri di fare una battaglia autonoma contro la senatrice del PD che, in nome della sostenibilità economica, intende condannarli per l’eternità al blocco del turn over

Epilogo

Se la senatrice del PD insistesse nel proporre agli infermieri una proposta contro i loro interessi e la presidente dell’Ipasvi, nonostante ciò, non fosse disponibile a dimettersi la presidente Ipasvi ingannerebbe e tradirebbe gli infermieri servendosi strumentalmente dei loro problemi e della loro buona fede dal momento che è dimostrato che non tutti gli infermieri sono sostenitori del PD mentre tutti gli infermieri sono di fatto contribuenti dell’Ipasvi. In questo caso e solo in questo caso nei confronti della presidente Ipasvi sarei moralmente autorizzato a riprendermi tutti gli aggettivi che oggi non ho usato.

Ivan Cavicchi  – QS – 9 giugno 2014 

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