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Camera: scure sugli stipendi, tetto a 240mila euro. La spending review dell’ufficio di presidenza, in vista sorprese amare

Allo studio l’ipotesi di far retribuire i collaboratori direttamente da Montecitorio. Non è più tempo di stipendi d’oro, ma di austerity. Per questo, la retribuzione dei dipendenti della Camera è destinata a finire sotto la scure dell’ufficio di Presidenza, che si riunirà entro maggio.

Una spending review che promette sorprese amare per chi lavora a Montecitorio. L’idea, valutata in queste ore, è quella di fissare un tetto di 240 mila euro per le figure apicali. E, a cascata, per tutti gli altri impiegati dell’Assemblea. Una mazzata, senza dubbio.

Basta scorrere la tabella dei compensi per capire la portata dell’intervento: il segretario generale, per dire, guadagna al momento dell’assunzione 477 mila euro, compresi gli oneri previdenziali. Il vicesegretario 357 mila euro. Entrambe le figure, tra l’altro, godono di un meccanismo di rivalutazione dello stipendio del 2,5% ogni biennio. Segretario e vicesegretario, però, non sono i soli a superare il tetto. Un consigliere parlamentare con vent’anni di anzianità, ad esempio, raccoglie 269 mila euro, mentre un documentarista con trent’anni di servizio raggiunge la cifra di 250 mila euro l’anno. Con il nuovo tetto, in ogni caso, tutte le buste paga — e non solo quelle dei massimi funzionari — subiranno un deciso dimagrimento, in modo da rispettare un principio di proporzionalità. Resta ancora da stabilire, però, se i tagli partiranno già dal 2014 o dal 2015.

Per ora solo sottotraccia, ma a Montecitorio la questione tiene banco. E, com’è ovvio, non mancano tensioni. La ratio degli interventi la illustra Marina Sereni, vicepresidente con delega al personale: «Ricordo che abbiamo già tagliato le indennità dei funzionari e, per il 2014, abbiamo previsto risparmi importanti, nell’ordine dei venti milioni di euro. Ora siamo al lavoro per intervenire sulle retribuzioni dei dipendenti. Fisseremo un tetto per i dirigenti e, proporzionalmente, anche per gli altri livelli. Dovremo ridefinire tutti i parametri». L’ipotesi è di introdurre almeno tre o quattro diverse soglie, che i dipendenti delle varie fasce non potranno superare neanche al culmine della carriera.

Il salary cap, spiega Sereni, è ispirato a uno degli ultimi interventi del governo: «Nel decreto Irpef si fissa un tetto per gli stipendi dei vertici della pubblica amministrazione. Non va- le per la Camera. Ma siccome ci lavoravamo da tempo, interverremo anche noi. È una questione di opportunità». In tempi di crisi, insomma, tutti devono fare la propria parte, a partire dagli organi costituzionali. Che, nel complesso, puntano a risparmiare nel 2014 oltre cinquanta milioni di euro. Tra gli sforzi già compiuti, il contributo di solidarietà sulle pensioni più alte e i tagli alle spese di funzionamento di Montecitorio.

Nel biennio 2015-2016, poi, il Parlamento sarà chiamato a sforzi ancora maggiori. Per questo, nel corso del prossimo ufficio di presidenza della Camera, si valuterà se approvare anche un’altra misura di contenimento dei costi. L’opzione è quella di affidare direttamente agli uffici di Montecitorio il compito di retribuire i collaboratori dei parlamentari. In fondo, dal 2009 funziona così anche all’Europarlamento.

Repubblica – 29 aprile 2014 

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