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Caos pensioni, il conto verso il raddoppio. L’Avvocatura: buco di 5 miliardi. Ma la spesa finale è più alta. Rimborsi e adeguamento. L’ipotesi decreto legge

Dopo il verdetto della Consulta sull’adeguamento all’inflazione. L’ipotesi di un buco fino a 10 miliardi Allo studio un provvedimento per la restituzione a rate. La lente dell’Unione Europea sul deficit ROMA Colto di sorpresa dalla sentenza della Corte costituzionale, arrivata per giunta alla vigilia del ponte del Primo maggio, il governo si sta riprendendo dallo choc per una pronuncia che, sulla carta, potrebbe valere almeno 10 miliardi di euro sotto forma di rimborsi del mancato adeguamento all’inflazione per circa 6 milioni di pensionati, più una maggiore spesa per gli anni successivi difficilmente quantificabile.

La Corte, infatti, con la sentenza 70 depositata giovedì, ha dichiarato l’incostituzionalità del blocco della perequazione delle pensioni superiori a tre volte il minimo deciso col decreto salva Italia dal governo Monti alla fine del 2011 per i due anni successivi. Le pensioni superiori a 1.406 euro lordi (1.201,7 netti) nel 2012 sono così rimaste senza adeguamento ai prezzi, quell’anno e nel 2013. La Corte ha bocciato la norma e così andrebbero restituite a questi pensionati le somme non corrisposte con gli interessi. L’Avvocatura dello Stato aveva stimato in 4,8 miliardi di euro il valore del blocco. Ma questa somma andrebbe più che raddoppiata perché l’adeguamento all’inflazione resta incorporato nella pensione e quindi si trascina negli anni successivi. Bisognerebbe rimborsare quindi anche per il 2014 e 2015. Inoltre, andrebbe prevista una maggiore spesa per gli anni prossimi, dovuta al ricalcolo delle pensioni stesse e al fatto che i futuri adeguamenti all’inflazione avverranno su un importo pensionistico maggiore. Insomma, il «tesoretto» da 1,6 miliardi, sul quale il governo contava grazie al miglioramento dei conti pubblici, basterebbe appena per cominciare l’operazione che richiederebbe in realtà una manovra.

Tutto questo ragionamento, però, è sulla carta. Nel senso che il governo potrebbe con un decreto legge disciplinare l’esecuzione della sentenza con l’obiettivo di limitarne l’impatto sui conti pubblici. Potrebbe, per esempio, disporre intanto il ricalcolo delle pensioni con gli adeguamenti bloccati nel 2012 e 2013 mentre per gli arretrati avviare un rimborso a rate. Ma potrebbe anche prendere decisioni più drastiche, osserva l’esperto di pensioni Giuliano Cazzola, «disponendo per esempio una rimodulazione del blocco, facendolo restare solo sulle pensioni elevate, visto che la Corte ha bocciato la misura proprio perché colpiva anche quelle modesto». È evidente che in caso di applicazione limitata della sentenza il governo dovrebbe mettere in conto un nuovo contenzioso con la platea residua dei pensionati colpiti che finirebbe ancora davanti alla Corte costituzionale. Ma passerebbe qualche anno e non è detto che la Consulta, di fronte a una misura circoscritta alle pensioni più alte, boccerebbe la nuova legge.

Tutte queste valutazioni verranno fatte nei prossimi giorni tra Palazzo Chigi ministero dell’Economia, del Lavoro e Inps. Poi arriverà la decisione. Dai risvolti inevitabilmente politici, visto che il 31 maggio ci sono le elezioni regionali. Sale intanto il pressing dei sindacati per una applicazione integrale e immediata della sentenza.

Enrico Marro – Il Corriere della Sera – 3 maggio 2015 

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