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Regionali 2015. Salta una lista di Zaia, Forza Nuova in bilico. Depositate le candidature dei 7 aspiranti governatori e di 1.100 candidati consiglieri

Muraro è capolista di Tosi. In corsa molti sindaci (anche «col fucile»), Sara Simeoni, Bubola e una principessa. Un candidato presidente desaparecido , Gianluca Busato di Plebiscito.eu. Un altro cassato dai giudici di Venezia, Sebastiano Sartori di Forza Nuova. Una lista evaporata all’improvviso, quella «degli amministratori», che avrebbe dovuto sostenere Zaia. Non sono mancate le sorprese, nelle ultime ore dedicate alla presentazione delle liste per le elezioni Regionali del 31 maggio prossimo.

Dopo che si sono perse le tracce dell’indipendentista Gianluca Busato, mente del contestato referendum digitale dello scorso anno, gli aspiranti governatori rimasti in pista sono 6: l’uscente Luca Zaia (centrodestra), Alessandra Moretti (centrosinistra), Flavio Tosi (civiche di centro), Jacopo Berti (Movimento 5 Stelle), Alessio Morosin (Indipendenza Veneta) e Laura Di Lucia Coletti (Altro Veneto-Ora Possiamo, sinistra). Il settimo, Sebastiano Sartori (Forza Nuova, destra), al momento è sub judice . La Corte d’appello di Venezia ha infatti ritenuto irregolari quasi 500 firme in suo favore, ammettendone solamente 3.269, sotto la soglia minima di 3.500. Ora Sartori ha 24 ore di tempo per fare reclamo e, se lo farà, i giudici avranno 48 ore per dirimere la questione. Centinaia di firme sono state depennate anche agli altri unici due movimenti chiamati alla raccolta, il M5S e Indipendenza Veneta (che ha trascorso la notte tra giovedì e venerdì fuori dai tribunali, così da essere la prima a depositare gli incartamenti, come il vecchio Pci), ma nel loro caso la mole di firme raccolte, quasi 5 mila, ha permesso di ovviare al problema. Tutte le altre liste hanno invece beneficiato del «collegamento» con un gruppo già presente in consiglio regionale, escamotage previsto dalla legge elettorale che risparmia faticosi pomeriggi ai banchetti in piazza. E qui veniamo alla lista degli amministratori di Zaia, saltata a due giorni dal deposito con gran scorno dei candidati che già si erano attrezzati tra manifesti e santini. Avrebbe dovuto godere pure quella di un «collegamento» col gruppo «Zaia presidente» di stanza a Palazzo Ferro Fini, che però aveva già legittimato la lista omonima, provocando così un rebus giuridico: troppo alto il rischio di ricorsi, alla fine è stato lo stesso Zaia ad ordinare lo stop: «Non voglio finire come Cota in Piemonte».

Tant’è, i candidati consiglieri in ogni caso non mancano: sono 1.100 per 49 posti a sedere (cui si aggiungono il governatore vincente e il primo dei suoi sfidanti), con una rigorosa alternanza uomo-donna che in più di un caso ha costretto i partiti alla disperata ricerca di un nome «in rosa». Zaia e Moretti sono sostenuti da 5 liste ciascuno, Tosi ne piazza addirittura 6, tutti gli altri si accontentano di una soltanto. Il «grande fiume» della maggioranza che nel 2010 sospinse Zaia alla vittoria si ripresenta disperso tra mille rivoli, diviso com’è tra chi è rimasto fedele al governatore (7 assessori uscenti su 11, tra cui «le macchine da voti» Giorgetti, Bendinelli, Donazzan e Coppola, mentre i consiglieri superstiti sono appena 17 su 37), chi ha seguito Tosi (il vice presidente Zorzato e gli assessori Conte e Stival) e chi s’è buttato con Moretti (come l’ex bossiano di ferro Bozza). Frastagliata anche la galassia indipendentista, incapace (come al solito) di trovare un candidato unitario: c’è Morosin, è vero, con al suo fianco Padovan della Life e Chiavegato dei «forconi», ma pezzi importanti del mondo venetista gli hanno preferito Zaia (a cominciare da Comencini), Moretti (con lei Panto, già candidato presidente col Partito nasionae veneto nel 2010) e Tosi (ha dalla sua Unione Nord Est).

C’è poi chi ha deciso di mollare e non si è ricandidato, come l’assessore all’Agricoltura Manzato, il presidente del consiglio Ruffato (che lascia campo libero a Zorzato su Padova) o i capigruppo dei principali partiti a Palazzo Ferro Fini, da Caner (Lega) a Cortelazzo (Fi per il Veneto), da Padrin (Fi, ora con Tosi) a Tiozzo (Pd). Molti i sindaci che si mettono in gioco, soprattutto con Zaia (Forcolin di Musile e Serena di Villorba, oltre a svariati primi cittadini del Padovano) e con Moretti (tre per tutti: Conte di Quarto d’Altino, Bertoncello di Portogruaro e Piva di Este), scorrendo i nomi s’incontrano anche un giovanissimo, Alessio di Altro Veneto, classe 1996, 4 di origine straniera (El Mohajir di Veneto Nuovo, Jahangiri di Altro Veneto, Chabib della lista Tosi e Radulescu di Forza Italia) ed una principessa, Anna Carmen Calabria Cilento d’Hauteville, «Sua Altezza Imperiale e Reale», erede della casata degli Svevi. La candida Forza Italia a Verona. Gioco delle coppie: corrono per Zaia l’ex presidente della Provincia di Belluno Bottacin e il sindaco di Miane Colmellere, con Tosi il fondatore di Razza Piave Lorenzon e la consigliera trevigiana De Zanet. A proposito di Razza Piave: il presidente della Provincia di Treviso Muraro, dopo lungo balletto, alla fine ha deciso ed è capolista di Tosi. Col sindaco di Verona, oltre alla sorella Barbara, anche l’ex direttore di Avvenire Boffo mentre non c’è l’ex forzista Teso, sparito all’ultimo dalla lista «del fare». Al suo posto, a Venezia, c’è Malgara, figlio dell’ex patron della Chiari & Forti e fondatore dell’Auditel.

Col governatore uscente, oltre agli Zaia Boys di Treviso (come Pettenà o Busolin), si rivedono acerrimi nemici di Tosi come Montagnoli, oltre al proprietario dell’Hotel Ferrovia di Calalzo Mondin, che per anni ha ospitato Bossi per le vacanze estive. A Padova derby tra i fedelissimi di Bitonci Marcato, Pan e Boron, e sfida fratricida sarà anche a Verona tra i forzisti Giorgetti e Bendinelli. In Fratelli d’Italia rispunta Berlato e fa capolino Formaggio, il sindaco «anti rom» col fucile sotto il cuscino. Tornano in pista anche Bettin e Pettenò, ovviamente con Moretti, che potrà contare pure su Simionato e Agostini, ex della giunta Orsoni travolta dallo scandalo Mose. La candidata del Pd è senza dubbio quella che, tra gli outsider, schiera i nomi più curiosi: ci sono l’ex primatista del salto in alto Simeoni, il cantautore Bubola, il giornalista autonomista Gandi, l’ex direttore dell’agenzia per l’Agenda digitale Poggiani e Roveri, ragazza simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

Nessuna sorpresa, infine, nel M5S: i nomi li avevano decisi già a fine ottobre, con le «Regionalie» sul blog di Grillo.

Marco Bonet – Corriere del Veneto – 3 maggio 2015 

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