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Fedeli troppo animalisti, il parroco: «Non cani, ma opere di bene»

Crociata di don Marco, sacerdote padovano: «Sempre meno soldi per solidarietà, mentre i quattrozampe…». Gli animalisti mettono cartello davanti alla Chiesa: rispetti i cani

“Non cani, ma opere di bene”. È l’ultimo messaggio-choc lanciato da don Marco Scattolon, 67 anni, vivace parroco di Rustega di Camposampiero e di Fossalta di Trebaseleghe, dalla sua “cartolina”, il bollettino parrocchiale settimanale.

Non nuovo a provocazioni forti, come la “crociata” contro l’apertura domenicale dei centri commerciali o i ragazzini bocciati a scuola che definisce i nuovi “peccatori”, il parroco dei messaggi pungenti e degli slogan scritti, a caratteri cubitali, e affissi all’ingresso della canonica, stavolta prende di mira i padroni degli animali che per il proprio fedele amico, spendono «più che per la carità cristiana».

«Stanno calando gli sponsor per gli sport minori, le gite scolastiche o le iniziative di solidarietà. Se fai un grest o un camposcuola devi misurare ormai l’ ultimo centesimo – scrive il prete – Sempre più gli animali stan diventando importanti. Guai a investire un animale domestico, rischi l’ira funesta del proprietario. Multe colossali se uno abbandona un cane (cosa certo da non fare!), ma ci sono anche altri abbandoni più pesanti di genitori che se ne vanno senza ricordarsi dei loro doveri verso i figlioletti o i nonni.

I cani randagi, pieni di zecche e pidocchi, han più diritto di certi bambini? Ho assistito a liti furibonde tra sposini per l’assegnazione dell’animale nel momento della separazione. Ho visto donne di chiesa spendere un patrimonio per attrezzare di riscaldamento la cuccia del cane o per provvederlo di pelliccia per l’inverno. Spesso in tv appaiono la Brambilla o Limiti a perorare la causa dei cani, io mi sono tassato per aiutare tre famigliole che volevano tenersi un figlio e non ne avevano i mezzi.

Grazie a chi sceglie le adozioni a distanza o a vicinanza, ma i cani vengono dopo. I cani che abbaiano quando arrivo a benedire le case delle famiglie o che sono per la caccia, non mi danno fastidio, fanno il loro dovere e danno sicurezza e svago. Ma quando li ritrovo in braccio a chi si confessa o sta in fondo alla chiesa, mi danno fastidio».

E poi ancora: «Le opere di misericordia sono ancora attuali e per chi vuol restare cristiano non si possono dribblare. Il nostro buon cuore non va dirottato verso la parte sbagliata. I cani (e company) vengono dopo i cristiani. Io il Cristo a passeggio con il cane nel Vangelo non me lo vedo proprio e una messa di esequie per un cane la sento un sacrilegio. Senza maltrattare i cani, investiamo sui figli di Dio (battezzati o meno)».

Qualcuno potrebbe ricordare a don Marco la figura del patrono d’Italia, San Francesco d’ Assisi, il santo che ammansì il lupo e che parlava agli uccelli. Pronta l’obiezione del prete: «E non mi si citi San Francesco ed il lupo di Gubbio, non addolciamo i santi come se fossero stati degli animalisti. Francesco amava i poveri e i lebbrosi. Quanto a Gubbio, se quel lupo era proprio un animale, e non un prepotente signorotto, Francesco avrebbe fatto bene a mandarlo a cacciare dai giovani con la balestra senza far sprecare al buon Dio un miracolo.

Vedere cani con occhiali, gelato per cani, dondolo per cani o fisioterapia con tanto di tapis roulant o inviti ad adozioni per cani slavi, mi par eccessivo. E mi dà fastidio passare fra gli scaffali dei supermercati e notare quanto si vende per gli animali. “Avevo fame e non mi avete dato da mangiare – non date le cose sante ai cani” diceva Cristo. Su trentasei volte che la Bibbia cita i cani, solo due volte fanno bella figura».

Il parroco è un fiume in piena: «Io mi sono sfiancato a pagar bollette a disgraziati e mi sento preso in giro quando si parla in tv solo dei diritti degli animali. So che certi cani sono preziosi per i cechi, per i finanzieri, per i bagnini o per far la guardia, ma l’Onu non li ha ancora inseriti nei “Diritti dell’Uomo”». C’è da giurare che gli animalisti punteranno dritti dritti alla canonica di don Scattolon. Ma non c’è alcun dubbio: il “don” non metterà davanti alla sua chiesa un cane da guardia. (Gazzettino)

Camposampiero, animalisti contro don Marco: «Rispetti i cani»

Dopo la presa di posizione del parroco contro i troppi soldi spesi per il benessere di cani e gatti, la risposta degli animalisti radicali con un cartello davanti alla chiesa

CAMPOSAMPIERO. Non potevano mancare i «100% animalisti» nella guerra dei cartelloni davanti alla chiesa di Rustega, dove il parroco don Marco aveva fatto appendere qualche giorno fa un cartello con la scritta «Non cani ma opere di bene» per protestare contro le troppe spese dei suoi «parrocchiani» per cani e gatti e la poca solidarietà nei confronti degli uomini in difficoltà.

«Vogliamo ricordare a don Scattolon che la sua azienda è talmente ricca, che potrebbe alleviare le sofferenze di buona parte degli umani bisognosi. Ma evidentemente don Marco è preoccupato per il calo delle offerte nelle casse della parrocchia – sottolinea il gruppo di animalisti radicali – In secondo luogo, leggiamo nelle sue dichiarazioni una vera fobia nei confronti degli altri esseri viventi, tanto che reinterpreta perfino le Scritture in funzione anti–animali. Rivendichiamo il diritto di usare il nostro tempo, le nostre energie e i nostri soldi a favore di chi vogliamo noi. Chi invece usa i soldi degli altri, dovrebbe rendere conto di come li impiega».

Nella notte così è apparso un cartello di protesta degli animalisti che ha coperto quello appeso dal prelato. (Asca)

 3 settembre 2012

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